Il figlio della mia collega

manu veneto
9 months ago

Stavo attraversando un periodo piatto, da qualche mese ero tornata single ma non era questo a preoccuparmi, dentro di me sentivo esserci qualcosa che non mi faceva stare serena ma che non sapevo spiegarmi.

Al lavoro le cose andavano come sempre, la solita routine insomma, e a provare a tirarmi su il morale ci pensava Mara, collega e amica di una quindicina di anni più anziana di me, divorziata da molto tempo e un figlio, Antonio di circa 25 anni, ma vado memoria.

Antonio non era un bel ragazzo, o almeno così lo ricordavo, simpatico sì, ma bello proprio no, l'avevo visto un paio di volte insieme a sua madre, ma erano passati alcuni anni, forse non era ancora maggiorenne.

Mara a volte davanti al nostro immancabile aperitivo finito il lavoro mi parlava delle avventure o disavventure del figlio, anche lui non stava attraversando un bel periodo, io l'ascoltavo ma senza prestare molta attenzione, ero più attenta quando mi parlava delle sue avventure sessuali che mi facevano morire dalle risate per il modo che le raccontava, fatalista e scanzonata, Mara era veramente una persona piacevole, genuina ed ero felice di averla nella mia vita.

Mentre la mia continuava ad essere vuota, le solite cose, da sola a casa in compagnia del gatto, della televisione e di un bel vibratore col quale mi sollazzo ormai ogni sacrosanto giorno, inviti ad uscire con qualche uomo ne ho ma c'era sempre qualcosa che mi faceva desistere all'ultimo.

Pochi giorni fa Mara parlando del figlio se ne uscì raccontandomi alcuni particolari intimi, sempre con quel suo modo da far diventare anche qualcosa di normale una specie di avventura, io come al solito l'ascoltavo un po' distratta fino a quando se ne uscì dicendo, mio figlio c'ha un cazzo tanto e non capisco come non riesce a tenersi una ragazza più di qualche mese, poi inaspettato mi arrivò l'invito a festeggiare il ventiseiesimo compleanno del figlio a casa loro, ovviamente accettai.

Confesso che quella frase mi entrò dentro al cervello, tanto che la sera in doccia ancora rimbombava nel cervello, un cazzo tanto, chissà cosa voleva dirmi tra le righe e mentre ci pensavo la mano era scivolata tra le coscie e un dito dentro la fica bagnata non solo dall'acqua calda, venni quasi subito, uno di quegli orgasmi nervosi e pieni di una certa rabbia, forse per i miei ormai 35 anni.

Per non presentarmi a mani vuoti comprai una sciarpa, si lo so fantasia portami via, poi arrivò la sera del compleanno, una volta arrivata a casa di Mara mi resi conto che era una festa per pochi intimi, eravamo in sette, una cugina, i nonni di materni di Antonio, un'amica della cugina che è stata anche una sua fiamma qualche anno fa ma questo lo scoprii durante la cena, poi io e Mara, insomma neppure un maschio a parte il festeggiato e il nonno prossimo ai 90 anni, beh poco male pensai tra me e me.

Messami comoda chiesi dov'era il festeggiato e Mara mi disse che, ridendo, che si stava facendo bello ed era ancora di sopra, mentre a me scappava di andare in bagno, Mara mi disse di andare pure sopra perché in quello sotto stavano facendo dei lavori, salite le scale prendo il corridoio che portava al bagno, la porta della camera di Antonio era socchiusa e d'istinto guardai dentro, cazzo che cazzo!!

Mi fermai di colpo, lo specchio del grande armadio rifletteva l'immagina di lui che si stava segando, i suoi occhi socchiusi la mano che teneva quel grosso arnese menando con foga su e giù, lasciandosi scappare qualche mugolio di piacere, ero come pietrificata perché non avevo mai visto, almeno non dal vivo una cosà così, una bella cosa così.

Non era particolarmente lungo, ma era grosso, una cappella rossa rossa, le vene ingrossate, leggermente curvato all'insù, tanto era veramente tanto e un brivido di piacere mescolato ad eccitazione percorse lo spazio che va dal cervello fino alla fica che di colpo si bagnò.

In quegli attimi sospesi avrei proprio voluto essere in ginocchio e giocare fino a farmi riempire almeno la bocca, si perchè non so se mi sarei fatta scopare da una cosa così, era una misura molto distante da quelle che fin'ora mi erano capitate con gli ex.

Stavo per andarmene quando Antonio aprì gli occhi all'improvviso e i nostri sguardi s'incrociarono, confesso che penso di essere diventata rossa mentre lui continuando a guardarmi esplose, i primi tre schizzi erano copiosi e di un bianco candido mentre continuava a menarsi l'asta e io non sapevo cosa fare se non scappare in bagno dall'imbarazzo di essermi fatta scoprire.

Quando uscii lui non c'era già più, scesi le scale e il suo comportamento non lasciava trasparire niente, come se ciò che è capitato non fosse stato reale, mentre non riuscivo a togliermi l'immagine di quel ben di dio dal cervello, ci sedemmo a tavola e lui stava di fronte a me, ogni tanto lanciava qualche occhiata che io cercavo di sfuggire ma ormai l'immagine di lui che si segava mi stava torturando.

Il suo piede tocco il mio, la prima volta ritrassi la gamba indietro, guardandolo volevo capire se era un caso o se c'era malizia, la seconda volta fù inequivocabile che lo gesto era voluto e la gamba non la ritrassi anzi, mi sfilai il decoltè e allungandola inizia a premere delicatamente nel pacco con le sue cosce che si allargarono per farmelo toccare meglio.

Ora, dovrei dire stranamente, non mi sembrava più così brutto, anche se a dire il vero da quell'ultima volta che l'avevo visto era anche migliorato e si era fatto più maschio, ma so che potrei risultare poco credibile o semplicemente molto troia ma sinceramente non me ne può fregar di meno, io quel cazzo lo volevo, mi aveva acceso qualcosa e poco m'importava dei dieci anni di differenza, che era il figlio della mia amica, io lo volevo e lo dovevo avere.

Comunque la serata proseguì a stuzzicarlo, cosa alla quale lui si prestò molto volentieri poi il caso fece il resto, arrivato il momento dei saluti, montata in auto questa non ne volle sapere di mettersi in moto e così Mara con quel suo fare ruspante quasi ordinò al figlio di darmi un passaggio fino a casa, non se lo fece certo ripetere due volte, prese le chiavi e si mesi un giubbotto e dopo pochi minuti eravamo verso casa mia.

Ci furono solo pochi minuti di silenzio poi ruppi io il ghiaccio mettendogli una mano sulla coscia, la tentazione di andare oltre era forte ma nella mia testa era già tutto chiaro su cosa volevo e su come l'avrei fatta, una volta davanti a casa sarei stata oltremodo scortese se per ringraziarlo non l'avessi invitato a salire per un ultimo brindisi.

Ovviamente anche qua non si fece certo pregare, parcheggiata l'auto e due rampe di scale era inchiodato alla parete dell'entrata di casa, confesso che non mi era mai capitato neppure nelle mie più porche fantasie di comportarmi in un modo così, potrei dire che quasi non mi riconoscevo o forse non mi ero mai conosciuta bene fino in fondo.

La voglia di sentire quel cazzo era così forte che dopo un paio di baci eravamo già nel divano, lo feci sedere comodo e lo spogliai, quando era solo coi boxer vidi quel meraviglioso rigonfiamento, lo accarezzai con il palmo della mano aperta, era duro e tanto o se preferite era proprio tanto duro, la luce soffusa, un filo di musica che manco ricordo da dove arrivava, le mani che presero il tessuto dei boxer dalle estremità, facendolo scivolare a terra e il suo cazzo davanti si stagliò diritto davanti alla mia faccia, visto da quella prospettiva ora devo dire che era anche lungo, lo guardai eccitata mentre lui si lasciava fare proprio come un bravo scolaretto ubbidiente, lo presi prima con una mano, mettendomi quasi a ridere, una risata per certi versi isterica, non la saprei spiegare meglio, po l'afferrai anche con l'altra, se mi vedessi sono certa che in quel momento avevo una espressione di donna felice e quel sorriso stampato nel volto, lo annusai e poi lo sfregai nelle guance, per poi iniziare a baciargli la cappella, era grossa grossa, provai a testarlo prendendolo in bocca che dovetti spalancare bene, mi riempiva e una volta infilato riuscii a prendrne un po' più della metà.

Dai inizia a succhiare troia, me lo disse con un tono da stronzo, autoritario, io obbedii immediatamente, ora era l'allievo a dettare ordini alla maestra e la cosa non mi dispiaceva affatto, anzi mi eccitava ancora di più, poi sentire la sua mano premere nella testa e il suo bacino alzarsi per spingerlo ancora più dentro la bocca, fino a farmi mancare l'aria, qualche attimo in apnea e una volta ripreso fiato mi iniziai a godere la sua cappella e quell'asta piena di vene che pulsavano, intanto nella mia testa cresceva la curiosità di sentirlo dentro anche se non nascondo un certo timore che mi potesse far male.

Continuai a succhiare e pompare per almeno una quindicina di minuti, poi mi alzai di scatto e mi sfilai la gonna e gli slip mentre Antonio guardandomi lo menava lentamente, montai con le ginocchia sul divano, aprendo le gambe più che potevo, anche se ero inzuppata dei miei umori già molto abbondanti misi un po' di saliva nell'asta, fa guidare me, glielo dissi e lui comprese subito cosa volevo dire, lo presi con la mano e lo feci scivolare tra le labbra, un po' alla volta, lentamente lo prendevo, le sue mani mi cingevano i fianchi stringendolo e la sua bocca mangiava il mio piccolo seno, intanto mi abbassavo sempre più e sentivo quel cazzo entrarmi dentro ed aprirmi, le pareti della vagina erano tese, mi muovevo su e giù prendendo confidenza con quella meraviglia della natura, fino a quando il dolore iniziava ad essere intenso piacere e così iniziai a cavalcarlo con furia e voglia, lanciando alcune grida di piacere che cercavo di strozzare in gola ma non riuscivo, avrei voluto gridare forte mentre mi montava un orgasmo che mi fece godere come non mai di quel cazzo, ma ne volevo ancora, sentivo che non era sazia e forse dovevo recuperare il tempo perso.

Prima di continuare a scoparlo ancora gli diedi un'altra bella succhiata al cazzo, amo sentire quei sapori di fica e cazzo mescolati insieme, sono un nettare inebriante per il cervello e così eccitante come sapore e poi non nascondo che avevo anche voglia di farmi riempire la bocca di calda sborra che mi mancava da non ricordo più quanto tempo, ma c'era tempo per quello, intanto leccavo e succhiavo le gocce che uscivano dalla sua cappella, ero in estasi lo confesso.

Quando ero pronta a farmi sbattere a pecora come una brava cagnolina ubbidiente mi alzai e mi misi a novanta sul divano, ma invece di sentire il suo cazzo entrare dentro sentii la sua bocca e poi la sua lingua e un dito entrare nel buchino stretto del mio culo, cazzo il giovane stronzo ci sapeva pure fare, una volta lasciato l'orifizio le sue mani aprirono la fica, sentivo la sua lingua pennellare le labbra per poi entrarci dentro con la punta, un'altra fiammata incendiò il mio corpo, le gambe iniziarono a irrigidirsi per poi tremare subito dopo quando mi regalò un altro orgasmo, questa volta più intenso del primo forse perchè mentre venivo e godevo lui continuava a succhiarmi la fica, insaziabile porco.

Mi lasciai cadere di peso sul divano, sempre col culo all'insù, avevo gli occhi chiusi, la mente leggera e mentre il respiro stava tornando normale lo sentii afferrarmi per le cosce divaricandole, la sua mano sulla schiena la mi pressava e costringeva verso il basso facendo alzare ancor di più il mio culo, uno schiaffetto, poi un altro ancora e mi sentii penetrare con forza, da prima la cappella dura e grossa che apriva le mie carni facendosi prepotentemente strada e poi il suo cazzo che lo sentii per la prima volta tutto dentro alla mia fica ora non più stretta come prima, il mio volto poteva essere una maschera di doloroso piacere e mi scesero anche un paio di gioiose lacrime mentre iniziava a pompare forte e a dirmi parole che mai a nessuno avevo concesso di dire ma che in quel momento, oltre ad essere la pure e semplice verità, da lui le stavo quasi aspettando, ancora una volta mi trovavo estasiata , mi stava sbattendo molto forte e ad ogni colpo sentivo aprirsi sempre più la fica che iniziava a bruciarmi un po', ma non me ne importava niente, volevo sentire quel dolore penetrarmi e invadermi ovunque,

Dopo una poderosa raffica si fermò e d'istinto continuai io a muovermi all'impazzata, indescrivibile quello che stavo provando nel sentire quell'ampiezza di movimento da quando era tutto dentro a quando era fuori, un piccolo bastone che mi stavo godendo come mai in vita, e continuavo, ero stremata ma ne volevo ancora, e così seguirono in rapida successione due orgasmi che mi piegarono su me stessa, piacere e dolore erano mescolati perfettamente ma ora stava prevalendo il secondo, la fica era aperta e in fiamme, mi bruciava e non riuscivo a tenere le cosce chiuse, ridevo felice ridevo e mi scendevano le lacrime.

Mi ci vollero alcuni minuti per riprendermi anche se non del tutto, ma la forza e soprattutto la voglia di sentirmi riempire la bocca era ancora molto forte e così gli feci un altro gustoso pompino, era molto eccitato che dopo poco venne e vedere quel cazzo perdere consistenza fino a tornare a riposo tra le mie labbra sporche di sborra è stato un altro piacere di una giornata che ricorderò a lungo.

Erotika

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