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Una notte senza freni
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Racconto10 min di lettura

Una notte senza freni

Quella sera eravamo ubriachi, senza freni. Bastò una chiacchierata sul cofano dell’auto perché Fabio mettesse le dita nella figa della mia ragazza, davanti a tutti. Da lì in poi perse ogni freno: io la guardavo trasformarsi nella nostra troia, scopata e riempita in ogni buco, mentre la mia eccitazione saliva alle stelle. Quella notte, in quel parcheggio, ho visto la mia donna godere come mai prima.

Peccati e Guai
1 anno fa · 1.5k letture · 1

Il suo corpo tremava, le mani graffiavano il cofano, e io affondavo sempre più dentro, godendo della stretta del suo buco. Fabio non perse tempo: le prese la testa e le ficcò in bocca il suo cazzo enorme. Lei si strozzò subito, ma non mollò: iniziò a succhiarlo con tutta la gola, sbavando, con gli occhi pieni di lacrime e un mugolio continuo che mi faceva impazzire.

«Guarda che troia» dissi, aumentando il ritmo. «Vuole due cazzi nello stesso momento.» Fabio ansimava, tenendole la testa: «Prendilo tutto in gola, puttana.»

Lei mugolava con la bocca piena, ma ci riusciva: «Mmm sìì, scopatemi forte! Riempitemi tutta!»

Io spingevo nel suo culo con colpi secchi, le palle che le sbattevano contro. Sentivo il suo buco stringermi e rilassarsi a ogni spinta. Lei succhiava come una forsennata, strozzandosi sul cazzo di Fabio che le occupava la gola.

«Ti sto spaccando il culo, troia» le ringhiai nell’orecchio. «E io ti riempio la bocca» aggiunse Fabio, affondando ancora più a fondo.

Io sentivo che stavo per venire. La stretta del suo culo mi faceva perdere la testa. «Ti svuoto dentro, troia! Ti riempio il culo di sborra!» urlai, aumentando la velocità.

«Sììì vieni dentro!» riuscì a mugolare lei, prima che Fabio le riempisse di nuovo la bocca.

Con un ultimo affondo esplosi. Una scarica calda e potente si riversò nelle sue viscere, riempiendola tutta. Continuai a spingere, inondandola finché non sentii il seme traboccare e colare fuori attorno al mio cazzo. Rimasi dentro a pulsare, svuotandomi completamente.

Quando uscii, il suo buco gocciolava della mia sborra, aperto e tremante.

Lei ansimava, il viso appiccicato al cofano, i capelli arruffati, ma ancora non aveva finito. Si voltò verso Fabio, con la bocca sporca di saliva e occhi da troia consumata: «Adesso scopami tu il culo.»

Fabio non ci pensò due volte. Le divaricò le chiappe con le mani grandi, puntò la cappella lucida contro il suo ano ancora dilatato e colante della mia sborra e, con un colpo secco, la infilò dentro. Lei urlò come una pazza, un urlo che vibrava tra dolore e piacere: «Aaaah sììì! Spaccami il culo anche tu!»

Io guardavo con la bocca secca. Il suo cazzo enorme spariva lentamente nel suo buco, e ogni spinta faceva schizzare fuori parte della mia sborra, che colava lungo le sue cosce e gocciolava dal cofano. «Senti come scivola bene con la mia sborra?» gli dissi eccitato. Fabio ansimava: «Cristo… è caldissimo… stringe da morire.»

Lucrezia gemeva come una bestia, con la voce roca e spezzata: «Oh Dio… sì, così… mi state devastando il culo! Continuate, non fermatevi!»

Fabio la prendeva con forza, spingendo sempre più dentro, le palle che sbattevano contro la sua carne. Io le tenevo i capelli, le sussurravo nell’orecchio: «Guarda che troia sei… due volte riempita nello stesso buco.» «Sìì, sono la vostra troia!» gridò lei, mentre il suo corpo sobbalzava sotto le spinte.

Dopo qualche minuto, con il respiro rotto e il corpo scosso da brividi, gemette: «Ti prego… adesso voglio sentirti nella figa. Riempimela tutta di sborra!»

Fabio stava già tremando di piacere, il suo cazzo pulsava dentro al suo culo stretto. Lo tirò fuori, lucido della mia sborra e dei suoi umori, e lo puntò subito contro la sua figa fradicia e aperta. Con una spinta brutale entrò tutto dentro.

Lucrezia urlò, spalancando le gambe: «Sììì! Spaccami la figa! Voglio sentirti esplodere dentro di me!»

Fabio la scopava furioso, con colpi profondi e violenti, mentre il suo cazzo enorme le apriva le pareti interne. Io mi tenevo a un passo, guardando la scena più eccitante della mia vita: la mia donna, riempita e devastata, pronta a farsi inondare ancora una volta.

«Stai per venire?» gli chiesi, con la voce tremante. «Cazzo sì!» ansimò lui, senza fermarsi. Lucrezia gridava come indemoniata: «Sììì, vienimi dentro! Riempimi la figa, fammi esplodere di sborra!»

Fabio affondò fino in fondo e urlò. Una scarica violentissima di sborra calda si riversò dentro di lei. Sentii il suo corpo sobbalzare, vidi la figa gonfiarsi e traboccare subito. Getti e getti di seme denso che uscivano attorno al suo cazzo, colando lungo le cosce, scivolando sul cofano, gocciolando a terra.

Lucrezia tremava, in preda a un orgasmo devastante, mentre la sua figa veniva riempita fino all’orlo. «Dio, sììì! Riempimi tutta!» gridava, e ogni parola era un colpo in più al mio cazzo già duro di nuovo.

Fabio la teneva ferma e continuava a pulsare dentro, svuotandosi completamente. Quando si ritirò, la figa di Lucrezia colava sborra da ogni lato, un fiume bianco che scivolava fuori in abbondanza.

Io non resistetti. Mi chinai subito tra le sue cosce spalancate, la sua figa che traboccava sborra da ogni lato, colando copiosa lungo le labbra e sulle cosce. La aprii con le dita, guardando il seme caldo che usciva a rivoli, e ci affondai la lingua.

Il sapore era intenso, salato, misto al suo gusto dolce e bagnato. Leccavo come un pazzo, bevevo tutto quello che colava, succhiavo la sborra direttamente dal suo buco ancora aperto. Lei gemeva, tremando: «Oh Dio… sì… ripuliscimi tutta… leccami bene, fammi tua.»

Fabio la guardava con gli occhi sgranati, incredulo, il cazzo ancora semi-duro che pulsava. Io invece non staccavo la lingua, spingevo sempre più dentro, raccogliendo ogni goccia, bevendola, facendola mia. Sentivo la sua figa stringermi contro la lingua, ancora in spasmi da orgasmo.

«Bravooo… leccami tutta la sborra… sei il mio uomo… voglio che la bevi tutta da me» ansimava lei, le mani che mi tenevano la testa schiacciata tra le sue cosce.

Continuai fino a quando non restò nulla, solo la sua figa lucida e ripulita, gonfia e ancora pulsante. Poi risalii verso di lei e la baciai sulla bocca. Le nostre lingue si intrecciarono, e le feci assaggiare il seme che avevo appena leccato dal suo corpo. Lei gemette, baciandomi con avidità, godendo del sapore sporco che ci univa.

Restammo così, abbracciati, sudati, ansimanti, con il cuore che martellava. Fabio ci guardava con un mezzo sorriso, ancora scosso dall’aver partecipato a quella follia. Io fissai Lucrezia, sfatta e col sorriso sporco sulle labbra, e capii che quella non sarebbe stata l’ultima volta.

Quella notte, in quel parcheggio, l’avevamo trasformata nella nostra troia, riempiendola di sborra in ogni buco. E la cosa più eccitante era la certezza che ci sarebbe stato un seguito.

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Peccati e Guai

11 racconti, 2 libri.

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