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La puttana del pub
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Racconto13 min di lettura

La puttana del pub

la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo

sandra
1 anno fa · 849 letture · 0

Ed esce lasciandomi così, mi tiro su a fatica e raccolgo il mio vestitino ed il perizoma ormai da buttare da terra e vado in bagno a lavarmi.

Quando esco controllo che la porta del locale sia chiusa a chiave e mi verso una vodka ghiacciata che poi diventano tre.

Ho ricevuto già due raccomandate dalla finanziaria, li ho chiamati dopo la seconda spiegandogli la situazione e dicendogli di aver fatto richiesta di supporto economico dallo Stato tramite il mio commercialista e che, però, non ne conosco ancora i tempi, rimaniamo d’accordo di risentirci.

Dopo 4 giorni mi chiamano per chiedermi delle novità ma non ne ho, poi iniziano le minacce, se non pago i miei assegni, dati in garanzia, vanno in banca e dovrò dichiarare fallimento con quello che ne consegue, li prego, li scongiuro di aspettare ancora un po’, per unica risposta mi riattaccano il telefono.

Tornando nella mia cameretta tiro fuori dall’armadio il portagioie e vado in un compro oro, a parte le fedi vendo tutto il resto. Abbastanza per coprire le rate dei successivi tre mesi.

Passato il periodo e ricevute altra tre visite del sig Galimberti che ha fatto quello che mi aveva promesso sono di nuovo da capo, però non ho più nulla da vendere e dal mio commercialista nessuna novità circa i risarcimenti, chissà quanti sono nella mia stessa situazione.

La finanziaria torna alla carica, questa volta non per raccomandata, direttamente con un funzionario che viene al pub

-          Allora signora, abbiamo visto che è riuscita ad onorare le ultime tre scadenze, adesso come va?

-          Adesso sono nella situazione di prima purtroppo

-          Noi, capirà, non possiamo più perdere tempo e denaro con persone come lei che non onorano i propri debiti

-          Vi chiedo solo un po’ di pazienza, risolverò questa situazione, sto aspettando anche il risarcimento dallo Stato

-          Se per darci inostri soldi aspetto quello siamo freschi

Poi mi lancia uno sguardo, ero a piedi nudi con indosso solo un paio di short corti, molto corti ed una canotta di cotone che faceva vedere il gonfio dei miei capezzoli

-          Lei è una bella donna, vedrà che troverà il modo

E se ne andò Non ebbi notizie per una settimana, poi un pomeriggio mentre passavo la scopa sotto il dehor estivo desolatamente vuoto arrivarono due uomini, non erano eleganti come i soliti funzionari della finanziaria, jeans, stivaletti e polo

-          È lei Marina?

-          Si sono io

-          Siamo della finanziaria

Mah, comunque andai dentro al pub e gli feci cenno di seguirmi, appena entrati, però, uno dei due chiuse la porta alle sue spalle con la chiave che era inserita nella serratura ed io, voltandomi per il rumore

-          Ma cosa ……..

-          Siamo qui per il pagamento della mensilità

-          In questo momento non posso pagare, purtroppo

-          Già già, purtroppo

Dice quello più vicino a me e mi prende il viso con una mano sotto il mento e mi spinge poi contro uno dei divanetti, mi riprendo sedendomi

-          Sentite, non è il caso…….

-          Di fare cosa? – aveva ragione Claudio, è una bella figa, potrebbe fare la puttana per ripagare il debito

E poi chinandosi verso di me e riprendendomi sempre il mento tra le dita di una mano e stringendolo

-          Tu che ne dici, potresti fare la puttana?

E mi spinse all’indietro, il compare allora

-          Potremmo farle un provino, che dici?

-          Perché no?

Dicendo così si chinò per mettermi una mano nella scollatura del vestito e mi tirò in piedi, era molto forte, poi, stavolta con tutte e due le mani lo stracciò, sotto avevo solo il perizoma, feci per urlare ma, lasciandomi andare mi diede una sberla ributtandomi sul divano e l’atro

-          Non urlare troia, metti in bocca questo

Si era abbassato a zip e tirato fuori l’uccello me lo ficcò in bocca tenendocelo con una mano e con l’altra prendendomi per i capelli, il socio intanto si stava spogliando e poi si mise a sedere al mio fianco prendendomi per un polso e portandomi ad impugnare il suo cazzo strizzandomi, contemporaneamente, il seno e strappandomi poi il perizoma, dopo un po’ mi fecero ruotare sul divano e, mentre quello continuava a scoparmi in bocca l’altro mi allargò le gambe e mi penetrò con violenza facendomi sobbalzare e mancare il respiro già compromesso dal cazzo del socio che avevo in gola

-          Hey è una bella fighetta stretta, non è niente male, e le tette poi, tutte da stropicciare con le mani

Cosa che fece, poi, purtroppo ebbi un orgasmo che mi morì in gola, pochi colpi e poi si scaricò sui miei seni, allora, finalmente riuscii a respirare perché l’altro mi tolse l’uccello dalla bocca per poi prendere il posto del collega dentro la mia figa che già mi doleva. Anche lui non fu per nulla delicato e non ci misie molto a riempirmi la vagina di sperma con un grugnito di soddisfazione.

Ero abbandonata sul divano e con una mano cercavo i pezzi del vestito per coprirmi, uno dei due era passato dietro al banco e aveva preso una bottiglia che poi vidi essere gin e ne bevve direttamente poi disse al compare

-          Sai non so se potrebbe fare la puttana, le piace troppo essere scopata

Avevo le lacrime agli occhi ma non volevo dargli la soddisfazione di vedermi piangere, bevevano tutti e due, una bottiglia di quel gin mi costava 80 euro, che pensiero idiota in quel momento, tornarono vicino a me cercando di versarmene in bocca ma, più che altro, me lo versarono addosso.

-          Forza in piedi, fatti vedere bene

E cominciarono a palpeggiarmi, poi uno dei due

-          Chissà se anche il culo l’ha stretto come la figa?

E si inginocchiò dietro di me allargandomi le natiche ed rifilandomi il mio buchino con la punta della lingua, poi ci infilò un dito facendomi male e poi due e, quindi, tre

-          Adesso proviamo,

 mi ritrovai in ginocchio sul tappeto davanti al divano, la testa appoggiata ai cuscini della seduta e le gambe allargate e lo sentii entrare, eccome se lo sentii, per me non era una novità, mi era sempre piaciuto con Simone non avevamo alcuna preclusione, il sig. Galimberti, ultimamente ne aveva goduto ma loro, loro furono davvero brutali prima uno e poi l’altro e dopo avermi inondato l’intestino mi lasciarono in quella posizione sul divano, l’ultimo sgarbo, prima di andarsene fu finire di versarmi tutta la bottiglia addosso e mi fece malissimo quando un po’ di gin colò nel mio buco del culo martoriato dai loro cazzi.

Passai tre giorni chiusa in camera senza rispondere a chiunque bussasse alla mia vetrina. Furono mesi complicati, un risarcimento arrivò ma del tutto insufficiente a coprire i mei debiti, giusto i costi fissi e la mia vita, Galimberti era preciso e gli altri tornarono spesso portando anche i loro amici, erano serate dove davano fondo alle mie scorte e mi usavano a loro piacimento, poi, finalmente, tutto finì ma svuotai il locale e lo restituì a Galimberti, non gli pagai gli affitti arretrati, lo stesso feci con la finanziaria, i miei nuovi soci nel nuovo locale che aprimmo a Roma non avevano un passato molto……tranquillo ed io non avevo più nulla di intestato, ufficialmente.

Ora la mia vita è tranquilla, tanto lavoro, guadagno bene e con i miei due soci va tutto alla grande, sia il lavoro che il resto, viviamo una vita  in armonia tutti e tre insieme dove il sentimento non ha la priorità rispetto al piacere, in una cosa i due compari della finanziaria avevano avuto ragione, a me piaceva……. Farlo.

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Scritto da
sandra

34 anni single per scelta

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