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Pensando a mia cugina (seconda parte)
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Racconto12 min di lettura

Pensando a mia cugina (seconda parte)

Evoluzione incontro con mia cugina (seconda parte)

Mario Rossi
1 anno fa · 1.1k letture · 1

Passarono i giorni ma il ricordo di lei e di quella sera continuavo a bruciarmi dentro, erano diventati un ossessione. Chiudevo gli occhi e rivedevo quella scollatura che aveva accarezzato l’ombra tra i seni, la gonna che si era stretta alle cosce quando si era seduta,quelle calze che esaltavano le forma delle sue gambe..."Basta" dissi a me stesso,dovevo provare a possedere un frammento di lei che mi facesse rivivere quella serata.

Le mie visite si facevano sempre più frequenti,dicendo a me stesso che erano per andare a trovare lei. Ma in realtà il vero motivo era un altro: desideravo, in silenzio, riuscire a possedere qualcosa di suo, anche solo un frammento che potesse ricordarmi quella serata. Lei non lo sapeva, non poteva saperlo.Dopo un po’ che parlavamo, seduti al tavolo della cucina, le chiedevo se potevo usare il bagno. Era sempre lo stesso rituale, una scusa collaudata. In realtà, quello che cercavo era altro: un’occasione per sbirciare nel suo cesto della biancheria. Cercavo qualcosa di suo, di intimo,piccoli frammenti che potessero riportarmi a quella sera. Le mie ricerche non portarono mai a nessuno risultato,mentre l'ultima volta le cose andarono diversamente.

Entrai e chiusi la porta alle mie spalle, il cuore batteva,come sempre, così forte da sembrare un tamburo. Il respiro si faceva corto, affannoso, e l’eccitazione mi travolgeva al solo pensiero di poter trovare qualcosa di suo nel cesto della biancheria..

Mi inginocchiai lentamente, frugai nel cesto ma trovai le solte magliette a e asciugamani ancora umidi. Ma,cercando più in fondo intravidi un paio di collant neri arrotolati..morbidi, ancora intrisi dell’odore della sua pelle, del suo profumo...gli occhi mi si illuminarono,continuai allora a cercare trovandone un altro,questo era color champagne.Non credevo ai miei occhi,ero riuscito, finalmente, a trovare quello che cercavo....ero eccitatissimo.

Li portai al volto, chiudevo gli occhi, inspiravo piano. Era un viaggio sensoriale, una vertigine. Il nylon, sottile e ancora caldo del corpo che lo aveva indossato.

Presi i collant e li infilai in tasca,tirai lo sciacquone e tornai in cucina come se nulla fosse.Lei mi sorrise ignara ,o forse no di quello che succedeva quando andavo in bagno. Forse lo sapeva...ma forse, lo aveva sempre saputo.

Nei giorni seguenti bastavano quei collant per riportarmi lì, a quella sera. Lo prendevo, lentamente tra le dita, lasciandolo scivolare sulle mani, sulla pelle. Il suo odore era ancora lì.

Mi sdraiavo sul divano, li passavo sul volto, sulle labbra, e lasciavo che la mente andasse a quella gonna che si sollevava, alla linea nera delle autoreggenti, al modo in cui il tacco le dondolava dalla punta del piede. Ogni centimetro di quel tessuto sembrava vivo, come se fosse ancora avvolto intorno a lei.

C’erano momenti in cui il desiderio mi travolgeva con una forza quasi dolorosa. Mi lasciavo andare, stringendo quel collant contro il petto, contro il ventre, immaginando le sue gambe, i suoi sospiri, la pelle che si tende sotto il nylon. E il piacere arrivava. Lento, pieno, inevitabile. Sempre con la stessa intensità.

Un mesetto dopo, mia cugina mi chiamò per chiedermi di andarla a trovare, dicendo che aveva qualcosa da dirmi. Abbiamo fissato un giorno e sono andato da lei.

Una volta arrivato a casa sua mi fece accomodare in cucina e ci mettemmo a sedere,mi offri del vino rosso,e iniziamo a parlare del più e del meno come sempre avevamo fatto.

Il vino rosso scivolava pesante tra i nostri bicchieri, sciogliendo le inibizioni insieme alle parole rimaste in sospeso

dopo quella mia uscita "infelice" su di lei.

"Devo scusarmi con te," disse, facendo roteare il vino nel bicchiere. "Quella sera... sapevo esattamente cosa stavo facendo..quelle provocazioni non erano per te," sospirò "Erano per mio marito. Volevo che vedesse che altri uomini mi desideravano ancora...volevo fargli capire che ero sempre una donna attraente e sexy."

Avevo passato notti insonni a ripensare a quel momento, a come lo spacco della gonna aveva lasciato intravedere l’elastico delle autoreggenti, quel lembo di pelle che mi aveva acceso il desiderio all’istante, facendomi sentire eccitato come un adolescente...e ora, proprio mentre quei ricordi stavano finalmente affievolendosi, lei riporta tutto a galla, facendomi rivivere ogni istante con la stessa intensità di allora."

"Ma ha funzionato"chiesi io incuriosito ?"

Lei sorrise, ma con un’ombra di amarezza negli occhi. "Sì… per una settimana mi ha toccata e guardata con la stessa passione dei primi tempi, come quando ci siamo conosciuti. Ma poi tutto è svanito, ed è tornato a ignorarmi, come se niente fosse." Bevvi un altro sorso, sentendo che l'alcol intanto, stava entrando in circolo.

All’improvviso, lei si alzò senza dire una parola, e si diresse verso il bagno. Tornò dopo poco con qualcosa di nero e lucido tra le dita...erano un paio di collant.

Si avvicinò con calma e li lasciò scivolare sul tavolo davanti a me,profumavano ancora di lei.

"Li ho messi apposta nel cesto," disse, la voce bassa ma tagliente, "volevo vedere se sparivano anche questi."

Fece una pausa, poi mi fissò dritto negli occhi. "Dimmi la verità," continuò, "quanti dei miei indumenti hai preso dal cesto e portato a casa? Quante volte ti sei masturbato con la mia roba, fingendo che fossi io a toccarti? Pensi che non me ne accorga, ogni volta che vieni a trovarmi dal bagno scompare sempre qualcosa?"

Il respiro mi si bloccò in gola. La mia ossessione, il mio segreto più oscuro, era stato smascherato. Cominciai a balbettare, cercando di spiegarle, di giustificarmi in qualche modo, ma lei mi zittì con uno sguardo tagliente.

"Se ti piacciono così tanto, prendili," disse con voce ferma, quasi severa. "Prendili pure,ma questa volta non nasconderti in bagno per annusarli o per strusciarteli addosso,fallo qui. Davanti a me."

Un silenzio denso calò su di noi,poi, la sua voce lo squarciò come una lama.

"Anzi… aspetta un attimo," disse, accennando un sorriso malizioso. "Mi è venuta un’idea. Sai che c'è,userò la tua ossessione per le mie gambe… per punire mio marito."

Si allontanò verso la camera da letto. Rimasi lì, teso, con l’alcol che ormai bruciava lento sotto la pelle. Dopo qualche minuto, il suono secco e inconfondibile dei tacchi ruppe il silenzio.

Quando riapparve in cucina, il respiro mi si bloccò in gola.

Era lei,la camicetta bianca, quella che si apriva appena sul décolleté pieno e provocante,la gonna nera aderente con lo spacco laterale che, a ogni passo, lasciava intravedere un lampo di coscia. E poi… quelle maledette calze nere,le stesse che avevano popolato i miei sogni, le mie fantasie, le mie notti insonni.

"Seguimi in salotto. Prima che cambi idea," disse con tono fermo, senza lasciarmi scampo.

La seguii, lo sguardo incollato al modo in cui le sue calze sussurravano ad ogni passo, come se mi parlassero. Mi indicò la poltrona con un cenno, e mi sedetti. Lei si sistemò sul divano, proprio di fronte, accavallando le gambe con quella lentezza studiata, accompagnata dal fruscio inconfondibile del nylon che sembrava tagliare l’aria.

"Ricordi questa scena?" sussurrò, facendo scivolare la sua mano lungo tutta la gamba.

"Come potrei dimenticarla…" risposi a mezza voce, "da quella sera sei diventata la mia ossessione. Non riesco a cancellare quell’immagine… le tue gambe accavallate, avvolte nel nylon… ci penso continuamente,giorno e notte..."

Lei sorrise appena, ma non smise di fissarmi.

"Visto che mi hai confessato di pensare sempre alle mie gambe, dimmi…" La sua voce era un sussurro, un ordine mascherato da carezza. "Le trovi davvero così belle? così desiderabili? ti eccitano tanto da farti perdere la testa?...Dimmelo…" facendo una pausa, sottile, studiata.

"Cosa faresti alle mie gambe, ora che siamo qui… io e te da soli… e niente e nessuno a fermarci? Dimmelo. Voglio sentirtelo dire!"

Deglutii,mentre il mio sguardo era fisso sulle sue cosce incrociate, appena scoperte.

"Le bacerei… lentamente, con devozione,partirei dalle caviglie, sfiorandole con le labbra,poi salirei, centimetro dopo centimetro, lungo i tuoi polpacci,li leccherei piano piano e quando arriverei alle ginocchia, mi fermerei solo per guardarti negli occhi…e poi salirei ancora, sulle cosce, sentendoti fremere ad ogni passaggio.

Prima di andare avanti…

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