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Pensando a mia cugina (seconda parte)
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Racconto12 min di lettura

Pensando a mia cugina (seconda parte)

Evoluzione incontro con mia cugina (seconda parte)

Mario Rossi
1 anno fa · 1.1k letture · 1

La mia lingua danzerebbe sulle tue gambe, e tu non potresti far altro che abbandonarti al mio tocco…lasciandoti andare completamente."

Lei mi fissò, immobile, come se ogni parola che avevo pronunciato l’avesse ipnotizzata.

"Non sapevo…" disse piano, "che qualcuno potesse desiderare le mie gambe così...non con questo ardore...non con questa… devozione."

"Lo sai?" continuo lei sussurrando e inclinando leggermente il volto, "quella sera… forse speravo proprio che fossi tu a guardarmi.

Non era per lui che avevo scelto quel vestito, quelle calze… era per uno sguardo che mi spogliasse senza toccarmi.

E adesso che sei qui, davanti a me voglio che tu mi faccia sentire cosa vuol dire essere davvero desiderata."

Mi fece cenno di avvicinarmi, con lo sguardo fermo, penetrante.

"Le mie gambe sono tutte tue, adesso mostrami se hai davvero il coraggio…di trasformare le tue fantasie in realtà."

Mi chinai senza dire nulla,la mia bocca cominciò a sfiorare le sue gambe, iniziando dalla caviglia, risalendo con lentezza, soffermandomi sui polpacci scolpiti e sulle cosce piene e perfette.

Ogni centimetro della sua pelle era un richiamo irresistibile. Il profumo del suo corpo, fuso a quello del tessuto che stavo accarezzando, era intenso, quasi ipnotico.Lei si contorceva sotto di me, ma non per fuggire,tutto il suo corpo vibrava come se stesse aspettando da anni quella devozione.

Le baciai con una lentezza disarmante..volevo che sentisse ogni secondo della mia ossessione, ogni sogno che avevo avuto su quelle gambe, ogni notte passata sveglio a desiderarle.

Intanto ero arrivato lungo l’orlo delle calze, e le dita scorrevano lente sulle sue cosce e iniziai a farle scivolare verso il basso, quando, le sfuggì un gemito e, con un movimento improvviso,allargò leggermente le gambe.

Il suo corpo parlava chiaro, il messaggio era evidente...prendimi..ora!.

Mi fermai un attimo sollevando appena il viso guardandola negli occhi."No," sussurrai...non questa volta"

Lei sorrise, quasi incredula, "Allora non vuoi prendermi?" domandò, con un filo di voce, sorpresa e incuriosita."Io sono qui per le tue gambe...io ti sto già prendendo,centimetro dopo centimetro,le tue gambe mi hanno tenuto sveglio, notte dopo notte…hanno abitato i miei sogni, consumato i miei pensieri e quelle gambe erano tutto quello che desideravo" risposi, mentre la mia lingua lambiva il bordo dell’interno coscia.

La sua voce ormai, era colma di un desiderio ormai impossibile da nascondere."Voglio che mi mostri tutto quello che hai immaginato, ogni volta che guardavi le mie gambe ...i tuoi pensieri... fammi sentire cosa significano davvero per te."

Ripresi da dove avevo interrotto,baciandole senza fretta, lasciando che le labbra si imprimessero come promesse sulla pelle.

Sfiorai con la lingua l’incavo del ginocchio, ascoltando il suo respiro spezzarsi, mentre le dita si stringevano sul tessuto del divano.

Salivo ancora, verso le cosce, dove la pelle sembrava ardere per poi riscendere verso le caviglie

Intanto le calze scivolavano sempre più giù,mi fermai un attimo per ammirare quella pelle finalmente nuda.

Dopo tutta quella adorazione le calze giunsero infine alle caviglie, le tolsi lentamente le scarpe,sfilandole le calze con cura. Prima di poggiarle sul divano, le portai al viso per assaporare ancora una volta il suo profumo, impresso sul tessuto come un’impronta invisibile.

Le rimisi le scarpe e, senza dire una parola, riprese il suo gioco di seduzione, con occhi che sapevano esattamente di avermi in pugno.

Ora le sue gambe erano nude e lucenti. Ogni raggio di luce accarezzava i polpacci tonici, scolpendo ombre morbide lungo le cosce e rendendole ancora più irresistibili. Le desideravo con una fame che mi bruciava dentro.

"Dimmi la verità… ti piacciono di più così, nude, o le preferisci avvolte nel nylon?" chiese lei con voce bassa e sensuale.

"Ora lo capirai da sola" risposi, ormai incapace di trattenermi.

Con frenesia mi gettai su quelle gambe nude, ormai private del nylon.Le sue gambe luccicavano sotto la luce fioca, ogni muscolo in tensione sembrava piu' definito.La mia bocca si posò sui polpacci, li baciava, li leccava, ne seguiva i contorni come a volerli scolpire con la lingua. Poi risalii, più lento, più affamato, e i miei denti sfiorarono l’interno delle sue cosce, mordendole piano. Lei tremò, poi un gemito le sfuggì dalle labbra.

Ero al limite. Con un gesto istintivo, liberai il mio sesso, teso e gonfio di desiderio, dalla prigione dei pantaloni. Lo afferrai, mentre lo sguardo di lei si faceva più scuro, più complice, più affamato.

"Fermati" disse lei, con un tono deciso ma seducente, invitandomi ad alzarmi.

Le sue dita sfiorarono le mie, prendendo il mio posto con una naturalezza disarmante.

Il suo primo tocco mi tolse il respiro: avevo capito subito che non sarebbe stato solo piacere, ma qualcosa che mi avrebbe segnato profondamente.

La sua mano si muoveva con padronanza, una danza perfetta tra fermezza e dolcezza. Scivolava lungo l’asta con un ritmo ipnotico, le dita accarezzavano la punta, già lucida di desiderio. Ogni gesto era studiato, ogni sfioramento un tormento delizioso.

Sentivo l’orgasmo montare, inarrestabile, come un’onda che si alza prima di frantumarsi sulla riva. Un vortice di piacere mi travolse, il corpo scosso da scariche che sembravano infinite.

Accarezzai per un’ultima volta quelle gambe perfette prima di lasciarmi andare.

Venni come un fiume in piena, schizzi caldi che esplodevano su di lei, ricoprendole le gambe, segnandole di me. Ogni getto era più profondo, più intenso. Lo sperma colava lungo le sue cosce, scivolava sui polpacci, raggiungeva le caviglie e bagnava persino le scarpe, come un atto finale di adorazione.

Lei rimase per un attimo in silenzio, sorpresa dalla mia reazione così intensa.

"Dio... da quanto aspettavi questo momento?" mormorò, "per avere una reazione così viscerale?"

Non risposi. Ero ancora tremante, senza fiato, travolto dall’onda di piacere appena esplosa.

Il mio sguardo si posò su di lei, su quelle gambe accavallate e segnate dal mio sperma. Gocciolava lento, disegnando rivoli lucidi sulla sua pelle liscia. Quelle stesse gambe che avevano turbato le mie notti, scatenato fantasie ossessive, erano lì, ora, finalmente mie.

Lei si ricompose con grazia, prese le calze dal divano e le avvolse attorno al mio sesso ancora teso. Con movimenti delicati, sensuali, raccolse ogni stilla rimasta, come se volesse custodire ogni frammento di quel piacere. Poi fu la sua mano a pulirsi, le dita colme di quel liquido denso e caldo, che colava tra le pieghe del palmo. Infine si chinò sulle proprie gambe, soffermandosi sui polpacci, dove il mio piacere si era concentrato.

Quando ebbe finito, si alzò e mi guardò con un sorriso malizioso.

"Voglio farti un regalo… per ricordarti questa giornata," disse, porgendomi le calze, ancora umide, macchiate del mio desiderio.

Lei si chinò appena, sussurrando:

"Anche se sono sporche… voglio sperare che le userai comunque. Ogni volta che le prenderai tra le mani, sarà come avere le tue mani sulle mie gambe."

Si allontanò senza voltarsi, lasciando dietro di sé solo il profumo della pelle.Dopo poco, alle mie spalle, sentii l’acqua scorrere nella doccia.

Rimasi solo nella stanza, con le sue calze ancora calde tra le dita.

Chiusi gli occhi, perdendomi nell'immagine evocata da quelle parole.

Quelle sue gambe accavallate sul divano, avvolte dalle calze che ora stringevo tra le mani ancora intrise del suo profumo…era il suo odore, il suo piacere, la sua resa.Mi alzai, lentamente e andai a riporre le calze nel mio zaino.Prima di uscire dalla stanza, le lasciai un biglietto:

"Per mesi ho immaginato le tue gambe,le ho spogliate con lo sguardo, baciate con la mente, desiderate fino al tormento.

Oggi le ho vissute. Centimetro dopo centimetro.Il mio tocco ha tracciato mappe sulla tua pelle, il mio respiro ha inciso ogni curva.

E adesso… il mio desiderio cola ancora su di loro...sui tuoi polpacci tesi, sulle cosce che ho adorato, sulle caviglie dove ho lasciato l’ultima scia.

Quelle gambe… non mi lasceranno più.Nemmeno quando chiuderò la porta dietro di me."

Chiusi la porta alle spalle, il cuore ancora martellante.

Ma sapevo che sarei tornato,perché una dipendenza così… non finisce mai davvero.

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