La scopai sulla scrivania esattamente come l’ultima volta, lei si teneva aggrappata a me con le gambe e le braccia, e io la martellavo senza sosta.
Mentre aveva un orgasmo, si avvinghiò a me sfregando come un’ossessa, gridava e gemeva.
Esausta, la misi a pecorina, rivolta però stavolta verso suo marito, e ripresi a fotterla
“oh si, si, continua, si!” gemeva lei, guardando suo marito mentre io la penetravo.
Stavo scopando così forte che mi accorsi quasi all’ultimo di essere al limite, e feci appena in tempo ad uscire, che fiotti sperma schizzarono sulle natiche e sul fondoschiena di Rosa, che ansimava soddisfatta, mentre dalla sua figa grondavano umori.
Terminato di sborrare, guardai verso Mario, che ci osservava con un’espressione soddisfatta. A giudicare dalla grossa chiazza che aveva sui pantaloni, doveva esser venuto almeno 2 o 3 volte.
Colpì con un piccolo schiaffetto una natica di Rosa “dovresti aiutare tua moglie a pulirsi e rivestirsi" dissi.
Mi tirai su i pantaloni, e sedetti alla mia sedia, dietro la scrivania, esausto, mentre Mario, con fare docile e tenero, puliva il fondoschiena di Rosa con dei fazzoletti, e la aiutava a rivestirsi.
“signori, immagino siate d’accordo nel replicare” dissi loro, mentre Rosa si rivestiva.
I due si scambiarono uno sguardo, ed annuirono.
“non so come hai fatto, ma sei stato mitico” mi disse Rosa qualche settimana dopo, una mattina, mentre eravamo in sala riunioni a parlare di lavoro.
“te l’avevo detto, dovevi solo fidarti”
Rosa annuì, poggiando una mano sulla mia coscia. Anche se soli, nell’orario di lavoro aveva sempre evitato il contatto. Immaginavo che, aver sfondato quell’argine con il marito, avesse rotto diversi altri tabù mentali; questo voleva dire che potevamo spingerci oltre, ed era solo un bene.
“te lo succhierei qui, ed ora” mi sussurrò lei nell’orecchio.
“perchè non approfittarne” le risposi io, baciandole fugacemente il collo
“lo sai non se ne parla, è troppo rischioso” si ritrasse lei
“manda un messaggio a tuo marito e digli di raggiungerci subito. Ci serve qualcuno che faccia da palo” le proposi
Pochi minuti dopo, Mario entrò in sala riunioni, e chiuse la porta
“tua moglie ha voglia di succhiarmelo” gli dissi senza mezzi termini
“sono passato dalle segretarie, la sala è libera per un’altra ora”
Rosa non perse tempo, mi sbottonò i pantaloni, lo tirò fuori e vi si avventò con la bocca.
Mario si sedette accanto a lei, e fece lo stesso: l’ultima volta, forse stanco di tenerselo costretto nei pantaloni, mi aveva chiesto il permesso di tirarlo fuori. Io ovviamente avevo acconsentito, a patto che gestisse da solo la sua sborra e non ci disturbasse.
Così, mentre Rosa sentiva il mio cazzo gonfiarsi nella sua bocca, lui prese a segarsi freneticamente.
Me lo succhiò fino a farmi venire, mentre Mario metteva via i fazzoletti sporchi e si ricomponeva; poichè di lì a breve avremmo dovuto liberare la sala, ci accordammo per un’altra sveltina nel parcheggio interrato, a sera.
In un angolo non visto dalle telecamere, Rosa stava con le mani contro il cofano dell’auto, io la tenevo da fianchi e la pompavo con foga, mentre Mario, lì accanto con i calzoni abbassati, si segava senza sosta.
Iniziò a suggerire lui luoghi e momenti per fare del sesso intenso e fugace, come se fossimo ancora due amanti, solo che lui era sempre lì, ad assistere ed a segarsi.
“questo weekend i ragazzi sono via, che ne dici di venire a cena da noi?” mi propose Mario dopo un po’ di tempo.
Accettai volentieri l’invito.
Mi presentai da loro alle 8 in punto, con una bottiglia di buon vino.
Mi accolse Mario, mostrandomi casa loro, e mi disse che aveva aiutato sua moglie a prepararsi per la serata. Sentì quasi un certo orgoglio nel tono della sua voce.
Rosa arrivò pochi minuti dopo, salutandomi con voce calda e sensuale.
I capelli ben sistemati con una piega fatta poche ore prima, gioielli e trucco, un tubino nero con bretelline e scollo a V che la fasciava aderente dal seno fino a poco sopra il ginocchio, esaltando le sue generose e morbide curve. Le cosce velate da un paio di autoreggenti -come scoprì dopo- ed ai piedi dei sandali aperti con tacco a spillo.
“sempre bellissima” la salutai io.
La cena iniziò e proseguì in modo ordinario, mangiammo e bevemmo, ed una volta finito, mentre Mario sparecchiava, Rosa si sedette sulle mie gambe.
Ci baciammo appassionatamente, e lei iniziò a sbottonarmi la camicia.
Mario si sedette lì accanto, e sussurrò all’orecchio di sua moglie “leccagli i capezzoli”
lei si staccò dalle mie labbra, scese lungo il mio collo, e seguendo il suo suggerimento, mi leccò un capezzolo e stuzzicò l’altro con le dita, mentre io iniziavo a sentir del movimento tra le gambe.
L’idea che facesse suggeritore dovevo dire che non mi stava dispiacendo.
Notai che Mario era già col cazzo di fuori e si stava segando.
“faglielo venire duro solo sfregando col bacino” le suggerì poi
lei prese a sfregarsi, mentre io affondavo il viso tra le sue tette.
ma il petting non mi aveva mai fatto impazzire, così dissi “andiamo sul divano”
Mario sedette su una poltroncina davanti al divano, Rosa mi segò e leccò i testicoli. Il suo tubino era accartocciato attorno al suo ventre, la parte di sotto tirata su, le spalline abbassate e le tette libere.
La feci salire su di me, ma rivolta con le spalle a me e di fronte al marito.
Si impalò lungo la mia verga, gemendo di piacere mentre la facevo entrare lentamente.
Iniziai a spingere sempre più in profondità nella sua fica bagnata, e quando arrivai fino alla base, le sollevai il bacino ed entrai di colpo fino al fondo, facendola gridare di piacere.
Lei iniziò quindi a cavalcare la mia verga, muovendosi in modo ondulatorio, con le gambe divaricate ed il busto in avanti, mentre suo marito si segava come un ossesso.
Rosa inarcò la schiena contro di me mentre veniva travolta da un orgasmo, ma non mi fermai. Mi sollevai in avanti, facendola finire carponi per terra, e senza nemmeno uscire da lei, continuai a fotterla senza ritegno.
“vienimi dentro…” mi implorò gemendo “...riempimi, riempimi tutta!”
Guardai per un attimo suo marito, che non pareva sorpreso da quella richiesta: che ne avessero già parlato? In ogni caso, lui fece un cenno d’assenso, ed io continuai a spingere con maggiore foga, montandola senza sosta.
La tenni stretta dai fianchi mentre venivo, e sentì fiotti di sborra riversarsi dentro di lei, che gemeva soddisfatta.
Prima che mi rivestissi, Rosa mi prese per mano, e mi portò in camera da letto. Avevano sistemato una brandina vicino al lettone
“quella è per Mario, voglio averti con me fino a domattina” disse mentre si liberava del tubino e dei sandali, restando con addosso solo le autoreggenti.
Mi spinse contro il letto, si inginocchiò e mi prese il cazzo prima in bocca, ripulendolo del mix di sborra e umori, e poi tra le tette. Mario invece si sedette sulla brandina, continuando a guardare e segarsi.
In mezzo alle sue grosse e morbide tette, il mio cazzo impiegò poco a tornare duro.
Lei salì a cavalcioni su di me, il mio cazzo entrò immediatamente nella sua figa larga e accogliente.
Mi fece restare disteso sul letto, lei teneva la schiena ben eretta, e prese a cavalcarmi con foga.
Sentivo le sue grandi labbra sfregare contro il mio bacino e contro le palle, mentre lo prendeva tutto dentro di sé e si muoveva.
Ansimava e gemeva senza ritegno, appoggiata con le mani contro il mio petto, mentre io vedevo le sue grosse tette ondeggiare ad ogni suo movimento.
Non potevo vedere Mario, ma dai rantoli che di tanto in tanto sentivo dietro di Rosa, immaginai che era venuto più volte.
Rosa urlò quando l’orgasmo la travolse, contorcendosi col bacino.
Scopammo fino all’alba. Dopo esserle venuto l’ennesima volta dentro, mentre ero sopra di lei, ci accorgemmo che Mario si era già addormentato.
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