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Erotika
La mia vicina Lucia
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Racconto14 min di lettura

La mia vicina Lucia

Una vicina calda e arrapante perseverando può anche dartela... questa ne è la storia.

manu veneto
1 anno fa · 1.8k letture · 1

Lo sapeva molto bene che aveva spesso i miei occhi addosso, a volte capitava che gli sguardi si incrociavano, lei sdraiata sul prato davanti a casa a prendere il sole con le tette al vento e io seduto in giardino dietro casa a guardarla tra la siepe, questa storia andava avanti da molto tempo, fin da adolescente praticamente solo che ora non ero più quel ragazzino e nonostante gli anni passati Lucia restava sempre un gran pezzo di fica, ecco solo un po' più matura.

Lei sui 45 anni e io poco più che ventenne e con il cazzo sempre duro e gli ormoni a mille, e quel sogno di fotterla che ormai era una fantasia sempre più ricorrente, quante seghe mi ero fatto pensando a come poteva fare i pompini o come avrebbe goduto se le mangiavo la fica, fica che ogni tanto me la faceva annusare aprendo le cosce maliziosamente quando si accorgeva che la stavo spiando.

Così un tardo pomeriggio di giugno col sole ancora alto e una temperatura torrida mi feci più audace, anche sfrontato e mentre si passava l'olio abbronzante sulla pelle tirai fuori il cazzo già duro e lo iniziai prima a sfiorare per finire a segarmi sperando che riuscisse a vedermi o sentirmi mentre fantasticavo come fotterla.

Non ero sicuro che poteva vedermi ma il silenzio era rotto dal mio ansimare e guardando le sue mani, il modo come si sfiorava e accarezzava, le dita che scivolavano sulla pelle abbronzata, le gambe che si allargavano sempre più e che mi permettevano di vedere distintamente il taglio della sua fica chiusa in quel costume che immaginavo di strapparle coi denti, quel suo sfiorare prima la pancia per poi scendere verso l'interno delle cosce e salire lungo la linea che separava l'inguine dal ventre, giocare col bordo del costume che alzava leggermente per infilare un dito e poi un altro dentro al suo paradiso per ritirarli subito dopo e girare la testa abbozzando un sorriso.

In me cresceva sempre più l'eccitazione e cercavo di allungare lo sguardo mentre la mano si muoveva sempre più veloce fino a farmi esplodere in una copiosa sborrata, Oh sì, era una donna sensuale e una femmina diabolica che stava giocando come fa il gatto col topo.

Poi un giorno capita che il destino si mette a scrivere una pagina inaspettata, ed ecco che due linee parallele, come spesso lo sono fantasia e realtà e che non si sarebbero mai dovute incrociare, finiscono per incrociarsi.

lei era da qualche giorno a casa da sola, il marito e i due figli erano partiti per le vacanze estive e Lucia li avrebbe raggiunti qualche giorno, si sa che l'occasione fa l'uomo ladro ma per dirla tutta quella volta fece la donna ladra, perché lei aveva già deciso cosa voleva e come se la sarebbe presa e così capitò, solo che io ovviamente ero totalmente ignaro e un po' ancora ingenuo e così che con una banale scusa mi ritrovai nella tana del lupo, è un attimo credere di essere dei cacciatori e scoprirsi prede e quella sera appresi un altro insegnamento.

Con la scusa che era rimasta al buio mi venne a suonare il campanello sapendo che anche io ero da solo in quel afoso Luglio di un po' di anni fa, nell'andare a vedere chi fosse non nascondo che rimasi sorpreso nel vedere che era lei, oggetto e soggetto di molte mie fantasie erotiche di quegli anni, indossava un vestito bianco che oltre a risaltare la sua abbronzatura metteva in evidenza il suo corpo, aprii il cancello e la feci entrare in casa e mentre preparavo il caffè mi spiegò del problema con la luce.

Prendemmo il caffè seduti in giardino e scambiando due chiacchiere fumando una sigaretta poi presi la torcia e andammo a vedere se si poteva risolvere il problema, erano molti anni che non entravo a casa sua, da piccolo capitava che mi fermavo a mangiare da loro, con Dario, il figlio più piccolo eravamo coetanei e poi c'era Laura di un paio di anni più vecchia e che è stata la mia prima infatuazione di quando ero poco più che bambino.

La flebile luce della torcia illuminava la scalinata che portava al piano superiore della casa e che ricordavo molto bene perché mi aveva sempre affascinato, per il resto era tutto diverso probabilmente quando morì la suocera sostituirono il vecchio mobilio con qualcosa di più moderno, le domandai dove si trovava il contatore generale, nel chiederlo mi girai verso di lei che stava qualche passo più indietro e puntandole la torcia contro la illuminai restando piacevolmente sorpreso nel vederla spogliata di quel bel vestito e con solo l'intimo addosso.  

Non ero per nulla imbarazzato, solo che mi colse di sorpresa e mi imbambolai a fissarla, così Lucia per riportarmi alla realtà con voce bassa e roca e un tono malizioso e provocatorio mi disse se la preferivo così o quando la spiavo da dietro la siepe, il tutto accompagnato da un giro su se stessa per farsi ammirare in tutta la sua troiaggine, la risposta gliela diedi tappandole la bocca con un bacio, per la prima volta sentii il suo sapore, il suo odore e il calore di quel corpo sul quale mille volte avevo fantasticato negli anni, misi le mani ovunque con foga e impeto, fin troppo e così mi stacco, calma calma, ora ti insegno l'arte dell'attesa, della calma, della lentezza, ti spiego la donna, non c'è fretta abbiamo tempo.

Mi prese la mano ma prima si fermò davanti allo sportellino del quadro della luce, lo aprì e alzò l'interruttore generale dando luce alla casa, si girò verso di me facendomi l'occhiolino, ecco mi disse, prima lezione, poi mi accompagnò su per l'ultima rampa della scalinata verso la sua camera che era illuminata con delle candele e da un paio di abat jour con una luce tenue che rifletteva nell'ampio specchio del grande armadio a muro largo tutta la parete della camera e alto fino al soffitto, dalla finestra aperta entrava una leggera brezza che muoveva le fiammelle delle candele, il gioco di luci e ombre amplificato dallo specchio è ancora impresso nella mia mente.

Mi fece sedere sul bordo del letto mentre lei ci montò sopra mettendosi dietro a me, con le gambe allungate mi cingeva i fianchi, mi alzò le braccia sfilando la maglietta continuando a zigzagare con le labbra tra collo e schiena, quel suo fare svegliò il cazzo e accese il cervello, avevo una voglia di saltarle addosso ma soffocai quell'impulso ricordando le parole di prima sul piacere dell'attesa, anche se devo ammettere che era mentalmente difficile e il corpo era parecchio teso e così mi sussurrò di rilassarmi, aveva un cazzo di tono in quella voce che mi faceva ribollire il sangue.

Continuava a sfiorarmi la pelle con le labbra appena umide provocandomi molti brividi, gli occhi erano una piccola fessura che fissavano allo specchio l'immagine di noi due, portai la testa all'indietro intanto le sue mani erano nel mio corpo sfiorandolo sempre più decisa, vidi le sue dita scivolare tra i capezzoli stringendoli forte procurandomi un doloroso piacere ero pervaso da intensi brividi in bilico dal dirle basta o da farla continuare, mi eccitava sempre di più quello che mi stava facendo ed era qualcosa di diverso e di nuovo per un giovane e acerbo ragazzo qual ero.

Una volta terminato di torturare i miei capezzoli ormai turgidi fece scivolare le mani verso il ventre accarezzandolo con ampi movimenti, poi proseguì più sotto fino a trovare la mia erezione, iniziando a massaggiarmi attraverso il tessuto col palmo della mano che correva lungo l'asta dura e gonfia, intanto la lingua insisteva sulla mia pelle che era accapponata pervasa da mille tremoli e intensi brividi che facevano volare un cervello ormai liquido.

La sua mano insisteva sempre più veloce sul cazzo e con l'altra mi sfiorava petto e ventre in un movimento opposto fatto di una lentezza estenuante ma che non faceva altro che crescere la voglia di esplodere, sentivo il sangue pulsare nelle vene in me viveva un contrasto mai provato prima, ero rilassato e teso allo stesso tempo e rischiavo di venire ancor prima di iniziare ma stavo conoscendo e apprezzando quel sublime piacere che era l'attesa.

Si fermò all'improvviso per sfilarmi i pantaloni e facendo leva con le braccia nel morbido materasso alzai il bacino per farli sfilare e vennero via anche i boxer che caddero nel pavimento di legno, la sua mano trovò l'asta leggermente ricurva, dura e tesa con la cappella rossa e gonfia, ero ormai prossimo a venire ma cercavo di resistere e lei lo sapeva molto bene, non ti preoccupare se vieni, c'è tempo, non c'è fretta, aveva quel tono ipnotico e quelle parole erano delle frecce, intanto coi polpastrelli delle dita mi accarezzava il glande e tra penombre e luci fioche i nostri sguardi s'incrociavano per lasciarsi l'istante dopo.

La sua bocca era sul collo, sentivo le labbra umide sulla pelle mentre continuava a segarmi con una mano e con i polpastrelli dell'altra continuava a sfiorare la cappella fino a farmi esplodere, i primi due schizzi densi andarono in alto seguì un abbondante sborrata che scese lungo l'asta sporcando la mano che imperterrita continuava a menarmelo veloce cosce.

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