«Ti piace eh? Il cazzo di tuo fratello... Ti piace eh, sorellina?»
«Sempre» mugolò lei e lui prese a muoversi più velocemente.
Alla parola "cazzo" Chiara si allarmò, non aveva capito subito cosa stessero facendo, si voltò ma appena oltrepassato il muro si fermai rapita dalle parole della cugina «dai, scopami forte, ti prego, sfondami la fica».
Era un linguaggio volgare, insolito ma attirò la sua attenzione.
«Che troia sei, sorellina. Vuoi che il tuo fratellone ti fotte la fica, vuoi godere vero? Dimmelo, troia, vuoi che tuo fratello ti faccia gridare di piacere? Dillo come piace a me!»
«Oh sì, d*o po**o! Sbattimi dentro il tuo cazzone fratellone, fammi impazzire!»
Le ultime parole le disse con un acuto. Lenta si sporse oltre al muro, come una spia, e vide che ora il cugino si spingeva con forza contro la sorella. Sapeva cosa stavano facendo: sesso. Era stravolta perché sapeva che quello era più di un gioco da grandi come quello che lei e lui facevamo. Quello era il modo di unirsi tra marito e moglie!
Dopo un paio di minuti la cugina urlò e lui la incitò «oh, sì, godi con il mio cazzo nella tua fica! Troia pervertita! Stai avendo un orgasmo mentre tuo fratello ti scopa. d*o cane ti sborro dentro, oh cr**to porco... Oh»
Appena si mossero lei si ritraesse, scivolò verso la porta ma prima di uscire sentì dire «tranquillo ho finito il ciclo cinque giorni fa, dovrei essere sicura. Ma la prossima volta...»
«Se imparassi ad ingoiare ti verrei in bocca, sai che odio sborrare per terra»
«Sai che mi fa schifo!» si lamentò lei. Fu l'ultima cosa che sentì prima di uscire dal bagno.
Si rifugiò nel frutteto, scioccata e anche delusa: aveva pensato di essere speciale per suo cugino, invece...
Per qualche giorno non andò in bagno quando lui entrava per la doccia, anche se... le mancava quel loro momento complice. E le mancava anche il sapore del suo "latte" sulla lingua. Era arrabbiata ma... Le mancava. Alla fine lui la cercò.
Erano i primi di settembre e con la scusa di fare un regalo per il quattordicesimo compleanno della sorella, andò a prenderla a casa e la portò via con il benestare dei genitori.
Ovviamente non andarono in nessun negozio, la portò nei campi, parcheggiò su una stradina in mezzo al nulla.
La interrogò sulle sue assenze e alla fine lei gli confesso di averlo visto con la sorella. Si fece pensieroso ma poi disse «avrai capito che non è una mia magia, ma che tutti gli uomini fanno "il latte", sborrano. Ecco... La sborra fa male tenerla dentro, specialmente quando si è giovani come me. Il fatto è che tu sei troppo piccola per fare quello che faccio con Roberta.»
Chiara fraintese e si sentì offesa: non era piccola! Quel pensiero però la confuse, non si sentiva piccola, ma non era di certo pronta a fare quello che li avevo visti fare! Quella consapevolezza le fece capire che forse era davvero troppo immatura per lui.
Aveva sentito dire quelle porcate dalla cugina, lei non era pronta nemmeno per quello.
Era lì imbronciata sul sedile e lui le accarezzò la guancia.
«Un paio di anni e poi sarai pronta.»
«Come fai a saperlo?» chiese stupidamente, dubitando potesse "vedere il futuro".
«Stai crescendo e il tuo corpo maturando. Ora sei troppo piccola per il mio uccello, ma tra un paio di anni sarai perfetta e allora potrai essere davvero la mia ragazza!»
Non c'è che dire, sapeva che cosa dire, che parole usare. Lui le piaceva da morire: aveva gli occhi chiari, non verdi e non azzurri ma grigi con scaglie più scure; ciglia folte e lunghe che gli davano uno sguardo così intenso... E poi era più grande, un adulto ai suoi occhi e le stava dicendo che la voleva come sua ragazza, come fidanzata!
«Ora è Roberta la tua ragazza?»
«No! Ora lei mi aiuta, come mi aiuti tu. Tu usi la tua boccuccia a cuore e lei un'altra parte del corpo, e lo facciamo solo perché lei è più grande e non le faccio male. Ma quando potrò farlo con te... Lei non mi servirà più e tu sarai la mia ragazza. L'unica. Guarda cosa mi fai è solo perché mi sei vicina» si sbottonò i pantaloni e il pisello balzò fuori, finalmente libero. Chiara senti un formicolio tra le gambe e in fondo alla pancia e non resistette, glielo prese in mano. Nei mesi passati le aveva insegnato come fare e lei cominciò a fargli una sega. Davide spostò il sedile più indietro e si allungò lasciandole spazio, lei si chinò per prenderlo in bocca.
«Oh, sì brava. Senti com'è duro? È solo merito tuo! Tu me lo fai diventare di pietra. Anche quando devo scopare Roberta, penso a te.»
Diede due succhiate profonde poi si tirò su per guardarlo: aveva quell'espressione stralunata ed eccitata e osò chiedergli «poi scoperai me come ti ho visto fare con lei?»
Sentì il cazzo battere nel suo palmo, come se il suo cuore si fosse spostato lì.
Pensò che il pensiero di loro due insieme, come coppia, lo avesse emozionato a dismisura, in senso romantico e ne fu compiaciuta, tanto che si rituffò a bocca aperta sul suo uccello.
Lui disse delle cose che nulla avevano di romantico, tipo "dio, hai parlato sporco e quasi sborravo. Ah mi basta immaginarti a pecora e, cazzo, mi viene durissimo. Oh sì, non vedo l'ora di sverginarti, ah... Ti sfondo il fighino e poi lecco il sangue, ah!" Ma lei era troppo concentrata sul futuro come sua fidanzata che non sentì la volgarità di quelle parole.
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