Vengo costretta a continuare a ciucciarglielo, gli piace, lo spinge tutto e fino in fondo alla mia bocca, ho un conato di vomito, spinge ancora più in basso la mia testa, ho le labbra sul suo ventre; ho nuovamente un sobbalzo, quando infila un dito nel mio culo, lo affonda con un colpo solo, poi lo fa uscire e mi sculaccia un paio di volte lasciandomi sulle chiappe il segno degli schiaffi.
Vorrei mordere il suo cazzo, ma temo una sua reazione, glielo succhio ancora, è diventato enorme, mi fa male la mascella per quanto devo tenere la bocca aperta; strappa con violenza il perizoma, questa volta mette il dito nella figa, mi sditalina veloce, sono in un lago di umori che mi bagnano, sarei pronta, se non fossi in questa situazione a prenderlo tutto dentro, scalcio con le gambe, mi strattona ancora, chiamandomi puttana e mi sdraia sul divano, velocemente si spoglia, ha un erezione monumentale.
Si sega il cazzo, sputa più volte sulla mia figa, la saliva mi correi all’interno delle cosce, che mi obbliga a spalancare, me lo sbatte dentro con un colpo secco e profondo, apro la bocca per lo sforzo che faccio, prova ancora a baciarmi, sposto il viso, mi lecca in faccia ed incazzato sputa ancora, sporcandomi tutta, tutto ciò mentre ha iniziato a martellarmi la figa.
Sbuffa, impreca chiamandomi troia, urla dicendo che mi farà prima soffrire poi vuole godere, le puttane come me vanno umiliate e scopate, insomma è in preda alla foga di montarmi ed il desiderio di farmi male; mi schiaffeggia in faccia forte, sono terrorizzata, ma nello stesso tempo nella mia testa passano mille pensieri; non so come comportarmi di fronte alla sua violenza, se assecondarlo, se ribellarmi, oppure lasciarmi andare, offrirgli il mio corpo per tutto quello che vuole fare, da ultimo, non lo nego, un pò mi piace subire, sono molto eccitata.
Le martellate che mi da in figa col cazzo sono aumentate di ritmo, riesco con una mano a toccarmela, mi sfrego il clitoride, se ne accorge e si incazza ancora, dicendomi che lui è il mio padrone, è lui a decidere cosa debbo fare, ora gli appartengo.
Non sono mai stata violentata in vita mia, ne avrei mai potuto pensare mi succedesse, non so neppure cosa possano provare tutte le altre donne che vengono umiliate e possedute contro voglia, sicuramente non è possibile ribellarsi, nel mio caso è molto meglio non fare gesti strani, ho paura.
Mette le mie gambe sulle sue spalle, il bacino si alza, ho la figa slabbrata e dolorosa per la potente chiavata che mi sta facendo, mi sento aperta e violata fino alla bocca dell’utero; mi fa anche male, nonostante la lubrificazione che posso avere dovuta ad uno stato di eccitazione, mi sta scopando con un cazzo davvero notevole.
Inatteso mi sputa sul buco del culo, ho un brivido, posso immaginare che non si sia ancora accontentato, ed abbia l’idea di incularmi, decido che se questa debba essere l’ultima umiliazione e violenza, lo assecondo, tanto non posso oppormi, una mano mi stringe il collo, costringendomi a tenere la bocca aperta per respirare.
Passa dalla figa al culo, deciso, forte, cerco di agevolarlo ad entrare, ma il dolore è troppo forte, spinge con un ossesso entrando fino alla radio del cazzo; picchia duro, chiamandomi vacca, puttana, si eccita ad insultarmi, io subisco la sua violenza solo cercando di divincolarmi dalla sua presa, ma ottengo l’effetto di ricevere ancora una sberla in faccia, chiudo gli occhi, cerco di urlare, ma non esce nessun grido.
Mi sta spaccando il culo, ho sempre i polsi legati, cerco di picchiare dei pugni sulle sue spalle, ma non ce la faccio; vedendomi così, che sto cercando di liberarmi, picchia ancora più duro il cazzo, mi sento squartata, è muscoloso, mi ribalta come fossi un fuscello sulla pancia, adesso ho il sedere per aria, capisco dai grugniti che emette, si sta segando, ho il buco aperto, lo sento pulsare, spero non mi faccia sanguinare rompendo le vene dello sfintere, sono comunque parecchio indolenzita e dolorante.
Ho le braccia legate dietro la schiena, mi obbliga ad alzare il culo, sputa ancora, mi chiama troia per l’ennesima volta, prima di sbattere il cazzo dentro fino in fondo, grido, il dolore è insopportabile, inizio anche a piangere, che voglio un briciolo di pietà, vorrei godesse ed quel punto si fermasse, mi tiene con una mano sul mio fianco destro, mi incula brutalmente, sempre più forte; urla che sono una vacca da spaccare, da chiavare e basta, non ha mai smesso neppure un secondo di muoversi e scoparmi.
Ho tutto il suo peso addosso, è sudato, mi fa schifo, sono schiacciata sul divano, non oppongo più resistenza, non so neppure quanto tempo possa essere passato, ho la sensazione che siano trascorse delle ore, invece che solamente qualche minuto.
Mi bacia sulla schiena e sul collo, mi fa schifo, ma ho ugualmente un brivido.
Vorrei godesse, che mi riempisse il culo con la sua sborra, all’improvviso esce e lo rimette nella figa, urla che vuole sborrare dentro, ingravidarmi per avere un figlio bastardo da lui, singhiozzo, mi tappa la bocca con una mano, ho gli occhi pieni di lacrime, svanga la mia figa sempre più velocemente, quando esce mi sbatte il cazzo sul culo per poi rientrare e colpirmi forte, sempre di più.
Urla, sbraita che sta godendo come un porco, che una puttana come sono, va solamente usata per svuotarsi le palle dopo una giornata faticosa di lavoro.
Finalmente viene, sento dentro il me il cazzo che scoppia, erutta come un vulcano una quantità di sborra indescrivibile con più schizzi abbondanti.
Ne ha ancora, toglie il cazzo lo mette sul mio viso e scarica gli ultimi fiotti del suo seme, sono sporca ovunque, cola lungo le mie guance, la spalmi sulle labbra e mi costringe a leccargli le dita, insultandomi come la peggiore delle troie, una puttana da usare per godere e basta.
I miei singhiozzi sono diventati un pianto a dirotto, riesco a mettersi su di un fianco, non voglio più vederlo; sono distrutta, oltre che sporca, sudata, mi fanno male tutte le parti del corpo, il culo martoriato ed indolenzito, la figa arrossata, provo a sedermi sul divano, lo supplico di togliermi il foulard che ancora mi stringe i polsi, mi libera, finalmente.
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