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Zia e la sua amica: una matura lesbica
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Racconto12 min di lettura

Zia e la sua amica: una matura lesbica

(Vedi i precedenti racconti per una miglior comprensione) Zia ha voglie lesbiche e combina un incontro con una sua amica: io spio...

apollinaire
1 anno fa · 5.1k letture · 2

Entrarono in camera e zia lasciò la porta socchiusa, purtroppo solo di 4 o 5 centimetri! Piano piano uscii dalla cameretta e mi accostai alla porta semichiusa. Si vedeva poco: la porta era alle spalle del letto e io vedevo, sbirciando dentro verso sinistra, solo la parte centrale del letto, verso i piedi. La sartina era semisdraiata appoggia alla testata del letto e io la vedevo da dietro, dalle cosce in avanti: era a cosce larghe e zia era inginocchiata sul letto davanti a lei e gliela leccava intensamente. Intanto si erano spogliate ed erano rimaste seminude: zia con busto e calze nere e le tette fuori, la sartina calze color carne e reggicalze bianco.

Cercai di sporgermi di più, volevo vedere almeno le tettine della signora Luisa, visto che la figa era completamente coperta dalla faccia di zia. Finalmente ci riuscii.

Ne rimasi stupito, non avevo mai visto tette così, nemmeno sui vari giornalini porno che ogni tanto sfogliavo: piccole, ma… appuntite, rivolte verso l’alto, con un’areola larga scurissima e capezzoli grossi come piccole olive, dritti, lunghi. E lei se li tormentava, se li tirava… Niente male davvero! Il mio cazzo era già duro da un po’, ma adesso era di marmo! Mi tirava di brutto e me lo tirai fuori per accarezzarmelo e dargli  un po’ di sollievo.

Zia alzò lo sguardo e mi vide. Prima sorrise ma poi, quando vide che mi stavo facendo una sega, mi rimproverò con gli occhi… io le feci cenno con le spalle, come a dire “non importa”. Lo spettacolino era decisamente interessante e io continuavo a menarmelo sempre più.

Inevitabilmente accadde l’irreparabile! Senza volerlo spinsi di più la porta, che si dischiuse con un cigolio. La signora Luisa trasalì, si voltò verso la porta, mi vide e sbarrando gli occhi lanciò un grido.

Mi ritrassi, ma era tardi.

Intervenne zia:

- Non ti preoccupare Luisa, è mio nipote - cercò di tranquillizzarla - e tu, entra…

- Come “entra”? - chiese Luisa sbigottita

- Ma sì, cosa vuoi che sia? Lo conosco, ti puoi fidare, non dirà niente a nessuno.

- Ma no, no, ma che dici? - insistette la sarta.

Io intanto stavo timidamente entrando… senza rendermene conto continuavo ad accarezzarmi l’uccello, alternando lo sguardo tra zia e la sartina.

- Ma sì, cosa vuoi che sia? - continuò zia - io e lui ce la spassiamo insieme già da parecchio…

La signora Luisa guardò zia sbalordita:

- Come? Tu e lui…?

- Sì ti ho detto… lasciamolo guardare, senza toccare, tanto ormai ci ha visto… cosa vuoi che sia? - proseguì insistendo zia.

A questo punto entrai del tutto in camera e mi sedetti sulla poltroncina che era a fianco del letto, verso il fondo e rivolta verso la testata.

La sartina si era raggomitolata a sedersi sul cuscino e quando entrai si strinse in posizione fetale cercando di coprirsi. Zia le si avvicinò, a gattoni sul letto, mostrandomi il culo e cominciò ad accarezzarla teneramente, baciandole le tettine con gli enormi capezzoli. Luisa mi guardava mentre io continuavo ad accarezzarmi il cazzo lentamente.

Poco dopo sembrò decidersi. Mi guardò dritta negli occhi e, con un’aria da sfida, allargò le cosce davanti a zia che non si fece pregare e ricominciò a leccarla.

Lo spettacolo era a dir poco entusiasmante: davanti a me vedevo il culo di zia e la sua figona nera mentre lei leccava la bernarda dell’amica. A proposito della figa della signora Luisa: nera, nerissima, pacioccona, cicciottella… insomma in contrasto totale con il suo aspetto fisico magro. Insomma: una gran figona… invidiavo zia che se la stava leccando goduriosa.

- Dai Luisa, leccami anche tu - disse zia sdraiandosi ed invitando l’amica ad un bel sessantanove.

Cambio di scena: zia sdraiata a pancia in su a gambe larghe rivolge la figa verso di me; la sartina le si mette a cavalcioni offrendole la figa da leccare, si mostra in tutta la sua nudità, mi rivolge uno sguardo ambiguo, si tocca e si tira i capezzoli e infine si abbassa a quattro zampe per leccare zia.

Mi sentivo il cazzo scoppiare, le palle mi facevano male dal tanto che mi tirava, ma non volevo sborrare, volevo vedere come sarebbe finita.

Davanti a me un meraviglioso sessantanove: Luisa leccava zia in modo plateale, mostrandomi la lingua prima e dopo, partendo dal grilletto e arrivando fino al culo e tra una leccata e l’altra fissava il mio cazzo ipnotizzata.

Mi feci coraggio, mi spogliai e, nudo, mi misi in ginocchio tra le gambe di zia, davanti alla sua figa e davanti alla faccia della sartina leccafighe.

Avevo voglia di ficcarglielo in bocca, ma mi trattenni: volevo che fosse lei a fare la prima mossa.

Improvvisamente zia cominciò a muovere ritmicamente i fianchi e rantolò:

- Sto venendo! Luisa, non smettere!

Luisa obbedì e si chinò sulla figa di zia coprendola completamente alla mia vista. Anche zia però si stava dando da fare perché anche la sua amica fu percorsa da un fremito e si accasciò su zia sfinita e stremata.

Erano venute insieme e adesso si accarezzavano le fighe languidamente e dolcemente.

E io restavo lì con il cazzo duro in mano!

Lasciai passare un minuto o due e poi mi avvicinai a zia dicendole:

- Adesso manco solo io a venire…

E mi misi seduto appoggiandomi alla testata del letto.

Zia mi guardò teneramente:

- Hai ragione Ninni, ma adesso a te ci pensa zia… - e cominciò un pompino lentissimo.

“Finalmente”, pensai e mi lasciai andare godendomi la pompa meravigliosa di zia.

Luisa intanto si era sistemata per gustarsi lo spettacolo offerto da zia che mi spompinava.

Zia se ne accorse e le chiese ammiccante:

- Ti piace? Vuoi provare?

Luisa restò in silenzio, ma dischiuse leggermente le labbra.

Zia insistette:

- Dai, prova… vedrai che ti piacerà… - e così dicendo si spostò di fianco per far posto all’amica. 

Luisa si inginocchiò accanto a zia e si avvicinò con la bocca al mio cazzo che zia stringeva tra le dita.

Esitò, guardò la sua amica, poi il mio cazzo, poi mi guardò negli occhi ed infine diede un timido bacio alla mia tesissima cappella.

Zia si portò il cazzo vicino alla propria bocca, dischiuse le labbra, le sporse e lentissima fece scivolare la cappella dentro la bocca per pochi centimetri, due o tre al massimo. Sempre lentamente se lo sfilò e lo avvicinò alla bocca dell’amica che, esitante, accolse il mio cazzo tra le labbra. Ma le teneva strette, dure, come se volesse limitare il contatto.

Zia paziente le tolse uccello di bocca:

- Devi tenere le labbra così… - le disse dolcemente sporgendo le labbra e avvolgendomi il cazzone con la bocca.

Io stavo morendo… zia stava insegnando a fare pompini alla sua amica lesbica e la “cavia” ero io...

Poi se lo sfilò lo mise ancora in bocca a Luisa che sembrava più convinta e più morbida. E continuò così: un po’ in bocca a lei e un po’ alla sua amica che sembrava prenderci sempre più gusto…

Passarono forse due minuti, forse tre e io stavo per venire:

- Zia... vengo!

- A me Ninni, a me… - disse zia ficcandoselo in bocca

E le eruttai qualche litro di sborra dentro la gola. Fantastico.

Lei come al solito inghiottì tutto, mi asciugò per bene la cappella e poi si girò verso Luisa:

- La prossima volta la assaggi tu in bocca… vedrai che ti piacerà…

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