Vai al contenuto
Erotika
Una notte senza freni
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Racconto10 min di lettura

Una notte senza freni

Quella sera eravamo ubriachi, senza freni. Bastò una chiacchierata sul cofano dell’auto perché Fabio mettesse le dita nella figa della mia ragazza, davanti a tutti. Da lì in poi perse ogni freno: io la guardavo trasformarsi nella nostra troia, scopata e riempita in ogni buco, mentre la mia eccitazione saliva alle stelle. Quella notte, in quel parcheggio, ho visto la mia donna godere come mai prima.

Peccati e Guai
1 anno fa · 1.5k letture · 1

La cena ci aveva già fatti volare via con l’alcol. Risate, bicchieri svuotati uno dopo l’altro, quel calore nello stomaco che ti fa sentire leggero e ti abbatte i freni. Io e Lucrezia uscimmo insieme, ridendo, e ci rifugiammo in macchina. Lei era uno spettacolo: vestitino nero corto, aderente, che le fasciava il culo come un guanto, tacco alto che la faceva oscillare sensuale, i capelli sciolti e gli occhi brillanti.

Mi misi al volante, pronto a tornare verso casa o a cercare un altro locale, ma lei disse che voleva scambiare due parole con Carlotta e Fabio, fermi poco più in là. La osservai scendere: i suoi tacchi che picchiavano sull’asfalto, il vestitino che si sollevava appena mentre si muoveva. Si sedette accanto a Carlotta sul cofano dell’auto, e Fabio era in piedi davanti a loro. Da dove ero io vedevo solo la sua schiena larga, le risate, i gesti. Ma qualcosa non tornava. Lucrezia si muoveva in un modo strano, si contorceva leggermente, come se trattenesse un brivido. Io la fissavo, eccitato senza capire, il cuore che batteva più veloce.

Quando tornò verso di me aveva stampato in faccia quel sorriso da gatta che sa di avere un segreto. Salì in macchina, accavallò le gambe e si sistemò il vestito. Poi lo tirò su appena, lasciando intravedere il tanga azzurro, spostato di lato. La sua figa luccicava. Gonfia, bagnata, grondante. «Guarda…» disse ridendo piano, ma il suo respiro era irregolare. «Fabio era ubriaco… mi ha infilato le dita davanti a Carlotta. Non gli ho detto nulla, stavo godendo troppo.»

Il mio cazzo si gonfiò di colpo, divenne duro come marmo sotto i jeans. Le infilai subito la mano tra le cosce. La sua figa bollente mi si aprì sotto le dita, colante, accogliente. Lei ansimò e si contorse sul sedile. «Ha delle mani enormi…» sussurrò. «Dio, pensa al cazzo che deve avere.»

Quelle parole mi fecero tremare. Lei si chinò subito su di me, mi slacciò i pantaloni e tirò fuori il cazzo, iniziando a spompinarmelo con fame, sbavando, muovendo la testa come una troia in calore. Io affondavo le dita più in fondo nella sua figa, e i suoi umori colavano sul sedile, bagnandolo.

Fuori, a pochi metri, Fabio e Carlotta ogni tanto si giravano. La posizione di Lucrezia non lasciava spazio a dubbi: era chiaro cosa stesse succedendo. E questo mi eccitava da morire.

«Lo vuoi provare, vero?» le sussurrai. Lei mi guardò negli occhi, la bocca sporca della mia saliva e del suo desiderio: «Lo vorrei da morire.»

Proprio in quel momento arrivò Davide, il fidanzato di Carlotta. Ci ricomponemmo in fretta, scendemmo e lo salutammo. Lui caricò Carlotta e se ne andò. Restammo solo noi tre: io, Lucrezia e Fabio. L’aria si fece densa, carica, sospesa.

Fabio ruppe il silenzio: «Andrò a casa, vi lascio ai vostri doveri…»

Scoppiai a ridere: «Fabio, è colpa tua se stasera commettiamo atti osceni in luogo pubblico.» «Mia?» ribatté spaesato. «Sei stato tu a farla bagnare.»

Lucrezia sorrise, occhi di fuoco: «Prova tu a infilarmi quelle dita e non bagnarti… mi hai praticamente aperta.»

Fabio deglutì, imbarazzato: «Non ricordo nemmeno… non volevo… mi scuso.» «Scusarti?» replicai. «Da quando far godere una donna è una cosa negativa?» «Ma… è la tua ragazza…» Lucrezia lo fissò dritto: «E io adesso ti voglio.»

Io sorrisi: «Vuole il tuo cazzo.»

Fabio rimase lì, confuso e duro allo stesso tempo, ma lo sguardo di Lucrezia non lasciava scampo. Si sedette di nuovo sul cofano, allargò le cosce e con un gesto lento si sfilò il tanga azzurro, ormai zuppo, lasciandolo cadere a terra. La figa era lucida, gonfia, pulsante. «Ti prego… fammi godere di nuovo» sussurrò, ma con gli occhi da troia in pieno calore.

Fabio si avvicinò piano, quasi incredulo, e le passò una mano tra le gambe. Un dito sparì subito dentro di lei. Lucrezia gemette forte, arcuandosi. Poi due dita, poi tre. Le sue mani grandi la dilatavano, la riempivano. Gli umori scorrevano copiosi, colando lungo le sue cosce e sul cofano. Improvvisamente il suo corpo tremò: uno spruzzo violente le uscì dalla figa, bagnando tutto.

«Cristo, ma squirta!» esclamò Fabio, eccitato e sorpreso.

Lei ansimava, senza un briciolo di vergogna: «Continua! Non fermarti!»

Lui si chinò e incollò la bocca sulla sua figa bagnata, iniziando a leccarla con foga. La lingua che scivolava dentro, le labbra che succhiavano, il mento sporco dei suoi umori. Lei urlava, gli stringeva i capelli, gemeva come una puttana consumata. Il suo corpo tremava mentre un altro orgasmo la travolgeva, bagnandogli la faccia.

Io nel frattempo non resistevo più: cazzo duro in mano, mi segavo guardandoli, il cuore che martellava.

«Scopala, Fabio» dissi, con la voce roca. «Ne ha bisogno.»

Fabio si tirò giù i pantaloni e lo liberò. Mi bloccai a guardare: cazzo enorme, lungo e spesso, una mazza che faceva sembrare il mio più piccolo. Lucrezia lo vide e spalancò gli occhi, mordendosi il labbro. «Dio… guardalo… voglio sentirlo dentro.»

«Non ho preservativi» balbettò lui. «Non li usiamo» ribattei secco. «Scopala a pelle.»

Non servì altro. Puntò la cappella contro le labbra gonfie e lucide della sua figa e con un colpo solo glielo piantò dentro tutto. Lei urlò come se fosse stata trafitta, un urlo che si trasformò subito in godimento: «Ooooh Dio, sììì! Spaccami!»

Ogni colpo faceva sobbalzare il suo corpo contro il cofano. Il vestito nero era arrotolato in vita, le tette rimbalzavano fuori dal reggiseno. Fabio la prendeva con spinte lunghe e profonde, e io mi segavo a un passo, guardando la mia donna aperta da quel cazzo mostruoso.

«Troia, sei nata per questo» ringhiò lui. «Sìì! Scopami! Fammi tua!» gridava lei, senza freni.

Mi avvicinai, le presi la testa e le infilai il mio cazzo in bocca. Lei lo succhiò con fame, alternando gemiti e risucchi, mentre sotto veniva sfondata da Fabio. Mi guardava con gli occhi lucidi, succhiando e strozzandosi sul mio cazzo.

«Guarda come ti usiamo» le dissi, tirandole i capelli. Lei mugolò con la bocca piena: «Mmmmh sìì! Fatemi quello che volete!»

Fabio la martellava, le palle che schiaffeggiavano il suo culo, e ogni colpo faceva sprizzare ancora umori fuori dalla sua figa. Io godevo a vederla così, messa in mezzo, sottomessa al nostro desiderio.

Poi mi scostai un attimo e dissi a Fabio: «Adesso le apro il culo.»

La rigirai leggermente sul cofano, le presi i fianchi e puntai il mio cazzo al suo buco stretto. Con le dita l’avevo già preparata, ma era sempre un’impresa. Spinsi piano, poi con più forza, e sentii l’anello che cedeva e mi avvolgeva. Lei urlò forte, la voce spezzata dal piacere: «Aaaah sììì! Scopami il culo!»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Pagina 1 di 2 · 0%

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista