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il vizio del gioco
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Racconto13 min di lettura

il vizio del gioco

una giovane donna combattuta tra amore per il marito e il proprio futuro

sandra
8 mesi fa · 1.2k letture · 3

Era disgustoso, sudato ma mi feci forza, era grosso come la sua pancia

-          Bello grosso eh? Carlo ce l’ha così? non credo

Era davvero grosso e nodoso, sarà stato almeno 17/18 centimetri ed era diventato durissimo tra le mie labbra, dovevo tenere aperta la bocca al massimo per il suo diametro, respiravo solo con il naso tanto mi riempiva la bocca.

Si alzò dalla poltrona togliendomi il suo cazzo dalla bocca era teso in avanti come un palo, puntando leggermente verso l’alto

-          Mettiti in ginocchio sulla poltrona, adesso ti scopo Angela

Restai sempre a terra in ginocchio

-          Vuoi aiuto?

-          No no

Mi misi in ginocchio sulla poltrona reggendomi con le mani alo schienale e chiusi gli occhi, sentii le mie mutandine strapparsi e le sue mani grandi e grasse accarezzare il mio sedere, poi mi allargò un po’ le gambe e puntò  il suo cazzo alle mie grandi labbra ed iniziò a spingere

-          Ahhh bella stretta, come piace a me, e pure depilata, porcellina

Mi sentivo la vagina riempita, cercai di allargare le ginocchia il più possibile e a non pensare a quello che stavo subendo, poi cominciò a scoparmi e con le mani mi strinse il seno strappandomi anche il reggiseno, era molto forte anche se grasso, i suoi affondi erano violenti, lo sentivo sbuffare ma il mio corpo reagì naturalmente e dopo una ventina di affondi ebbi un orgasmo

-          Sapevo ti sarebbe piaciuto cara

Continuò a scoparmi fino a quando, dopo un ultimo colpo, sentii il suo sperma caldo sul sedere e le sue mani passare dal mio seno alle mie spalle, poi si sfilò dalla mia figa dolorante.

Lui si sedette sul divano dietro di lui ed io mi girai e sedetti sulla poltrona dove ni aveva scopato tirando su le gambe per coprirmi, avevo le lacrime agli occhi, non me ne ero neppure accorta.

-          Non piangere, non mi piace vedere una donna piangere, vai a metterti a letto, la notte è ancora giovane

Avevo ancora le scarpe ai piedi, le tolsi prima di salire sul letto e coprirmi con il lenzuolo, lui andò in un'altra stanza, penso il bagno, perché ne uscì dopo una ventina di minuti in accappatoio, enorme come lui, se lo tolse e si infilò al mio fianco sotto il lenzuolo, il letto cigolò per lo sforzo, i due “ragazzi” erano sui divani e stavano dormicchiando.

Lui scoprendosi mi prese per i capelli tirandomi la testa verso il suo inguine per farsi fare un altro pompino, ci volle una mezz’ora prima che il suo cazzo svettasse verso l’alto come un obelisco, mi faceva male la mascella

-          Forza, vienimi sopra

Scalai quella montagna di grasso e dovetti allargare le gambe al massimo per cavalcarlo, il suo cazzo scomparì inghiottito dalla mia figa, adesso le sentivo davvero fino in fondo.

Con le mani appoggiate sul suo petto facevo su e giù scopandomi da sola e godendo dopo poco, continuai aiutata dalle sue mani sui miei fianchi fino a quando il suo getto caldo, questa volta, riempì la mia vagina, poi mi lasciai andare sopra di lui. Mi spostò come se fossi leggerissima e poi disse

-          Adesso dormiamo un po’, sono stanco

Si addormentò quasi subito cominciando a russare ed io gli girai la schiena chiudendo gli occhi ma senza riuscire a dormire.

Li riapro all’improvviso pèerchè mi mettono del nastro adesivo davanti alla bocca e 4 mani mi sollevano di peso dal letto, sono i due “ragazzi”mi lasciano per terra sul tappeto a pelo lungi davanti ai divani legandomi i polsi dietro la schiena con una fascetta di plastica, poi, mi scopano a turno, mi manca il fiato dalla vioneza del loro affondi ma, anche con loro, il mio corpo reagisce godendo penso sia finita ma non è così. , mi mettono a pancia sotto, mi allargano le gambe e  mettono un cuscino sotto la pancia, poi prendono a turno il mio culetto, l’ho concesso a Carlo solo un paio di volte all’inizio del nostro matrimonio, li sento sbuffare per la fatica mentre mi inculano ma sento il loro sperma riempire il mio sfintere una volta liberato dai loro cazzi, il tutto è durao non più di un ora, il sedere mi brucia e la pancia mi fa male, mi liberano i polsi e mi mostrano un lungo coltello a serramanico prima di togliermi il nastro dalla bocca, vado nella stanza da bagno a fare una doccia e mi lascio andare sul piaqtto per terra sotto lo scroscio dell’acqua calda, poi mi asciugo e torno a sdraiarmi sul letto

I “ragazzi” ci portano la colazione a letto e poi escono dal capannone, il grassone ha voglia di scopare di nuovo, stavolta, dopo il solito pompino mi fa mettere alla pecorina sul letto e mi penetra da dietro, devo reggermi alla testiera del letto per resistere ai suoi colpi, i miei gemiti sono anche per il dolore che sento, non solo per il piacere che, comunque sto provando.dopo pranzo ed un’altra scopata mi dice di andare in bagno a sistemarmi che sarebbe arrivato mio marito, mi ci volle un po’ per sistemamri il trucco con quello che avevo nella borsa, poi mi rivestii senza la biancheria che era stata ridotta a brandelli ed aspettai.

Carlo arrivò verso le 6, in uno zainetto aveva i soldi, il grassone li contò. 15.000 euro

-          Sei un uomo fortunato, tua moglie ha insistito per pagare lei gli interessi del debito, non scopa niente male e fa dei pompini fantastici

Carlo non risponde neppure, mi prede per una mano e usciamo, un taxi ci aspetta, arriviamo a casa senza parlare, appena entrati mi dice

-          Mi spiace

-          Ti spiace? Finisce qui Carlo, devi andaartene, voglio il divorzio, vai via, ti faccio trovarfe le tue cose davanti alla porta.

Quando uscì me ne andai a letto poi al mattino chiamai il fabbro per sostiruire la serratura, avvisai in ufficio che non sarei andata poi cominciai a girare casa e a raccogliere le cose di Carlo, misi fuori dalla porta due valigie ed un borsone e sperai le prendesse senza suonare il campanello e così fece.

Ci misi due mesi prima di uscire con qualcuno, un collega dell’ufficio che, da tempo, mi faceva il filo, fu una bella cena, mi trovai bene, era simpatico, la cena terminò nel mio letto, fu molto dolce ed affettuoso e non avrei mai pensato avesse un cazzo decisamente notevole, passammo tutta la notte insieme, lo considerai un nuovo inizio, la mia vita sarebbe cambiata, ci volle un po’ ma divorziai da Carlo, cambiai lavoro e casa ed anche città e per i miei trent’anni mi sono concessa un bel viaggio a Cuba sole, mare e sesso, 15 giorni splendidi.

 

 

 

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Scritto da
sandra

34 anni single per scelta

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