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Erotika
L'amica speciale 3
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Racconto14 min di lettura

L'amica speciale 3

Un favore che si trasforma in piacere

Qualchetrasgressione
1 anno fa · 868 letture · 0

Il giorno seguente, come ogni mattina, passai da casa sua per andare a scuola ma sua madre mi disse che la mia amica era indisposta.

Andai a scuola con la certezza che fosse in quello stato per colpa di mio padre, per quella scopata violenta.

Dopo scuola passai da lei per portarle gli appunti della sua compagna di banco e, salita in camera, da sole, ebbi la possibilità di chiederle quale fosse il suo problema.

Abitava in una villetta a schiera con i garage a dividere le proprietà. Le camere da letto erano all'ultimo piano, sotto c'era la zona giorno e, al piano terra, l'ingresso del garage e una tavernetta.

La sua famiglia era dedita al risparmio in maniera maniacale, tanto che vivevano in taverna. Il piano di mezzo era inutilizzato, se non il salotto con il divano e il televisore.

La porta era socchiusa ma c'eravamo solo noi su quel piano, quindi lei parlò liberamente.

«Ieri ho incontrato il tipo, sai quello più grande» eccola lì la verità.

Lei era ancora a letto, sotto le coperte, in pigiama. Io mi accomodai sulla poltroncina della scrivania, ai piedi del letto.

«Abbiamo avuto un rapporto un po' troppo irruente e ho avuto dolori per tutta la notte.»

Fingendo di non sapere, chiesi quali sintomi avesse e le consigliai dei lavaggi vaginali che avevo usato io, in passato.

Abbassò lo sguardo e si morse il labbro. Una delle sue mani si ritirò sotto le coperte.

«A lui piace altro e io gliel'ho concesso.»

Ancora finsi di non capire e indagai.

«Me lo mette dietro... Nel culo.»

Finsi di essere stupita e strabuzzai gli occhi.

«Ma non fa male?»

«Sì, soprattutto quando me lo mette dentro a tradimento, come ieri. Ma poi... Dio è una sensazione incredibile! Ho continui orgasmi.»

«Ma se ti fa così male come può piacerti?»

«Credo che mi piaccia la situazione. Te l'ho detto è più grande, impegnato e fa salti mortali per incontrarmi.»

Notai il braccio nascosto sotto le coperte muoversi leggermente e mi venne il sospetto si stesse toccando, eccitata dal parlare così apertamente con la figlia dell'uomo che si scopava. Il fatto che fossimo amiche, ero certa, fosse un valore aggiunto.

Mi stupì provare lo stesso piacere. Lei ignorava io sapessi, questo rendeva possibile quelle rivelazioni. Da lati opposti eravamo attratte dallo stesso piacere, con emozioni simili ma diverse.

«Quanti anni ha?» chiesi e lei mi fissò silenziosa.

«Dici che è più grande e impegnato. È sposato? Ha più di trent'anni?»

«Perchè lo vuoi sapere?»

«Mi intriga. Sono un po' scioccata perché io non credo riuscirei ad entrare nemmeno così in confidenza con uno tanto più grande. Ma mi piace quando parli di lui.»

«Lo conosco da un po' e abbiamo sempre scherzato» s'interruppe probabilmente sicura di aver detto troppo e aggiunse «quando vado a prendere il pane, lo incontro spesso».

Dal panettiere lavoravano due uomini e un ragazzo. Che brava era stata a trovare subito una via di fuga.

«Sono due fratelli quelli della panetteria» dissi seguendo la sua direttiva anche se sapevo fosse sbagliata.

«Non ho detto che lavora in panetteria. E non posso dirti chi è, dai.»

«Perchè lo conosco.» Lei non mi smentì.

«Ma non mi interessa sapere chi è. Vorrei solo saperne di più: come è iniziata?»

Ancora mi guardò e il suo braccio si mosse.

«Mi ha dato uno strappo una sera che pioveva. Ha parcheggiato davanti casa ma veniva giù il diluvio e ha spento il motore per aspettare che spiovesse. Mi ha chiesto se uscivo con qualcuno e io mi sono lamentata dei ragazzi e lui ha detto che dovrei cercare qualcuno più maturo se voglio una storia più seria. Per ridere gli ho chiesto se era disponibile e lui mi ha detto che purtroppo non può darmi una relazione seria alla luce del sole, ma che se volevo potevo avere altro. Quando ho chiesto cosa mi ha preso la mano e se l'è messa sul cazzo. Dio era duro e così grosso. Ho stretto la mano e lui ha fatto un verso che mi ha preso di testa. Mi ha chiesto se volevo un assaggio e ho detto di sì. Ero ad un metro dal mio cancelletto ma non si vedeva nulla fuori dal finestrino e lui si è aperto i pantaloni e il cazzo è saltato fuori.»

Vidi la scena nella mia testa, le sue espressioni del viso e il tono lascivo della sua voce: lei sapeva essere molto sensuale, questo lo invidiavo. Quando parlava con qualcuno, un maschio, era come se flirtasse, le veniva naturale.

Pensando a quella situazione, la mia parte timorosa e calcolatrice fu lì per chiedere cose tipo "ma non eri spaventata? Davanti a casa? E se tuo padre ti avesse vista? se chiunque vi avesse visti?" Ma la parte eccitata chiese «Cos'hai fatto?»

Si leccò le labbra e disse «Mi sono piegata e l'ho preso in bocca.» Sgranai gli occhi e di nuovo immaginai la scena e vedere le sue labbra ingoiare il membro duro mi fece prudere la fica. Avevo il bisogno di toccarmi ma non potevo, mi limitai ad accavallare le gambe nel tentativo di strizzare il clitoride.

«Lui non se lo aspettava, me lo disse poi. Non era nemmeno sicuro lo avrei toccato.»

Non mi sorprese sentire quella cosa: quale uomo può aspettarsi che una ragazza si getti a capofitto sul suo cazzo, la prima volta che lo vede, senza aver insistito almeno un poco?

«Invece gli feci un pompino, un signor pompino. Venne in due minuti e mi disse che non gli era mai successo.»

«In bocca?» chiesi stupita. Raramente permettevo al mio ragazzo di venirmi in bocca e lei lo aveva fatto ad uno al primo approccio?

«Si, anche perché lui mi teneva la mano sulla testa. Mentre stava venendo mi ha bloccato lì.» Saperla costretta a fare una cosa del genere mi eccitò ulteriormente, strinsi le cosce e mi mossi, in cerca di piacere.

«E non ti ha dato fastidio?»

«Un po' ma ho capito presto che lui fa quello che vuole, come vuole. Se non mi va bene, amen. A lui non mancano le possibilità di trovare ragazze.»

Quelle parole mi diedero fastidio: cosa voleva dire? Io mi ero convinta che tra loro ci fosse quello che c'era perché lei si era proposta o perché, comunque, lui aveva intravisto la possibilità, non che lui fosse abituato a tradire mia madre con altre ragazze.

«E non ti dà fastidio?» chiesi ancora, incredula e nervosa.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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