Intanto frequentavo settimanalmente il poligono di Piazzale Accursio, in modo da giustificare i residui di polvere da sparo sulle mie mani oltre che per perfezionare la mia mira.
Dopo tre mesi ed un terzo spacciatore lasciato a terra non avevo ancora trovato nessuno dei tre responsabili della morte di Luca, fin ché lessi di una ragazza che era stata rapinata, picchiata e violentata da tre stranieri vicino al locale “Just Cavalli” al Parco Sempione e che uno dei tre in evidente stato di alterazione era stato fermato dalla polizia perché, probabilmente, troppo fatto per riuscire a dileguarsi come gli altri due, la ragazza però non lo riconobbe e dopo pochissimo era stato rilasciato , comunque era stato identificato, lei non lo riconobbe ma io sì, era uno dei tre.
Una volta individuato inizia a pedinarlo, passava molto tempo nei giardini della Stazione Centrale dove anche, visto il periodo estivo, dormiva, mangiava in un centro “Caritas”, ero convinta che , prima o poi, si sarebbe riunito agli altri due, poi, durante una specie di retata alla Stazione venne raggiunto da un decreto di espulsione che, comunque, lasciò il tempo che trovava, solo diventò più difficile seguirlo perché passava molto del suo tempo in un fabbricato occupato in zona Farini, senza andare in giro; lì dentro ci saranno state una cinquantina di persone ma, durante i miei appostamenti, non vidi mai anche gli altri due, entrare per esserne sicura non era consigliabile, non vidi mai nessuna donna frequentare quel posto.
La mia vita privata, era completamente cambiata, dopo qualche ora al lavoro rientravo a casa, una casa vuota e silenziosa, mi truccavo e cambiavo secondo quello che avevo in mente di fare, uscivo e mi univo al popolo della notte con lo scopo di trovare qualcuno, seguire qualcuno, uccidere qualcuno, disposta a fare qualsiasi cosa per raggiungerlo.
Faceva freddo e sono uscita in macchina anziché in moto, era quasi mezzanotte, passai vicino alla palestra e vidi la luce accesa, strano a quell’ora, di solito alle 21 chiudevamo, poi era sabato, chiamai al cellulare la proprietaria, Silvia, mi rispose il marito e mi disse che si trattava di tre ragazzi della polizia che potevano allenarsi solo la sera e che avevano dato loro le chiavi, mi disse che la moglie era dalla sorella per il fine settimana e mi ringraziò per l’attenzione e la telefonata, comunque, avevo la mia chiave e parcheggiai per dare un’occhiata, per sicurezza.
In effetti erano i tre poliziotti, in sala spalliere, sui materassini, li conoscevo di vista, 3 erano di colore ma italiani d’adozione quando erano ancora piccolini, chi non mi aspettavo di vedere era Silvia, la proprietaria quarantenne della palestra che avrebbe dovuto essere dalla sorella e che, invece, era impalata sul cazzo di uno dei tre che cavalcava tenendo nelle mani quelli degli altri due portandoseli alternativamente alle labbra, non avrei voluto essere vista ma i due poliziotti in piedi mi videro ed io ero, praticamente bloccata, immobile sulla porta della sala; uno dei poliziotti, volendo fare lo spiritoso ma, probabilmente anche lui sorpreso
- Jessica, sei venuta anche tu ad allenarti?
Anche Silvia si bloccò e si girò verso la porta, rimanendo però impalata sul cazzo che stava cavalcando
- Se vuoi, il posto c’è - l’altro poliziotto –
Andai vicino ad una panca, tolsi, senza rispondere, il giaccone e la sciarpa, gli stivaletti, i leggins imbottiti e il maglioncino, slacciato il reggiseno ed abbassati gli slip mi unii al gruppo ricevendo un bacio in bocca ed un paio di mani sui miei seni con un cazzo, già rigido che mi strisciava sulla coscia, ci volle un secondo perché venissi rovesciata sui materassini e mentre avevo ancora la lingua di uno dei due in bocca e le sue mani che stropicciavano i miei seni, un’altra lingua stava suggendo la mia figa che cominciava a sbrodolare, dopo brevissimo tempo le due lingue venero sostituite da due membri che iniziarono a scoparmi in bocca ed in figa con ritmo e profondità, quello che avevo in bocca mi arrivava, a volte, fino in gola ma non era grosso come quello che avevo tra le mie cosce che ad ogni affondo mi faceva mancare il respiro.
Io e Silvia ci trovammo a godere di quei tre giovani cazzi ovunque, a turno od insieme, in bocca, figa e culo, piene e sporche, dentro e fuori di sperma e dei nostri umori, erano le tre del mattino quando ci alzammo dai materassini per fare una lunga doccia, poi mi disse che sarebbe rimasta in palestra fino al giorno dopo, avrebbe dormito lì, allora la invitai da me, avendo una sola camera dormimmo insieme e, la cosa, mi piacque molto, Silvia fu dolcissima e ci addormentammo abbracciate.
Nei due mesi successivi non ci furono particolari novità, a parte un altro incontro di lotta notturno in palestra ed uno spacciatore nigeriano che venne trovato morto con due colpi di pistola nella schiena a Roserio. Iniziò la primavera, passavo due sere la settimana passeggiando nel parco Sempione e del Castello a cavallo della mezzanotte, cambiando giorni ogni settimana, poi successe, mi sbucarono davanti tutti e tre
- Puttana, dacci i soldi che poi ti facciamo divertire
Mi tolsi la borsa dalla spalla e, rimanendo a distanza, gliela lanciai davanti in modo che si distraessero, quando alzarono gli occhi stavo già sparando, tutti e sei i colpi del revolver andarono a segno, recuperata la borsa me ne andai in fretta perché il rumore era stato notevole.
La settimana dopo andai al cimitero e mi feci aprire il loculo con le ceneri di Luca e ci misi dentro una scatoletta di legno con i 6 bossoli esplosi con una foto di noi due con Carlotta ed un articolo di giornale che parlava di una guerra tra spacciatori per il controllo del territorio.
La relazione con Silvia e con i nostri tre poliziotti continua piacevolmente, ora ho anche un altro compagno, un gatto di nome Annibale estremamente possessivo nei miei confronti.
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34 anni single per scelta
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