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Pensando a mia cugina (terza parte)
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Racconto9 min di lettura

Pensando a mia cugina (terza parte)

Epilogo della storia con mia cugina

Mario Rossi
1 anno fa · 971 letture · 1

Quel giorno il caldo era opprimente. Ero solo in casa... di uscire neanche a parlarne. Mi misi davanti alla TV nella speranza di trovare qualcosa che mi facesse passare almeno un'oretta, quando improvvisamente squillò il telefono. Era mia cugina:

"Puoi venire ad aiutarmi a montare la tenda? Sono da sola."

"Ok," risposi. "Mi metto qualcosa addosso e arrivo."

Devo premettere senza dilungarmi troppo,che per capire meglio l'escalation di questo racconto dovresti leggere prima "Pensando a mia cugina" o perlomeno "Pensando a mia cugina(seconda parte")

Così, mentre mi incamminavo verso casa sua, non potevo fare a meno di fantasticare su come sarebbe potuto andare quell'incontro

L'ultima volta fu intenso, travolgente… almeno per me,io avevo goduto fino in fondo, lasciandomi andare al suo corpo, alla sue gambe, al suo sguardo...mentre lei era rimasta lì...con quel desiderio incompiuto di volermi..di possedermi, e quel pomeriggio sapevo che avrebbe reclamato ciò che non aveva avuto quella volta.

Quando aprì la porta, capii subito che quel pomeriggio avrebbe potuto finire solo in un modo.

Indossava una camicetta leggera, sbottonata quel tanto che bastava per mostrare gran parte del suo seno generoso. Ma come sempre, furono le sue gambe a catturare la mia attenzione: aveva una gonna corta di jeans leggero che contrastava con il colore dorato delle sue gambe abbronzate e lucide di dopo sole. Ai piedi portava un paio di ciabattine che sembravano fatte apposta per mettere in risalto le sue unghie laccate di rosso.

"Che caldo, eh... Prendi una birra, dai," mi disse con un sorriso, passandomi una bottiglia ghiacciata.

Bevemmo rapidamente, scambiando qualche chiacchiera, ma io faticavo a concentrarmi. Ogni suo movimento attirava il mio sguardo: ogni volta che si piegava o cambiava posizione, la sua gonna si sollevava quel tanto da scoprire ancora di più quelle gambe perfette e abbronzate. Ero ipnotizzato, incapace di distogliere gli occhi dalle sue cosce.

Finalmente ci spostammo in salotto per montare la tenda.

"Tu tieni qui," mi disse, porgendomi un angolo del tessuto, "mentre io salgo a fissarlo."

Lei prese una piccola scala per raggiungere il supporto più in alto.

Senza pensarci troppo, salì, offrendomi una vista ancora più irresistibile delle sue gambe abbronzate, lisce, perfette.

La gonna, già corta di suo, si sollevò ulteriormente, scoprendo l'attaccatura delle cosce. Rimasi a guardare, come ipnotizzato, trattenendo il fiato.

Non resistetti. Mi avvicinai con una scusa, fingendo di dover sorreggere meglio il tessuto della tenda, e sfiorai appena la sua caviglia con la punta delle dita.Lei non disse nulla. Continuò a trafficare con i ganci della tenda come se niente fosse.

Incoraggiato dalla sua mancata reazione, lasciai che la mia mano risalisse lentamente lungo la sua gamba. Il contatto era leggerissimo, quasi impercettibile, ma abbastanza deciso da farmi capire che non era frutto del caso.

Lei, sempre in silenzio, si spostò appena, quasi impercettibilmente, come per offrirsi meglio al mio tocco. Il suo respiro si fece un po' più corto, il movimento delle mani meno sicuro.

Continuai a esplorare,le mie mani risalirono lungo i suoi polpacci, accarezzando l’incavo dietro le ginocchia, sfiorando dolcemente l'interno coscia, fermandomi sempre un istante prima di dove la voglia mi avrebbe spinto ad andare.

Sentivo il battito accelerarmi mentre le mie mani continuavano a esplorare la morbidezza delle sue cosce.

Rimanemmo così per qualche minuto, finché, con un movimento lento e controllato, scese dalla scala.Si voltò, e con un sorriso malizioso sussurrò:

"Andiamo in cucina... e beviamoci un'altra birra fresca... dai."

La seguii in cucina, il respiro ancora irregolare, la mente annebbiata dall’eccitazione.Senza dire una parola, lei prese un'altra birra dal frigorifero, la stappò con un colpo secco e ne bevve un sorso, poi, con un gesto lento e sfacciato, si issò sul piano della cucina, facendo oscillare le gambe nude nell’aria, le cosce ben in vista, splendide e abbronzate sotto la luce calda della stanza.

Io la guardavo in silenzio, incapace di distogliere gli occhi da quella scena...era bellissima, sensuale, irresistibile."Non provocarmi" le dissi "...lo sai bene la passione che ho per le gambe femminili,e sai anche che con le tue, il mio autocontrollo è praticamente nullo."

Lei rise piano, "non essere sciocco" sussurrò con una voce bassa e sensuale che mi fece vibrare dentro.

Non resistetti più,la tensione, il gioco, i sorrisi provocanti...tutto esplose in un istante.

Appoggia la mia birra sul mobile e mi inginocchiai davanti a lei, le presi le gambe tra le mani con decisione, affondando il viso nella sua pelle calda e profumata di olio di mandorle.

Iniziai a baciarle partendo dalle caviglie, risalendo lentamente lungo i polpacci, soffermandomi sulle ginocchia, mordicchiandole leggermente, strappandole un piccolo gemito che la fece vibrare sotto le mie labbra.

Lei mi guardava dall’alto del piano cucina, con il respiro spezzato, le mani che stringevano il bordo del ripiano come a cercare un appiglio.Continuai questo gioco per qualche minuto,poi, senza darle il tempo di reagire, la presi in braccio con uno slancio deciso, sollevandola dal piano della cucina e la distesi sul tavolo.

Il suo sguardo cercava il mio, acceso, affamato, complice. Le sue gambe si aprirono lentamente, invitandomi a posizionarmi tra di esse. Sentivo il calore che emanava il suo corpo, il profumo dolce della sua pelle e del dopo sole. Era ipnotica, come un richiamo a cui non potevo resistere.

Intanto le mie mani scorrevano lentamente sulle sue cosce, risalendo verso l'interno, esplorando ogni centimetro di quella pelle liscia e ardente.

Lei si abbandonò completamente, la testa appena reclinata all’indietro, gli occhi socchiusi, le labbra dischiuse da respiri brevi e affannosi.

Sotto la mia bocca sentivo i suoi muscoli fremere, scossi da brividi che le attraversavano il corpo come onde silenziose

Arrivai al bordo della sua gonna, la sollevai leggermente, rivelando le sue sottili mutandine di pizzo nere ormai bagnate dei suoi umori,scostai delicatamente quel sottile pezzo di stoffa e la mia lingua affondò lentamente nella sua fica, esplorando con ogni anfratto caldo e bagnato del suo piacere assaporando così quel misto inebriante di sapori.Ogni mio movimento la faceva gemere e tremare sempre di più,la sua voce ormai era rotta dal piacere, mentre con le sue mani mi afferrava i capelli con forza, tirandomi più a fondo.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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