come sospettavo, durante il weekend non era successo nulla: Rosa non si era fatta sentire, questo voleva necessariamente dire che suo marito non le aveva rivelato di averci scoperti.
Io però, non avevo intenzione di far finta di nulla, ma approfittare per spingerci oltre.
Lunedì approfittai di un momento buono per passare dalle parti di Mario, e lo presi in disparte.
“immagino sai di cosa dobbiamo parlare” gli dissi
“vuoi chiedermi cosa voglio in cambio del silenzio?” domandò, senza guardarmi negli occhi.
Sorrisi “sai benissimo che il silenzio conviene più a te che a me. Io alla peggio ricevo una nota disciplinare, tu perdi la faccia e la dignità davanti a tutto l’ufficio. No, non ho bisogno di chiedere il tuo silenzio, perchè so già che lo manterrai”
“che cosa vuoi, allora?”
“Sono a proporti un accordo, e a chiederti di fare una scelta. Puoi dirmi che non sopporti di vedere tua moglie con un altro, e io non avrò più rapporti con lei. Oppure puoi chiedermi di assistere alle nostre scopate. Dipende tutto da te.”
Mario sgranò gli occhi, sembrava sconvolto. Io proseguìì:
“Per me Rosa è solo una fica come un’altra, posso sempre sostituirla. Ma per te, può essere veder realizzato ciò che non puoi realizzare da te. Per orgoglio e ipocrisia vorresti davvero privarti del piacere che hai provato?”
“tutto questo è folle, come puoi parlare così?”
“ti sembrerà folle, ma è vero.”
“perchè questa proposta?”
“perchè possiamo trarne tutti beneficio: io, divertirmi liberamente con una femmina… tua moglie, divertirsi senza bisogno di ricorrere a scuse, menzogne, e sotterfugi… e tu… aiutarci e veder realizzate le tue fantasie”
“è assurdo”
“non dirmi che non hai mai immaginato Rosa a scopare in ufficio. Ogni tua fantasia prenderà vita” incalzo io
“è… è imbarazzante. se non per me, per lei di sicuro…”
“dì la verità: l’avevi mai sentita godere in quel modo? se la risposta è no, sai che c’è un lato di lei che ancora non conosci, che è lì pronto ad essere scoperto”
“io.. non lo so. devo pensarci”
“voglio una risposta entro venerdì. Rosa non sa di questa nostra conversazione. Pensa a che bella sorpresa potresti farle…”
Lo congedai con una pacca sulla spalla, e tornai a lavoro.
Nei giorni successivi, Rosa si comportò come sempre sul lavoro: professionale ed educata, mantenendo tutte le apparenze che avevamo sempre tenuto davanti a tutti. Anche quando entrava nel mio ufficio per lavoro, non accennò minimamente a quando o come ci saremmo visti, ed io feci lo stesso.
Venerdì, Mario venne a dirmi che accettava la mia proposta, chiedendomi che intenzioni avevo per proseguire.
“mi piacerebbe vedere casa vostra, ma immagino i figli possano essere un problema. Perchè stasera, appena saranno usciti tutti, non passi dal mio ufficio?”
Il venerdì alle 6 e mezza l’ufficio era già un deserto. Anche nel mio team se n’erano andati ormai tutti, era rimasta solo Rosa, che ricevuto da suo marito il messaggio che avrebbe tardato, si era portata avanti col lavoro.
Sentì un rumore di tacchi e di passi, e una serie di parole un po’ concitate, e capì che Mario le aveva proposto di passare nel mio ufficio, e lei stava andando nel panico, temendo per il peggio.
“Rosa, Mario…” li salutai mentre varcavano la soglia del mio ufficio, e Rosa aveva l’aria di una che stia per andare al patibolo “...chiudi la porta per favore” dissi al marito, mentre alzatomi in piedi, oltrepassavo la mia scrivania per andare incontro alla donna.
“cos’è quella faccia, Rosa? Puoi stare tranquilla, non c’è più nessuno” le dissi, quasi facendo finta che mario neppure fosse presente
“ma ma… che stai dicendo?” disse lei, confusa e impanicata
In tutta risposta, io la baciai appassionatamente
“Mario, vuoi spiegarglielo tu?” dissi al marito
“ha ragione, tesoro. Io… so tutto, e..” tentennò un momento, così completai io la frase per lui “...vuole assistere e assicurarsi che nessun altro lo venga a sapere”
Mario annuì, mentre Rosa alternava gli occhi sgranati tra lui e me, incredula
“perchè non aiuti tua moglie a mettersi comoda? sarebbe un peccato sgualcire i suoi vestiti” incalzai.
Sopra le scarpe a punta con tacco a spillo, Rosa indossava un tailleur con pantalone e giacca, color grigio cenere, ed una camicetta azzurra.
Ubbidiente, Mario la aiutò a togliersi la giacca, poggiandola all’attaccapanni, mentre Rosa sembrava impacciata, in difficoltà. Era evidente che la situazione nuova sembrava quasi un ostacolo, per lei.
Quando Mario riprese ad aiutarla, armeggiando col primo bottone della camicia, lo interruppi bruscamente
“alla camicia ci penso io. I pantaloni” ordinai.
Lui annuì, sbottonò i pantaloni e li fece scivolare lungo le gambe della donna, rivelando delle mutandine nere, in netto contrasto con la carnagione chiara delle cosce, e appena sotto le ginocchia delle calze a gambaletto.
“i tacchi, rimettili” ordinai, mentre Mario era chinato a prendere i pantaloni, e la aiutò a rimettere i tacchi.
“bene, ora accomodati e goditi lo spettacolo”
Girai lentamente attorno alla figura di Rosa, spogliandola con gli occhi, come un lupo famelico, mentre percepivo in lei una sorta di timore nuovo.
Mi avvicinai alle sue spalle, la presi dai fianchi, ed avvicinato il viso all’orecchio, le sussurrai “non dirmi che ti vergogni a stare mezza nuda davanti a tuo marito”
“mi vergogno a stare contemporaneamente davanti a mio marito e a te” rispose lei, con lo stesso tono di voce
“rilassati, e pensa a quanto potremo godere assieme” le succhiai l’orecchio, mentre feci salire entrambe le mani dai suoi fianchi fino al seno, strizzandolo energicamente e sfregando le dita contro i capezzoli che iniziavano a fare capolino.
Le leccai orecchio e collo, massaggiando i suoi grossi seni mentre il respiro di lei si faceva più pesante ed iniziava a lasciarsi andare.
Con la coda dell’occhio guardai verso mario, che ci fissava intensamente, e dal gonfiore sui suoi pantaloni capì che iniziava già ad apprezzare.
Ad uno ad uno sbottonai tutti i bottoni della sua camicetta, la abbassai appena lungo una spalla, facendo scendere anche la spallina del reggiseno, e baciai la sua pelle scoperta.
Passai anche all’altra spalla, e lasciai che la camicetta cadesse a terra tra i nostri piedi.
Tenendo le mani sui suoi seni, la baciai tra le scapole, causandole un piccolo brivido di piacere, arrivai al reggiseno e lo staccai usando la bocca e i denti, senza smettere di toccarle il petto.
Quando i suoi seni furono liberi, i capezzoli erano gonfi e turgidi. li accarezzai con le dita, e lei gemette sfregandosi le cosce.
Baciandole la schiena scesi fino alle natiche, e portai una mano davanti, toccandola tra le cosce sopra il tessuto delle mutandine, che iniziava ad inumidirsi.
Lei sospirò e gemette ancora, e feci scivolare anche le mutandine lungo le sue cosce, lasciando che suo marito la vedesse così, completamente nuda con addosso solo i tacchi, accaldata ed eccitata come una vacca da monta.
Mi rialzai in piedi e le diedi un sonoro schiaffo sulla natica, che le provocò un gridolino.
La guidai verso la scrivania, e la feci sedere là, con le gambe divaricate.
Mi inginocchiai, e presi a leccarle la fica, lappando voracemente lungo le grandi labbra, e succhiandole il clitoride. Rosa gemette, prese a toccarsi un capezzolo con una mano, mentre con l’altra premeva la mia testa contro di sè.
Dalla mia posizione non potevo vedere Mario e la sua reazione, ma dopo qualche minuto di leccata, quando i gemiti e mugolii di Rosa erano diventati sempre più forti, sentì un rantolo da parte di Mario, e capii che forse era venuto nelle mutande, come un adolescente arrapato davanti ai suoi primi porno.
muovendo e infilavo veloce la mia lingua, Rosa gemeva ed ondeggiava il bacino
“scopami. ti prego scopami” implorò lei
Mi alzai in piedi e la baciai, riempiendole la bocca dei suoi stessi umori, mentre lei armeggiava frenetica con i pantaloni, liberando il mio grosso cazzo, non ancora perfettamente in tiro.
La fece inginocchiare, lo prese in bocca, avida e vogliosa.
Succhiava e mugolava senza ritegno, masturbandosi con una mano, mentre con l’altra mi tastava le palle.
