il vizio del gioco
Mio marito ha un brutto vizio: il gioco, che siano gratta e vinci o partite di poker o scommesse sui cavalli a lui non importa, gli basta giocare, si è quasi giocata del tutto l’eredità che gli ha lasciato il padre, io, per fortuna, ho un conto separato dove finisce il mio stipendio e la casa è intestata a me e lui non può toccarla, però lo amo e quindi, per il resto, gli lascio fare quello che vuole.
Però adesso me l’ha fatta grossa, ha contratto un debito di 15.000 euro giocando a poker, oltre al fatto che è tornato a casa senza macchina perché si era giocata anche quella, è arrivato a casa mogio mogio e ci ha messo un po’ a confessare quello che aveva fatto, io in banca, di liquido non ce li ho ma anche se li avessi non intendo buttarli via così, allora gli dissi di chiedere una dilazione e pagarli un po’ per volta ma mi disse che quella non era gente da accettare una soluzione del genere, io, gnucca, gli dissi di insistere e cominciammo a litigare, alla fine se ne uscì con
- Vacci tu se sei capace
E poi uscì di casa; io non mi ci sono mai voluta immischiare nei suoi affari, soprattutto di quel genere ma quando tornò a casa scusandosi e dicendomi che gli avrebbero spezzato le gambe se non pagava decisi di provare a dargli una mano.
Mi feci spiegare dov’era il posto e ci andai la sera dopo in taxi, una casa abbastanza anonima, al citofono mi chiesero chi ero e cosa volevo, gli dissi che ero la moglie di Carlo Xxxxx e che ero lì per un debito di mio marito e mi aprirono la porta, era abbastanza squallido come posto, una stanza con due tavoli da gioco con persone che giocavano, mi fecero entrare in una specie di ufficio con un uomo grande e grasso seduto dietro ad una scrivania, era un tipo viscido e abbastanza disgustoso, gli spiegai il problema e gli chiesi una dilazione nel pagamento per Carlo, la sua risposta fu abbastanza lapidaria
- Cara signora, non siamo una banca, suo marito ha in debito e quel debito va onorato, se vuole ritardarne la restituzione ci sono degli interessi da pagare ed in anticipo
- E quanto sarebbero
- Beh lui dovrebbe pagare entro la fine della settimana, se vuole un'altra settimana di tempo sono 3.000 euro
- Ma lui non ha 3.000 euro
- Peggio per lui, lo aiuti lei
- Io non posso
- Allora non vedo soluzioni ……. A meno che…..
- A meno che cosa?
- Beh lei è una bella donna, mi piace, potrei anche dare a suo marito del tempo senza applicare interessi sempre che lei sia……..gentile con me
Rimasi in silenzio per qualche minuto, mi faceva abbastanza schifo sia la situazione che il tipo, si vedevano gli aloni di sudore sotto le ascelle ed aveva una pancia che strabordava dalla cintura
- E quanto tempo?
- Dipende da quanto lei potrebbe essere ……. Gentile
- Non credo sia possibile
- Beh, a questo punto dipende da lei, faccia una cosa, la scadenza per suo marito è domenica sera, lo accompagni, magari lui riuscirà a risolvere
- Va bene, buonasera
- Buonasera signora.
Tornata a casa, decisamente schifata, parlo con Carlo, lui dice che forse riesce a farsi prestare dei soldi da un collega, e poi esce.
Domenica sera, sul taxi chiedo a Carlo se è riuscito a farsi prestare i soldi, mi risponde che li avrà per la era di domani, il suo collega andrà in banca lunedì mattina.
Entriamo e veniamo portati nello studio, oltre al grassone ci sono altri due uomini, decisamente hanno delle brutte facce, stringo forte la mano di Carlo
- Buonasera, avete portato i miei soldi?
- Li avrò per domani sera, può stare tranquillo
- Questo non va bene Carlo, le scadenze vanno rispettate
- Li avrò senz’altro, glielo giuro
- Per domani sera?
- Assolutamente,
- Va bene, per rispetto alla sua signora glielo concedo, ma qui il lunedì siamo chiusi, le farò sapere dove incontrarci con un sms
- Certo non si preoccupi
- Io non mi preoccupo, può andare
Carlo ed io ci alzammo dalla sedia e facemmo per uscire
- No, la signora resta qui, la ritroverà domani sera
- No, decisamente no
- Accompagnate il signore all’uscita
- Per favore mia moglie……
- Mi ha detto di stare tranquillo no? Perfetto, stia tranquillo anche lei.
Quando Carlo se ne va i due uomini mi fanno uscire da un'altra porta e salire su una macchina, dopo circa mezz’ora arriviamo in quello che sembra un capannone, all’interno, proprio al centro, ci sono dei mobili tra cui un letto e dei divani con sopra del cellophane,
- Si metta comoda, aspetteremo qui. Vuole qualcosa da bere?
- No …… grazie
- Ok, il capo arriverà più tardi.
Mi siedo su uno dei divani spostando il cellophane, passa un ora, poi due ed infine tre, è quasi l’una di notte quando una macchina entra nel capannone, è il grassone.
- Giornata finita, le hanno offerto qualcosa da bere e da mangiare?
- Si grazie ma non mi va niente
- Contenta lei, io ho mangiato al locale
Termina la frase con un bel rutto, poi si toglie la camicia mostrando la pancia flaccida ed enorme.
- Dobbiamo passare un po’ di tempo insieme signora, non faccia complimenti, si metta pure in libertà
- Sto bene così grazie
- Insisto, fa molto caldo qui, tolga quel bel vestitino
- No grazie
- Preferisce glielo faccia togliere dai miei ragazzi? Sarebbero felici di aiutarla
- No no
- Appunto, allora lo faccia da sola, ADESSO!
Lo sfilai dalla testa rimanendo in lingerie
- Ah finalmente, devo dire che Carlo è proprio un uomo fortunato, con una così bella moglie, non mi ha ancora detto come si chiama
- Angela
- Quanti anni ha Angela?
- 28
Intanto si era seduto su una poltrona del salotto senza togliere la plastica, io ero rimasta in piedi dopo aver tolto il vestito, lui e gli altri due uomini mi guardavano
- Venga più vicino Angela, ho lasciato gli occhiali da vista in macchina
mi mossi solo di un passo
- Si, decisamente un uomo fortunato, tranne che al gioco direi, adesso Angela lei deve pagare pegno perché il suo uomo non ha rispettato la scadenza
- Le ha detto che arriverà stasera con i soldi
- Con un notevole ritardo di 24 ore, capisce che perderei il rispetto dei miei uomini se glielo permettessi gratis e, visto che lei è qui e lui no, tocca a lei
- Non erano questi gli accordi
- Noi non abbiamo nessun accordo, ricorda? Adesso venga qui e si metta in ginocchio
Intanto si era tirato giù la zip dei pantaloni, io non mi mossi
- Ragazzi la signora ha bisogno di aiuto
- No no, va bene
Dai pantaloni estrasse un grosso salsicciotto flaccido come la sua pancia
- Brava, Angela, comincia a leccarmi e succhiarmi l’uccello, ahahah
Era disgustoso, sudato ma mi feci forza, era grosso come la sua pancia
- Bello grosso eh? Carlo ce l’ha così? non credo
Era davvero grosso e nodoso, sarà stato almeno 17/18 centimetri ed era diventato durissimo tra le mie labbra, dovevo tenere aperta la bocca al massimo per il suo diametro, respiravo solo con il naso tanto mi riempiva la bocca.
Si alzò dalla poltrona togliendomi il suo cazzo dalla bocca era teso in avanti come un palo, puntando leggermente verso l’alto
- Mettiti in ginocchio sulla poltrona, adesso ti scopo Angela
Restai sempre a terra in ginocchio
- Vuoi aiuto?
- No no
Mi misi in ginocchio sulla poltrona reggendomi con le mani alo schienale e chiusi gli occhi, sentii le mie mutandine strapparsi e le sue mani grandi e grasse accarezzare il mio sedere, poi mi allargò un po’ le gambe e puntò il suo cazzo alle mie grandi labbra ed iniziò a spingere
- Ahhh bella stretta, come piace a me, e pure depilata, porcellina
Mi sentivo la vagina riempita, cercai di allargare le ginocchia il più possibile e a non pensare a quello che stavo subendo, poi cominciò a scoparmi e con le mani mi strinse il seno strappandomi anche il reggiseno, era molto forte anche se grasso, i suoi affondi erano violenti, lo sentivo sbuffare ma il mio corpo reagì naturalmente e dopo una ventina di affondi ebbi un orgasmo
- Sapevo ti sarebbe piaciuto cara
Continuò a scoparmi fino a quando, dopo un ultimo colpo, sentii il suo sperma caldo sul sedere e le sue mani passare dal mio seno alle mie spalle, poi si sfilò dalla mia figa dolorante.
Lui si sedette sul divano dietro di lui ed io mi girai e sedetti sulla poltrona dove ni aveva scopato tirando su le gambe per coprirmi, avevo le lacrime agli occhi, non me ne ero neppure accorta.
- Non piangere, non mi piace vedere una donna piangere, vai a metterti a letto, la notte è ancora giovane
Avevo ancora le scarpe ai piedi, le tolsi prima di salire sul letto e coprirmi con il lenzuolo, lui andò in un'altra stanza, penso il bagno, perché ne uscì dopo una ventina di minuti in accappatoio, enorme come lui, se lo tolse e si infilò al mio fianco sotto il lenzuolo, il letto cigolò per lo sforzo, i due “ragazzi” erano sui divani e stavano dormicchiando.
Lui scoprendosi mi prese per i capelli tirandomi la testa verso il suo inguine per farsi fare un altro pompino, ci volle una mezz’ora prima che il suo cazzo svettasse verso l’alto come un obelisco, mi faceva male la mascella
- Forza, vienimi sopra
Scalai quella montagna di grasso e dovetti allargare le gambe al massimo per cavalcarlo, il suo cazzo scomparì inghiottito dalla mia figa, adesso le sentivo davvero fino in fondo.
Con le mani appoggiate sul suo petto facevo su e giù scopandomi da sola e godendo dopo poco, continuai aiutata dalle sue mani sui miei fianchi fino a quando il suo getto caldo, questa volta, riempì la mia vagina, poi mi lasciai andare sopra di lui. Mi spostò come se fossi leggerissima e poi disse
- Adesso dormiamo un po’, sono stanco
Si addormentò quasi subito cominciando a russare ed io gli girai la schiena chiudendo gli occhi ma senza riuscire a dormire.
Li riapro all’improvviso pèerchè mi mettono del nastro adesivo davanti alla bocca e 4 mani mi sollevano di peso dal letto, sono i due “ragazzi”mi lasciano per terra sul tappeto a pelo lungi davanti ai divani legandomi i polsi dietro la schiena con una fascetta di plastica, poi, mi scopano a turno, mi manca il fiato dalla vioneza del loro affondi ma, anche con loro, il mio corpo reagisce godendo penso sia finita ma non è così. , mi mettono a pancia sotto, mi allargano le gambe e mettono un cuscino sotto la pancia, poi prendono a turno il mio culetto, l’ho concesso a Carlo solo un paio di volte all’inizio del nostro matrimonio, li sento sbuffare per la fatica mentre mi inculano ma sento il loro sperma riempire il mio sfintere una volta liberato dai loro cazzi, il tutto è durao non più di un ora, il sedere mi brucia e la pancia mi fa male, mi liberano i polsi e mi mostrano un lungo coltello a serramanico prima di togliermi il nastro dalla bocca, vado nella stanza da bagno a fare una doccia e mi lascio andare sul piaqtto per terra sotto lo scroscio dell’acqua calda, poi mi asciugo e torno a sdraiarmi sul letto
I “ragazzi” ci portano la colazione a letto e poi escono dal capannone, il grassone ha voglia di scopare di nuovo, stavolta, dopo il solito pompino mi fa mettere alla pecorina sul letto e mi penetra da dietro, devo reggermi alla testiera del letto per resistere ai suoi colpi, i miei gemiti sono anche per il dolore che sento, non solo per il piacere che, comunque sto provando.dopo pranzo ed un’altra scopata mi dice di andare in bagno a sistemarmi che sarebbe arrivato mio marito, mi ci volle un po’ per sistemamri il trucco con quello che avevo nella borsa, poi mi rivestii senza la biancheria che era stata ridotta a brandelli ed aspettai.
Carlo arrivò verso le 6, in uno zainetto aveva i soldi, il grassone li contò. 15.000 euro
- Sei un uomo fortunato, tua moglie ha insistito per pagare lei gli interessi del debito, non scopa niente male e fa dei pompini fantastici
Carlo non risponde neppure, mi prede per una mano e usciamo, un taxi ci aspetta, arriviamo a casa senza parlare, appena entrati mi dice
- Mi spiace
- Ti spiace? Finisce qui Carlo, devi andaartene, voglio il divorzio, vai via, ti faccio trovarfe le tue cose davanti alla porta.
Quando uscì me ne andai a letto poi al mattino chiamai il fabbro per sostiruire la serratura, avvisai in ufficio che non sarei andata poi cominciai a girare casa e a raccogliere le cose di Carlo, misi fuori dalla porta due valigie ed un borsone e sperai le prendesse senza suonare il campanello e così fece.
Ci misi due mesi prima di uscire con qualcuno, un collega dell’ufficio che, da tempo, mi faceva il filo, fu una bella cena, mi trovai bene, era simpatico, la cena terminò nel mio letto, fu molto dolce ed affettuoso e non avrei mai pensato avesse un cazzo decisamente notevole, passammo tutta la notte insieme, lo considerai un nuovo inizio, la mia vita sarebbe cambiata, ci volle un po’ ma divorziai da Carlo, cambiai lavoro e casa ed anche città e per i miei trent’anni mi sono concessa un bel viaggio a Cuba sole, mare e sesso, 15 giorni splendidi.
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