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Racconto20 min di lettura

Scomparsa

come può cambiare tutto in un attimo

sandra
1 anno fa · 660 letture · 0

Quando la polizia italiana , insieme a quella albanese fecero irruzione e mi salvarono lui era fuori dalla casa con il suo camion, li aveva aiutati ad arrivare senza essere visti nascondendoli sul suo rimorchio, nella casa eravamo in totale 10 ragazze di diverse nazionalità, la più vecchia aveva 23 anni, la più giovane 15.

I miei, per fortuna, non erano riusciti ancora a vendere la casa, comunque la cambiammo dopo qualche mese, io non ripresi la scuola, dopo un periodo passato in una clinica dove ebbi anche l’assistenza di uno psicologo andai dai nonni materni in Piemonte fino alla fine dell’anno scolastico e venni coccolata amorevolmente, quando tornai a Milano rividi salvatore, Turi per gli amici, che si era tenuto in contatto con i miei, venne invitato a cena e si presentò con un grosso mazzo di rose rosse, ci fu un po’ di imbarazzo iniziale, visto il modo in cui ci eravamo conosciuti; non andava più in Albania, aveva cambiato tratta adesso andava settimanalmente in Germania, trasportava materassi all’andata e molle d’acciaio al ritorno. Ma non ci rivedemmo più, per me era troppo doloroso il ricordo. Rimasi in cura da una psicologa per altri due anni e ne passò un altro prima che ricominciassi ad uscire con qualcuno.

Pensavo, all’inizio del mio percorso di recupero di non poter più provare stimoli sessuali, invece dopo solo qualche mese sentii il bisogno di masturbarmi, ne parlai alla psicoterapeuta che mi disse che andava bene e che volevo avrei potuto usare qualcosa che mi avrebbe aiutato e così, usando la carta di credito che mi aveva dato papà iniziai a comprare online quelli che consideravo supporti alla mia guarigione, ovetto vibrante, alcuni dildo di dimensioni e foggia diverse, lubrificanti e anche della biancheria sexy, a volte decisamente sfacciata.

Mi chiudevo in cameretta e davo sfogo alle mie necessità soffocando i miei gemiti con il cuscino, mi aiutò moltissimo ma, andando avanti sentivo sempre di più la necessità di un rapporto umano o sarebbe meglio dire un rapporto CON un umano, non credevo ne avrei sentito mai più la necessità ma, forse, voleva dire che il mio percorso di psicoterapia era arrivato alla fine ed aveva sortito il risultato sperato.

Ormai avevo vent’anni, mi ero diplomata ed ero ancora indecisa circa l’università, anche se, giusto per curiosità andai a vederne alcune a Milano, la Statale, la Bocconi, il Politecnico, tutti pieni di giovani della mia età o poco più grandi, mi fece bene cominciare a frequentare i loro stessi locali nei dintorni degli atenei.

La sera non uscivo mai anche se, presa la patente, papà mi aveva comprato una Suzuki Jimni molto divertente da guidare. Poi, finalmente, una sera decisi che era il momento, mi truccai con attenzione, i miei capelli rosso tiziano ormai erano lunghi e mi cadevano voluminosi sulle spalle, misi della biancheria di pizzo di seta nera, un miniabito sempre nero e dei sandali con tacco 8, uno scialle sempre di seta nero per l’aria fresca primaverile, andai sui navigli che erano pieni, ormai, di locali carini, non volevo fare tardi , volevo solo immergermi in una situazione di normalità, o almeno così credevo.

Lasciai l’auto non fu facile trovare un parcheggio e mi incamminai, musica usciva dai vari locali, alcuni con tavolini all’esterno ma tutti con  diversi gruppi di persone in piedi con bicchieri in mano lungo la strada fuori dai locali, presi anch’ìo qualcosa da bere , rigorosamente non alcolico, un ragazzo, decisamente non italiano, probabilmente sudamericano voleva offrirmi da bere ma gli feci vedere il mio bicchiere di plastica ancora pieno poi…

-          Cerchi qualcosa?

-          No no, niente

-          Se ti serve qualcosa posso procurartela

-          No davvero, non mi serve niente

-          Allora cosa fai qui?

-          Nulla, ascolto la musica, e bevo qualcosa

Non era molto alto, bruno con la camicia mezza aperta per far vedere il petto muscoloso ed i tatuaggi

-          Però se vuoi divertirti un po’ io ci sto, sei molto bella

-          Grazie, sto bene così

Mentre parlava mi accarezzava un braccio e mi stava vicinissimo, io non mi scostai e, quindi, si sentì autorizzato a continuare

-          Dai c’è un posto qui dietro dove possiamo stare tranquilli, ci divertiamo un po’…..

-          No, ma io…….

-          Così ci conosciamo meglio, tu mi piaci molto

Continuava ad accarezzarmi il braccio e poi mi prese la mano, mi si avvicinò ancora e mi baciò sulla bocca. Non lo respinsi ma non risposi al bacio, le sue labbra allora passarono alla mia guancia ed al collo e l’altra sua mano si posò sui miei fianchi, facemmo qualche passo insieme fino ad arrivare ad un cancelletto che era aperto, mi guidava per mano, oltre il cancelletto un giardino incolto ma, non ci inoltrammo, appena entrati mi spinse contro il muro, senza violenza, cominciò a baciarmi e questa volta risposi, le sue labbra erano calde, la lingua umida, io mi stavo bagnando, avevo le sue mani dappertutto, sui seni, sui fianchi e poi sotto il vestito, lasciò le mie labbra per scendere con la faccia tra le mie gambe scostandomi il bordo degli slip e assaporando l’umidore della mia figa, io con le braccia che mi puntellavano contro il muro lo lasciavo fare, durò, piacevolmente qualche minuto, poi si rialzò, mi fece girare appoggiandomi al muro e sentii il suo membro forzare, senza sforzo le mie grandi e piccole labbra e penetrare dentro di me, non era più un fallo di gomma, era carne, calda e pulsante e mi stava scopando con mia soddisfazione, si scaricò contro il mio sedere nel momento del mio orgasmo, mi misi il pugno davanti alla bocca per non urlare.

In quel giardinetto c’era una panchina di pietra, mi ci portò

-          Avevo detto ci saremmo divertiti no? Tutto bene

-          Si si

-          Voglio vederti nuda, togli il vestito

-          No ma qui, qualcuno potrebbe……

-          Non viene nessuno qui, dai ti aiuto

Il mio scialle finì steso sulla panchina con il mio vestito, la mia biancheria nella mia borsa, rimasi solo con i sandali, lui tolse solo la camicia ed i pantaloni con la patta aperta, mi sedetti sulla panchina e glielo presi in mano portandomelo poi alla bocca mentre lui stava in piedi di fronte a me.

Una voce ….

-          Luis sei lì

-          Sono qui fratello

Alzai lo sguardo, non capivo, poi a fianco al ragazzo apparve un altro tipo di colore che mi guardava

-          Io e la chica ci stiamo divertendo un po’

-          Vedo

-          Se vuoi puoi divertirti con noi, non mi sembra la tipa che ha dei problemi

Intanto mi teneva il cazzo in bocca e la mano sulla testa ed il suo amico calò la cerniera ed anche lui ne estrasse un cazzo, nero e già irrigidito e me lo strisciava sulla faccia ed il suo amico gli cedette la mia bocca.

Poi il nero si sdraiò sulla panchina e l’amico praticamente mi sollevò mettendomici sopra e mi ritrovai un uccello nero, duro come il ferro, nella mia figa, le loro mani erano dappertutto, sul mio sedere il nero mi teneva le natiche allargate per permettere al suo amico di forzare il mio buco posteriore ed accomodarsi all’interno, quando cominciarono a scoparmi insieme iniziarono anche i miei orgasmi, durarono parecchio i due amici trapanandomi, a volte con forza a volte delicatamente, non ebbero molti riguardi, comunque e, quado uscirono da me puntarono i loro uccelli sulla mia faccia riempendomi di sperma che inizia a leccare. Se ne andarono lasciandomi così, nuda, mentre rabbrividivo per la brezza primaverile, distesa su una panchina, mentre se ne andavano il sudamericano si voltò e disse

-          Torna quando vuoi, la sera mi trovi qui

E mi lanciò un bacio. Mi ripulii con dei fazzolettini, sia il viso che la figa ed il culetto, poi mi rivestii e, un po’ malferma, mi diressi verso la mia auto, beh, per essere stata la prima volta, dopo tanto, era stato……interessante.

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Scritto da
sandra

34 anni single per scelta

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