La ragazza era molto bella, bionda, capelli lunghi ondulati, alta, un bel seno ed un culetto alto e pareva sodo, doveva avere circa 25 anni, faceva la commessa, viveva sola, l’aveva seguita per due settimane, quella sera sarebbe stata quella giusta.
Spinse il pulsante del citofono
- Chi è?
- Buonasera, devo consegnare dei fiori
- Salga, terzo piano
Era un bel mazzo di rose rosse, una dozzina
- Belle, chi le manda?
- C’è un biglietto signorina
Lei fa per prenderli, un pugno ben assestato alla tempia e crolla svenuta, chiudo la porta, lascio i fiori su una consolle nell’ingresso, nel soggiorno trovo quello che mi serve, una sedia robusta. La rovescio all’indietro e con le fascette e le corde che ho nello zaino la lego dopo averla spogliata, sì, il culetto è bello sodo come pensavo, è in posizione, è ancora svenuta, le apro la bocca e ci infilo il mio cazzo, la scopo praticamente in bocca finchè è bello duro, poi le metto un pezzo di nastro davanti alla bocca, si sta risvegliando, stando dietro di lei mostro il coltello, la sento tremare, lacrime le rigano le guance, mia piace quando piangono, mi eccita la cosa, ha una bella figa depilata, le allargo le grandi labbra con due dita, ci infilo l’uccello con un unico affondo, è stretta come piace a me, comincio a scoparla con forza, dapprima lentamente e profondamente, poi sempre più veloce, sento che singhiozza mentre la riempio con il mio sperma caldo, devo farmi un caffè, in cucina ha una macchinetta automatica a cialde, la accendo per farla scaldare, si, non è male, una buona miscela, la guardo legata mentre sorseggio il caffè, davvero un bel culo, le allargo le chiappe e, nel solco, faccio strisciare il mio cazzo che ricomincia ad indurirsi, lei sta pisciando sul tappeto, pioggia dorata, scuote la testa facendo cenno di no mentre le allargo ancora le chiappe e punto il mio cazzo al suo buchino posteriore, non sembra sia mai stato violato, comincio a spingere, lei si irrigidisce mentre la penetro, le sussurro di sciogliersi, le farà meno male, ma in effetti non mi importa, comincio a scoparla nel culetto, devo trattenermi, non voglio venire troppo in fretta, anche lei sta godendo, è una reazione naturale, mentre la scopo la sculaccio, la mia sborra irrompe come una valanga nel suo sfintere, è stato estremamente piacevole, avevo lasciato la macchinetta accesa, mi faccio un altro caffè, sempre da dietro controllo i legami poi mi rivesto, riprendo le mie rose e me ne vado.
La ragazza è a letto in una stanza singola della Clinica Mangiagalli, un poliziotto fuori alla porta, l’ispettrice Laura Bonvini la sta interrogando, aiutandola a ricordare, le hanno già fatto il kit antistupro ricavandone il DNA, poi l’hanno visitata, solo qualche escoriazione interna, un bernoccolo e i segni delle fascette e delle corde, che passeranno presto, non ricorda molto, solo il fatto che l’uomo aveva un cappellino da baseball ed era molto alto, lei dice quasi due metri, ricorda il coltello, grande, con la lama seghettata e nient’altro, l’ispettrice pensa di riprovare tra un paio di giorni, magari salterà fuori qualche altro particolare, in casa nessuna impronta particolare, nel lavandino due tazzine da caffè ma senza nessuna impronta utile, se ci aveva bevuto il DNA l’avevano già.
Laura era in polizia da 10 anni, aveva 32 anni, mai sposata se non con il suo lavoro, si occupava di crimini sessuali da 5 anni, per la maggior parte ad opera di extracomunitari o di familiari, questo però era un criminale metodico, non agiva per un impulso, non sarebbe stato facile, nonostante il DNA catturarlo.
Era stata una giornata pesante, tante consegne con il suo furgone, girando per uffici ed aziende veniva a sapere molte cose sulle persone che incontrava, bastava tenere le orecchio aperte, aveva adocchiato una bella rossa con i capelli corti e un fisico da urlo, aveva un fidanzato che lavorava come DJ in una discoteca, prendeva la metropolitana per andare e venire dal lavoro, viveva in periferia in zona Ripamonti, tutti i giorni prendeva prima il tram 24 e poi la metro all’andata, viceversa al ritorno, seguendola mentre faceva la spesa il sabato aveva scoperto che aveva un gatto, la sua era una vecchia casa singola con il portoncino su strada, dai suoi sopraluoghi aveva visto che nell’arco di 500 metri da tutti i lati non c’erano telecamere, avrebbe comunque coperto la targa della moto.
Aveva comprato una scatola di orchidee, gli piacevano i fiori, suonò il campanello, lei gli aprì in tuta da ginnastica
- Sì? Mi dica
- Dei fiori per lei signorina
Un sorriso le si allargò sulla faccia
- Grazie
- Mi servirebbe una firma
- Certo, ha una penna?
- Eccola
- Aspetti, prendo la borsa
Appoggiò la scatola su una sedia e staccò una borsa da un appendiabiti nell’ingresso, lui fece un passo verso l’interno, si guardò alle spalle e, quando lei gli si avvicinò con il borsellino in mano la colpì alla tempia, crollò subito a terra, chiuse la porta a chiave e la trascinò in soggiorno, trovò una sedia molto robusta e ce la legò dopo averle tolto la tuta e la biancheria, una leggera peluria rossa le incorniciava la figa, qualche lentiggine sul seno, le aureole dei capezzoli larghe su un seno pieno e sodo, secondo il suo modus operandi, le mise l’uccello in bocca scopandola fino a quando divenne abbastanza duro, poi le mise il nastro davanti alla bocca, al risveglio lei non pianse, si dimenò cercando di liberarsi e lui le mostrò il suo coltello, si calmò subito, passandole la lama sulla guancia e poi sul seno la sua eccitazione crebbe, adesso era pronto, la penetrò nella figa con forza, era sempre stato fiero del suo uccello grosso e nodoso, del resto era in linea con il suo fisico, era alto un metro e novantacinque per novanta chili di peso, lei ebbe un orgasmo dopo una decina di minuti che la stava scopando, lui resistette ancora qualche minuto prima di riempirle la vagina con la sua sborra, poi si guardò intorno, niente macchinetta automatica del caffè, trovò però una moka in uno sportello di un pensile, dopo qualche secondo di ricerca trovò anche il caffè, una buona miscela, Kimbo, mentre aspettava la accarezzò, la schiena, il sedere, le cosce, aveva davvero un bel fisico, probabilmente faceva ginnastica, il caffè era ottimo, le mise un dito nel sedere, lei ebbe uno spasmo, continuò mettendone due, non era la prima volta per lei, avrebbe voluto continuare per vedere se riusciva ad infilarci tutta la mano ma ormai aveva il cazzo pronto, preferiva scoparla penetrandola con quello, le mani che la stringevano forte sulle spalle e i suoi affondi violenti e profondi, passandole le dita sulle guance scoprì le lacrime, non erano di paura ma di dolore, ancora più eccitante, stavolta il suo sperma finì sulla sua schiena e lei ebbe un secondo orgasmo, se avesse avuto tempo l’avrebbe scopata ancora, il caffè ormai era tiepido ma lo bevve lo stesso, poi si rivestì, infilò anche il casco, riprese le orchidee che appena uscito mise nel bauletto della moto e partì.
