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Erotika
Milano di notte
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Racconto12 min di lettura

Milano di notte

cambio di prospettiva

sandra
1 anno fa · 744 letture · 0

Milano è diventata una città invivibile, ci sono zone , come la Stazione Centrale, estremamente pericolose di sera ma il nostro sindaco, che io del resto non ho votato, dice che si tratta solo di “percezione” causata da allarmismo della destra, comunque non puoi, per paura, rinunciare alla tua vita.

Io e Carla siamo sposati ormai da 10 anni, ci siamo conosciuti in università statale, innamorati e sposati, niente figli, abbiamo scoperto dopo che lei non può averne ma non abbiamo pensato a nulla di alternativo, viviamo la nostra vita insieme felicemente, ognuno con il proprio lavoro che ci piace, il nostro rapporto è sessualmente positivo anche se, ultimamente, un po’  rallentato, troppi impegni lavorativi per entrambi, lei a 32 anni è una bellissima donna. Molti la guardano quando siamo per strada, io ho solo perso un po’ fi capelli e acquistato 4 o 5 chili da quando non gioco più a tennis il sabato ma lei dice che così sono più “comodo”.

Ci siamo ritagliati una serata fuori a cena, sui navigli, ormai girare in auto per Milano è impossibile grazie sempre alla politica green del sindaco quindi prendiamo un taxi, Carla ha messo un abitino aderente che evidenzia le sue forme, non cortissimo ma abbastanza per mettere in mostra le sue lunghe gambe ed un paio di sandalini argentati con un tacco che credo sia un 8 centimetri che slanciano le sue caviglie, io per forza, con lei vestita così ho dovuto mettere camicia e cravatta, il locale è carino, l’ambiente vivace, la musica piacevole ed il cibo decisamente superiore, non uscire in auto ci consente anche di bere del buon Cabernet, è quasi mezzanotte quando, a braccetto ci avviamo a piedi verso la stazione di porta ticinese dove ci sono i taxi, in una delle vie che dal naviglio portano alla piazza si sente solo il ticchettio dei suoi tacchi, da un angolo in ombra ci sbucano davanti due uomini di colore, unno ha un grosso coltello in mano, sembra un machete e, l’altro un serramanico, ci affrontano, vogliono il portafoglio, l’orologio e tutto quello che abbiamo in tasca, prendono anche la borsetta di Carla che si stringe al mio braccio, non faccio resistenza dandogli tutto, non voglio succeda il peggio e ci facciano del  male, nell’angolo dal quale sono usciti c’è, nell’ombra, un auto parcheggiata e poi un portone sbarrato, ci vengono più vicino e, quello col machete prende Carla per un braccio mulinandomi davanti la sua arma e me la strappa dal braccio mentre l’altro col coltello mi si mette dietro stringendomi un braccio intorno al collo e puntandomelo alla gola  per obbligarmi a stare fermo, sento il sangue scorrermi sul collo e mi immobilizzo, Carla è stata spinta sul cofano al quale resta aggrappata per non scivolare e l’altro da dietro le solleva il vestito di quel poco che basta per strapparle gli slip e poi le spinge nel suo splendido culetto il suo cazzo che non riesco a vedere, lei si agita, si lamenta, ma poi i suoi gemiti cambiano, sembrano gli stessi che fa con me quando scopiamo, non riesco a distogliere lo sguardo, mi sembra proprio che stia godendo, so che quando glielo metto nel culo le piace un sacco ma adesso sembra proprio che stia avendo un orgasmo dietro l’altro, io immobile non posso impedire al mio uccello di eccitarsi e cominciare ad indurirsi, lei rimane sdraiata con il sedere scoperto quando il negro che l’aveva inculata torna verso di me, allora il suo socio mi spinge contro il muro e va verso Carla mentre il suo amico col machete me lo mette davanti alla gola, Carla sembra si stia riavendo ma il suo nuovo amante estrae il suo cazzo dai pantaloni, questo riesco a vederlo, è grosso quasi il doppio del mio, la spinge di nuovo sul cofano e, questa volta le infila quella bestia nella figa facendole uscire dalla gola un verso che sembra un ululato trattenuto, poi vedo che comincia a sbatterla stringendole con forza, da dietro, il seno sodo , adesso la vedo anche in viso, sta proprio godendo, anche se credo che quel mostro nella figa le stia facendo male, adesso anche il mio cazzo si è indurito guardandola, ad un certo punto la lascia andare, lei scivola all’indietro quasi arrivando ad inginocchiarsi per terra e lui le punta la sua proboscide sul viso tenendole la bocca aperta stringendole la mandibola, poi veniamo abbandonati tutti e due ed io corro subito a sorreggerla

-          Tesoro, mio Dio  ti hanno fatto male, adesso cerchiamo aiuto e andiamo in ospedale

-          No niente ospedale, ti prego, portami a casa,

l’aiuto a rimettersi in ordine, il vestito è leggermente strappato, io ho il colletto della camicia sporco di sangue ma raggiungiamo i taxi, per fortuna ho sempre una cintura dove nascondo un paio di centinaia di euro per ogni evenienza, arrivati a casa ci accorgiamo che uno dei suoi tacchi si sta staccando e la sorreggo io, appena entrati si chiude nel suo bagno ed io sentendo l’acqua scorrere mi tranquillizzo, vado a mia volta a togliere giacca, cravatta e camicia sporca di sangue e resto in canottiera, poi vado subito al carrello dei liquori e mi verso una generosa dose di Brandy aspettando che lei esca dal bagno, passa una buona mezz’ora prima che mi raggiunga in sala in accappatoio

-          Ne versi anche a me?

-          Certo, ma come stai?  Davvero non vuoi che chiami la guardia medica?

-          No ti prego, sto bene, non chiamare nessuno e non parlarne con nessuno

-          Neppure con la polizia? Dovrò fare denuncia anche per i documenti

-          Per quelli dì che li abbiamo smarriti

Il suo tono era categorico e non ammetteva repliche, del resto era lei che aveva avuto il danno maggiore.

Se ne andò nel suo studio e, fin quando mi addormentai non mi raggiunse a letto. Al mattino, bevendo il caffè non ne accennò affatto, mi disse solo che sarebbe andata da una sua amica nel pomeriggio e quindi sarebbe arrivata tardi per cena, essendo la sua amica del cuore immaginai avesse bisogno di sfogarsi dopo quello che era successo. Tornai dal lavoro nel pomeriggio, come al solito verso le 17, pensavo di essere solo poi sentì la voce di Carla dal suo studio, la lucina rossa del cordless era accesa, stava parlando al telefono, non volevo sentore ma la sua voce è sempre stata un po’ squillante e anche se , a tratti, l’abbassava riuscivo a sentire praticamente tutto, era la sua amica, si dispiaceva di non averla trovata in casa e le raccontò quello che ci era successo la sera prima, la sua amica sicuramente cercò di consolarla ma lei continuò dicendole che certo si era spaventata ma poi mentre veniva inculata e scopata aveva goduto come una matta, che non aveva mai provato dei cazzi cosi’ grossi ed essere stata trattata con quella violenza l’aveva eccitata ancora di più, mi stavo chiedendo chi era la donna che avevo sposato, io ero un uomo tranquillo, non abituato a gesti e situazioni di violenza e sentire mia moglie che parlava così  mi sconvolse abbastanza.

Feci un po’ di rumore per far capire che ero rientrato e subito lei riattaccò il telefono raggiungendomi poi  nell’ingresso.

Prima di andare avanti…

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