La ragazza si chiamava Silvia, era stata liberata dal fidanzato che era passato da lei prima di andare al lavoro in discoteca, non voleva andare in ospedale ma ce la portarono lo stesso, nei giorni successivi scoprirono che il DNA era lo stesso di due settimane prima, era un violentatore seriale, non sapevano molto di lui, se non che era alto, questa volta aveva un casco da moto in testa, quindi girava con quella e usava i fiori come scusa, chissà, magari gli piacevano, ancora nessuna impronta utile in casa.
Sapevano che aveva usato delle orchidee e girarono i fiorai della città per trovare il negozio dove le aveva comprate, lo trovarono dopo tre giorni ma aveva il casco in testa quando le aveva comprate, guardarono le telecamere in zona per vedere di individuarlo con la moto ma niente da fare, ancora nulla di fatto.
Dopo 5 mesi e un'altra decina di ragazze stuprate Laura era ancora in alto mare nessun nuovo indizio, i superiori la stavano pressando, una giornalista aveva annusato la notizia e aveva pubblicato un paio di articoli, la cosa aveva aumentato la pressione su di lei anche perché era stato fatto il suo nome.
L’ultima vittima fu proprio la giornalista del Tempo, il violentatore si stava prendendo gioco di lei e della polizia la sua depressione aumentò.
Ci furono due mesi di stasi, nessun nuovo caso, la cosa fu positiva perché non ci furono nuove vittime e lei continuò ad occuparsi di altri casi che risolse brillantemente.
I suoi genitori avevano comprato una villetta a schiera ad Opera, vicino Milano, aveva un bel giardinetto sia davanti che sul retro, nonostante la vicinanza alla città era la sua oasi di tranquillità, la domenica andava a correre fino ad arrivare al golf di Noverasco e ritorno, si teneva in forma così, era appena tornata, dopo la doccia, in accappatoio, si stava godendo un calice di chardonnay ascoltando un disco di Nina Simone, qualcuno suonò il campanello, chissà chi rompeva la domenica prima di pranzo, al cancello un uomo con un cappellino da baseball e dei volantini in mano, gli aprì per farlo arrivare al portico davanti alla porta d’ingresso, non poteva uscire così in accappatoio
- Buongiorno, mi dica
- Mi perdoni, ho perso il mio cane, sto distribuendo dei volantini, magari l’ha visto
- Mi faccia vedere anche se non ho visto cani da soli in giro
Un colpo forte alla testa, forse con uno sfollagente, cadde a terra svenuta, l’uomo chiuse la porta trascinandola all’interno, in soggiorno solo poltroncine imbottite, niente sedie, la portò in camera da letto, dovette usare delle corde per legarla alla testiera del letto, le caviglie ai piedini alla base, non c’era pediera, il suo corpo appoggiato con la pancia al materasso con le gambe che toccavano terra, l’accappatoio buttato sul letto, lui le mise anche del nastro sugli occhi perché sopra la testiera c’era un grande specchio, la poliziotta non era niente male, si sarebbe divertito, le passò l’uccello sulle labbra ma prima che potesse metterglielo in bocca lei dette segni di risveglio, allora le mise del nastro anche sulla bocca e tirò fuori il coltello dalla borsa, non poteva farglielo vedere, aveva gli occhi bendati, allora le sussurrò all’orecchio mentre le passava la fredda lama sul corpo nudo
- Lo senti il mio coltello? Potrei affettarti cominciando dai capezzoli, non vuoi che lo faccia vero?
Lei scosse la testa, proprio a lei, a casa sua, non aveva paura, solo la rabbia cresceva in lei, sentiva la lama percorrere il suo corpo, passare sulle sue cosce, qualcosa la penetrò leggermente, doveva essere l’impugnatura, poi fu la volta del cazzo dell’uomo che, invece, affondò dentro di lei fino in fondo, le mancò il respiro tanta fu la violenza dell’affondo, poi cominciò a scoparla con la stessa veemenza, era steso sulla sua schiena e le stringeva i seni tormentandole i capezzoli che, anche se non voleva erano diventati durissimi e gonfi, sentì il suo sperma caldo inondarle la vagina unendosi al suo orgasmo, poi rimase immobile quando lui si sollevò dalla sua schiena, qualche minuto di silenzio, nessun rumore, sapeva che non se n’era andato
- Ho trovato un bel cetriolo nel tuo frigo, facciamo un gioco?
Si sentì penetrare di nuovo, era freddo e duro, lui lo manovrava avanti e indietro, poi lo lasciò piantato nella sua figa e lei sentì le sue mani che allargavano le sue chiappe e poi un dito che si infilava nel buchino
- Uhhh non l’hai mai fatto, beh, adesso provvediamo
Sentii il suo uccello premere contro il buchino del suo sfintere forzandolo ad allargarsi, le lacrime rigarono il suo volto per il dolore mentre la penetrava, poi la scopò con violenza, ad un certo punto le strappò il nastro dalla bocca e lei l’aprì per respirare, un primo schizzo le colpì il palato seguito da un fiume di sperma, le stava premendo i lati del naso con le dita costringendola a deglutire ed ingoiare il suo nettare, poi le rimise il nastro sulla bocca, le tolse il cetriolo dalla figa e sentì la sua lingua che cominciava a leccarla, poi due dita le si infilarono dentro mentre con veloci colpi della punta della lingua solleticava il suo clitoride, smise quando lei venne di nuovo con un orgasmo impetuoso, ma era di nuovo eccitato e ricominciò a scoparla con il suo uccello grosso e nodoso.
Poi tutto finì, in lontananza sentì dopo qualche minuto una moto allontanarsi e chiuse gli occhi singhiozzando.
Tirò le corde fino al punto di spaccare la testiera del letto e riuscì a sciogliersi togliendo anche il nastro dalla bocca e dagli occhi, poi si ficcò sotto l’acqua calda della doccia sedendosi sul piatto, rimase lì fino a quando l’acqua dello scaldabagno finì e divenne fredda, non avrebbe detto a nessuno quello che era successo lì ma avrebbe continuato a cercarlo, solo che adesso, arrestarlo non le sarebbe più bastato.
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34 anni single per scelta
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