- Non credevo di trovarti a casa
- Hai ragione, la Marisa era fuori, ci siamo sentite al telefono ma adesso è rientrata, mi cambio e cado da lei, ti spiace se ti lascio solo stasera?
- No no vai pure da Marisa, non c’è problema, io mi faccio portare una pizza ah a proposito ho fatto quella denuncia di smarrimento, per fortuna avevo tutte le fotocopie dei documenti e delle carte che, comunque avevo bloccato ieri sera stessa.
- Ah bravo, così ci lasciamo tutto alle spalle.
Si cambia sostituendo l’abbigliamento formale da ufficio con una minigonna di jeans ed una t-shirt con gli strass e degli stivaletti neri, qualcosa di informale per andare a casa di un’amica.
Esco da casa sentendomi un po’ in colpa con Fabio, non gli ho mai raccontato bugie, questa è la prima volta, sono le 8 di sera quando parcheggio la mia cinquecento vicino a dove siamo stati assaliti la sera prima, ho preso da Mac patatine, coca ed un hamburger e poi ho un pacchetto di mentos, mi siedo lì e aspetto voglio vedere se individuo i due della sera prima non credo stiano lontano da dove “esercitano la loro attività”
Li vedo uscire da una pizzeria con due cartoni di pizza in mano, metto in moto e li seguo, non mi sbagliavo, dopo un paio di centinaia di metri entrano in una specie di garage su strada con la porta in vetro smerigliato, vedo la luce accendersi ed illuminare i vetri della porta, poi come se ci fosse una tenda all’interno che tirarono della luce rimasero solo due lame sul fianco della porta, e adesso? Cosa fai Carla?
Ero combattuta, rimasi in macchina ancora mezz’ora prima di trovare il coraggio di scendere ed avvicinarmi a quella porta, altri dieci minuti ancora prima di bussare ai vetri, la tenda si scostò e la porta si aprì un po’
- Si? Cosa vuole
- Io veramente…..
- Ma tu sei quella di ieri sera
La testa si sporse all’esterno per vedere se ero sola, poi mi prese per un braccio e mi spinse all’interno., oltre al tavolo c’era in un angolo un materasso matrimoniale sopra dei bancali a mo’ di letto ed in fondo una porta aperta che dava su un bagno. Quello che mi aveva aperto mi assalì verbalmente
- Allora troia cosa vuoi? La tua roba non ce l’abbiamo più diglielo a quel finocchio che era con te
- No io non volevo ……… certo immagino che voi……….insomma non abbiate più
Non riuscivo a fare una frase di senso compiuto tanto ero imbarazzata, fino a quando l’amico si alzò dal tavolo e disse
- Lo so io perché la troia ci ha cercato, ho visto ieri sera come le piaceva e ne vorrà ancora, non è vero?
Non riuscii a dire nulla ma la mia testa automaticamente fece cenno di si
- Allora facci vedere come sei bella signora che dopo ti facciamo divertire
Tolsi la t-shirt e lascia scivolare per terra la mini rimanendo con reggiseno e perizoma, anche loro due fecero lo stesso con i loro vestiti rimanendo praticamente nudi seduti sui due sgabelli vicino al tavolo
Slacciato il reggiseno mi girai mostrandogli il sedere e chinandomi in avanti sfilandomi il perizoma
- Proprio come una vera troia, vieni qui,
mi avvicinai a loro che si erano messi vicini e mi presero per un braccio facendomi chinare fino a trovarmi davanti alla faccia i loro cazzi che si stavano intostando, uno era più grosso e lungo di quello di Fabio ed era il primo che la sera prima mi aveva inculato, ma il secondo era davvero enorme, li prendo con le due mani saggiandone i peso e la consistenza e comincio a segarli aggiungendo poi i primi colpi di lingua, intanto si appropriano dei mie seni stringendoli e palpeggiandoli con quelle mani forti e nere, io sto già colando mentre quei cazzi si stanno indurendo , le cappelle rosee cominciano ad apparire, mi fanno alzare rimanendo sempre china sui loro cazzi in modo da potermi palpeggiare anche il sedere e stuzzicare la mia figa, pensavo di arrivare al materasso ma uno dei due mi tira i capelli per farmi alzare la testa e mi piega in avanti con la pancia contro il tavolo, era quello più grosso
- Adesso ti faccio male troia
Mi allarga le natiche, sento il suo sputo sul mio buchino e poi un dito grosso e nodoso forzarne l’ingresso, non posso trattenere un urletto di dolore, sembra eccitarlo ancora di più perchè muove il dito sempre più velocemente, non riesco a muovermi, il tavolo è fissato per terra, poi il dolore cresce, non h mai partorito ma penso sia molto simile anche se , in questo caso non è per qualcosa che esce ma, la contrario, che vuole entrare, non ce la farà mai e, invece, millimetro dopo millimetro lo sento riempirmi lo sfintere e quando comincia a muoversi entrando ogni volta per qualche millimetro in più comincio a godere mugolando come una gatta, ogni tanto mi arriva una sberla sul sedere che accentua il mio piacere e lui che mi scopa
- Ti piace così troia?
- Vuoi che ti scopi ancora più forte?
- Sì sì
- Sì cosa? ancora più forte? Dimmelo troia
- - si sì scopami ancora di più, ancora più forte
Gli orgasmi si susseguivano fino a quando mi trovai l’intestino allagato del suo sperma caldo, quando uscì da me mi sentii come svuotata, dovetti però, barcollando correre in bagno sul water perché mi svuotai veramente, per fortuna trovai un bagno pulito che non mi sarei mai aspettata e quando tornai da loro dopo essermi anche lavata li trovai sdraiati sul letto che mi facevano posto tra loro
- Vieni qui signora che era solo l’inizio
Anche l’uomo elefante si recò qualche minuto in bagno , intanto il suo amico ei era disteso facendomi impalare sul suo cazzo nel mio culetto che cercava di riprendere la forma iniziale e che quindi lo strinse nella morsa della sua carne, poi prendendomi per i seni mi tirò all’indietro per permettere al suo amico l’accesso alla mia figa con il suo bastone, ecco che adesso ero davvero vicino allo squartamento, il piacere mi assaliva ad ondate strabuzzai gli occhi all’indietro quando tutti e due spinsero con forza in avanti, poi continuarono e continuarono e continuarono, sembravano non stancarsi mai ed io non smettevo di godere, poi mi ritrovai con la loro sborra dappertutto, dentro e fuori, mi strisciarono anche i loro cazzi, dopo averli estratti da me sulla faccia e sui seni , era quasi mezzanotte e avevo goduto come non mai.
- Ho acceso lo scaldabagno se vuoi fare una doccia
- Si, penso di averne bisogno
- Noi intanto cambiamo le lenzuola
Quando tornai da loro avvolta in un asciugamano che però mi lasciava quasi del tutto scoperta
- Devi andartene?
- Beh si, dovrei
- Se vuoi puoi restare ancora un po’
- Mi piacerebbe ma è meglio che vada
- Puoi tornare se vuoi
- Certo, ci penserò
- Se vuoi anche con un amica, se è come te è la benvenuta
Pensai a Marisa, sarebbe impazzita, mi rivestii li salutai e me ne andai con la mia cinquecento. In macchina pensavo che non avrei mai immaginato potessi comportarmi in quel modo, come mi avevano chiamato un sacco di volte? TROIA
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34 anni single per scelta
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