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Pensando a mia cugina (terza parte)
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Racconto9 min di lettura

Pensando a mia cugina (terza parte)

Epilogo della storia con mia cugina

Mario Rossi
1 anno fa · 971 letture · 1

Intanto la mia lingua continuava a muoversi con decisione, divorandola con movimenti larghi e circolari, per poi concentrarsi in rapidi titillamenti sul suo clitoride teso.Ogni volta che la sfioravo, il suo corpo sobbalzava; i gemiti si facevano più acuti, e i tremori la scuotevano sempre più a fondo.Sentivo il suo orgasmo salire, potente, imminente...

Il respiro si fece affannoso, i muscoli delle cosce tesi, pronti a cedere al piacere...stava per venire.

L'orgasmo arrivò in modo travolgente, il corpo contratto in un arco di piacere puro,un grido le sfuggì dalle labbra mentre il suo piacere scendeva in ondate violente contro la mia lingua, bagnandomi con il suo sapore caldo e profondo.

I suoi muscoli si tendevano e si rilassavano a scatti, i fianchi ancora attraversati da tremiti involontari mentre io stavo impazzendo dal desiderio,il mio corpo bruciava di voglia,il mio cazzo, duro al punto da farmi male, pulsava in cerca di lei.

"Vieni qui..." sussurrò, la voce roca, spezzata dal piacere ancora vibrante nel suo corpo.Mi tirò a sé con le mani tremanti ma decise, e le sue labbra cercarono le mie con una fame che mi incendiò.."Lo voglio dentro di me... adesso..."

Mi abbassai i pantaloni con foga, quasi strappandomeli di dosso. Il mio sesso balzò libero, teso, lucido,le sfilai le mutandine, ma non del tutto...le lasciai appese a una gamba,da poterle vedere quando la scopavo, e, senza dire una parola, la penetrai con un solo, lungo affondo. Era calda, stretta, ancora scossa dal piacere, e mi accolse con un gemito roco, buttando la testa all’indietro. Iniziai a muovermi dentro di lei con colpi lenti ma profondi, le mani che le stringevano le cosce spalancate, il tavolo che vibrava sotto di noi.

Ogni mio colpo la faceva gemere più forte, le sue gambe che mi stringevano i fianchi, mentre la scopavo con un ritmo che non lasciava scampo.

"Sto per venire… sto per venire…" gemette lei, la voce spezzata, quasi un lamento disperato mentre le mie spinte si facevano sempre più profonde.

Sentii il suo corpo irrigidirsi di colpo, poi vibrare sotto di me...un altro orgasmo la travolse, più violento, più crudo e mentre gemeva sentivo le sue unghie che affondavano nei fianchi, e il suo ventre che si contraeva attorno al mio cazzo con scosse incontrollabili...Intanto le mie mani continuavano a stringerle le cosce e la bocca era incollata al suo collo, mentre il mio corpo si abbandonava al suo, in questo suo ultimo devastante orgasmo.

Stavo impazzendo. Il piacere saliva rapido, violento, teso come una corda sul punto di spezzarsi.Le sollevai le gambe e le poggiai sulle spalle, senza smettere di spingere dentro di lei in modo sempre più forte e deciso.

Intravedo le mutandine che avevo lasciato volutamente agganciate a una gamba,un dettaglio che mi incendiò ancora di più.

Le afferrai le gambe con forza,baciandole e leccandole tutte, mentre continuavo a affondare i miei colpi, ormai in preda ad una eccitazione incontenibile

Capì che stavo per venire,lo capì dal mio respiro spezzato, dai miei movimenti sempre più rapidi, nel modo in cui la prendevo con forza crescente."Ti prego... aspetta... voglio venire insieme a te..." disse con voce tremante, le mani premute sulle mie anche per trattenermi.

Quelle parole mi attraversarono come un brivido, accendendo ancora di più il desiderio, ma mi diedero anche la forza di resistere. Facevo di tutto per trattenere l’onda che cresceva dentro di me, cercando di rimandare quel momento estremo. Ogni fibra del mio corpo era tesa, pronta a cedere, ma mi aggrappavo al desiderio di restare con lei fino alla fine. "Resisti… tienilo dentro ancora un attimo… voglio venire insieme a te…" continuava lei,con una voce ormai strozzata dai gemiti. Sentivo i suoi movimenti farsi più intensi, il respiro spezzato, le mani che mi stringevano con una forza disperata e il suo corpo contrarsi in spasmi incontrollati.Detti allora i miei ultimi affondi... "Ecco ci sono..." ansimò lei "...trattieniti ancora un attimo...adesso...sì...sto venendo...riempimi tutta...ora...lo voglio tutto dentro... ahhh..."

Il mio piacere esplose con il suo, travolgendoci entrambi in un'ondata violenta, profonda, quasi selvaggia.

Fu un orgasmo lungo, profondo, che sembrava non finire mai,il suo corpo si contraeva attorno al mio in piccoli spasmi ritmati, mentre il mio si svuotava dentro di lei con una forza quasi dolorosa, liberatoria.

Restammo lì, fusi, ansimanti, i cuori impazziti nel petto, ancora dentro l’uno nell’altra, ancora legati da quella scossa che ci aveva svuotati e incendiati allo stesso tempo.

Rimasi dentro di lei, ancora immerso nel suo calore, mentre il mio respiro, affannoso, iniziava lentamente a calmarsi.

Le sue gambe erano ancora adagiate sulle mie spalle, abbandonate ma ancora vibranti di ciò che avevamo appena vissuto.

Le sfiorai con le mani lungo tutta la loro lunghezza,poi le accarezzai e le baciai, in un gesto lento, quasi devoto,un ringraziamento muto, carnale, che non aveva bisogno di parole.

Lei mi accarezzava piano, come a voler trattenere quel momento, cercando di dargli un significato che andasse oltre il piacere.

Uscii lentamente dal suo corpo, senza dire nulla.Mi rivestii in silenzio, con gesti misurati, come se volessi lasciare meno tracce possibile.

Lei mi osservava senza parlare, seminuda, ancora calda di noi, ma con gli occhi già lucidi di distanza.

Prima di uscire, le lanciai un ultimo sguardo. "È stato bello...una scopata così non me la dimentico facilmente," dissi con voce bassa, senza sorridere.Poi chiusi la porta dietro di me, e mi allontanai.

Mentre tornavo a casa, pensai che in fondo avevo avuto ragione: questa volta si era presa ciò che, la volta prima, le era sfuggito.Quello di oggi era stato un momento di puro abbandono… bellissimo, carnale, passionale, travolgente.

Uno di quegli istanti rari in cui l’attrazione fisica travolge ogni barriera.Ma sapevo anche che doveva finire lì. Non poteva essere altro. Non doveva.

E questo… lo sapeva anche lei.

Solo un attimo di debolezza, sbagliato quanto irresistibile, reso ancora più complesso dal fatto che siamo cugini.

Un istinto che non avrebbe mai dovuto accadere. E che non dovrà mai più ripetersi.

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