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Erotika
Quella maiala della Mara 2
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Racconto12 min di lettura

Quella maiala della Mara 2

E l'occasione non tardò molto ad arrivare, giusto poche settimane dove nel frattempo avevo trovato molta più fiducia in me cogliendo al volo alcune occasioni che solo poco prima mi sarebbero sfuggite, in particolare con una vicina di casa più giovane di me e che fin da piccoli sapevo che mi ronzava ...

manu veneto
2 anni fa · 334 letture · 0

Leccò ogni centimetro del mio corpo cona gestualità di una lentezza estenuante che iniziava quasi a procurarmi dei fastidi, dei piacevoli fastidi comunque, poi si mise sopra di me lasciandomi ancora una volta nell'illusione di essere scopato e invece struscio la fica sull'asta gonfia, dalla cappella ingrossata e gonfia uscirono alcune gocce di sperma, lei imperterrita continuava a prendere tra le labbra bagnate il cazzo e in quell'esatto istante compresi la mia impossibilità di muovermi, cazzo l'avrei presi a schiaffi e lo sapeva, mi leggeva dentro la stronza, lo so cosa stai pensando, cosa mi vorresti fare ragazzino, quanto le piaceva finire sempre ogni frase con quella parola e rimarcata con il suo tono strafottente, subito dopo affondò labbra e denti su un capezzolo strizzando decisa, mi pervase prima un dolore seguito subito dopo da mille brividi di un piacere intenso mai provato prima e che accresceva la già notevole eccitazione che avevo.

La guardavo mentre martoriava a turno entrambi i capezzoli, mentre con le dita mi sfiorava le labbra ma senza che le potessi prendere, le levava via sempre una frazione di secondo prima che potessi leccarle e prenderle, lasciavo fare altro non potevo, intanto i minuti scorrevano lenti e avevo una voglia di esplodere ma non volevo farglielo vedere anche se onestamente mi era impossibile, di certo c'era che ero totalmente alla sua mercè e questo penso che la eccitava incredibilmente, tanto che si lasciò sfuggire, sei tutto mio e faccio di te quello che voglio, ragazzino!

Tornò verso il basso sgattaiolando sempre più compiaciuta di se stessa, io un po' la guardavo davanti e a tratti giravo la testa verso la parete dove c'era lo specchio per avere anche un'altra prospettiva, così potevo ammirare le sue forme anche di lato e che erano molto piacevoli e stimolanti specialmente quando finalmente si decise a concentrarsi sul mio povero cazzo ormai in fiamme, sentivo scorrere il sangue nelle vene che pompavano facendolo pulsare e la cappella rossa e gonfia come mai l'avevo potuta vedere, ma allo stesso tempo sapevo che non sarebbe finita così ed infatti la troia iniziò a giocare con il mio cazzo o forse dovrei dire meglio, il suo a questo punto, ascoltando il mio corpo, i miei respiri, gli sguardi, le smorfie che ormai erano in mix di piacevole dolore o di un doloroso piacere.

Ogni tanto davo dei tironi allo schienale del letto che sbatteva forte contro la parete del muro di quella fottuta stanza, lei continuava stringendo con una mano ma con poca pressione l'asta, vedevo scorrere lungo il cazzo la sua lingua attraverso lo specchio potevo goderne maggiormente le immagini che venivano amplificate nel mio cervello, stavo respirando ogni istante di quei momenti sublimi anche se "dolorosi", lei ascoltava e ogni volta che era certe che stavo per godere si fermava allontanandosi e fissandomi e sempre con quel sadico ghigno stampato nel volto che iniziavo ad avere una irrefrenabile voglia di levarglielo via ma per ora subivo.

Andò avanti almeno tre o quattro volte a portarmi sul punto di esplodere e lasciarmi ogni volta lì a contorcermi di rabbia, potevo solo agitare le gambe anche se di poco e comunque era il massimo che potevo fare, poi la troia si decise e iniziò senza mani a farmi un pompino muovendo su e giù il capo, sentivo la sua lingua e le sue labbra chiudere e pressare l'asta, saliva alto il suono del mio ansimare ormai feroce, erano rantoli di intenso godimento che finalmente poterono esplodere, lei si alzò quel poco e spalancando la bocca si fece inondare dai primi schizzi di calda e densa sborra bianca e calda che la raggiunsero anche nel viso, finì segandomi per far uscire anche le ultime gocce, mentre ero teso e rigido e col respiro accelerato, svuotandomi era come se mi fossero scemate le forze, mi sentivo vuoto ma totalmente appagato per quell'orgasmo così intenso e prolungato, non contenta lo asciugò tutto e poi con le dita prese la sborra dal suo viso e si succhiò le dita avidamente.

Liberami dai, liberami troia, ma niente, mi lasciò così, prese una sigaretta che accese e si sedette sul bordo del letto, ero sudato e tra le sue mani feci alcuni profondi tiri rilasciando due grandi nuvole di acre fumo che riempirono la stanza, aprì per un paio di minuti la finestra, poi da un piccolo mini frigo prese dell'acqua e la bevemmo.

Si avvicinò e mi bacio, nella sua bocca il sapore della sigaretta era mescolata a quello della sborra, eccitante devo dire sentire quell'intenso odore entrarmi nel cervello, poi mi montò nuovamente sopra dandomi la schiena e andando sempre più indietro verso il mio viso mi mise la fica in bocca, lecca ora ragazzino, mangiami, sfogati, dai fammi vedere dov'è la "rabbia" di prima, no, non me lo feci ripetere due volte, e mi cibai di lei, ancora una volta l'intenso odore del suo sesso inebriava il cervello e mi accendeva un nuovo fuoco anche se restavo limitato nei potermi muovere, Mara invece se la stava nuovamente godendo, in quella posizione e con le cosce ben aperte riuscivo ad infilarle un pezzo di lingua dentro la fica, leccavo e succhiavo il clitoride che sentivo gonfio e bello inzuppato dei suoi umori che iniziavano ad uscire riempiendomi la bocca, le piaceva cazzo, eccome che le piaceva, non riuscivo vedere l'espressione stampata sul suo volto che potevo solo immaginare fantasticando su come fosse, bello anche quello, intanto ero io che ascoltavo il suo corpo ad occhi chiusi, sentivo quando insistendo in certi punti il suo corpo diventava più teso, più rigido, il suo respiro cambiava facendosi più intenso e affannoso, e allora continuavo e insistevo fino a quando si piegò con le braccia in avanti, avrei voluto aprirle le labbra della fica con le mani ancora prigioniere di quelle stramaledette manette ma che iniziavo a capire quanto fossero stimolanti ed eccitanti, poi espose ma restò ancora piegata con le braccia tese e le sue mani che stringevano le lenzuola forte forte, come il suo respiro mentre io ero tornato eccitato e pronto per fotterla.

Finalmente mi liberò, ci vollero alcuni minuti per levarmi via l'intorpidimento che avevo nelle braccia, poi però in silenzio la guardai io e per la prima volta il suo sguardo si abbassò subito dopo, oh si, si lasciò scappare solo quelle poche sillabe e non aggiunse ragazzino, anche se sono certo che avrebbe voluto provocarmi ma forse non era il caso, lo aveva già fatto per tutto questo tempo.

Afferrai i suoi capelli in modo molto deciso, li strinsi tra le dita attorcigliandoli stretti stretti, la bacia mordendole le labbra, con impeto, vigore, voglia, ero eccitato e carico, qualcosa che non avevo ancora mai provato, e forse era quella la sua lezione e il suo scopo, infatti la piegai a pecora, allargando le sue fottute cosce, assestando alcuni schiaffi sulle natiche, mugugno intensamente e di piacere eccitato di chi era consapevole che ora sarebbe stata punita, eh si, era proprio quello che volevo, punirla e così infilai il cazzo dentro la sua fica, era come far scivolare una lama incandescente nel burro, tanto era bagnata e intrisa dei suoi umori, l'afferrai per i fianchi stringendo la sua carne, mi regalò altri gemiti di piacere ed eccitazione, poi iniziai a pompare forte la voglia dettata da quella "rabbia" accumulata e la scopai forte e intensamente, dandole colpi molto vigorosi, continua cazzo, continua, non erano parole ma suoni spezzati dal mio possederla, avevo voglia di farle "male", quel male sublime che sa dare una scopata quando s'è giovani e forti, e la scopai cazzo, la scopai intensamente, fermandomi solo quando sentivo che potevo sborrare, ma avevo più voglia di sentire lei godere e mi regalò un altro paio di orgasmi prima di venire a mia volta stremato di piacere e ormai privo di forza, il cuore batteva molto forte, mi lascia cadere sul letto al suo fianco ero intriso dei suoi umori e dei miei ma contento, molto contento.

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