Il mattino dopo mi svegliai tardi, verso le dieci – dieci e mezza e quando mi presentai ancora in pigiama in cucina per la colazione, ci trovai Silvia che lavava i piatti. Ci salutammo come se niente fosse e io cominciai a mangiare.
- Dove è la zia? – chiesi
- È uscita e tornerà solo stasera – mi rispose.
Silvia mi dava le spalle e io potevo guardarle il culo con tutta tranquillità, certo che lei non mi vedesse; quel giorno indossava un paio di calze fumé decisamente molto eccitanti… e il mio cazzo cominciava ad inalberarsi.
A un certo punto mi chiese con un tono del tutto indifferente:
- Ma dove è finito quel catalogo che stavi guardando ieri? Questa mattina, quando ho messo a posto in sala, non l’ho visto…
E prima che io potessi inventarmi una scusa, aggiunse in modo molto malizioso:
- Non l’avrai portato in camera tua, vero? Per toccarti eh?
- Beh… ecco… veramente… – balbettai qualcosa, mentre finivo rapidamente di mangiare.
Lei nel frattempo continuava a lavare i piatti come se niente fosse. Io mi alzai per mettere la tazza nel lavello e nel farlo le sfiorai il culo con l’uccello che premeva contro la stoffa leggera del pigiama. Lei, invece di ritrarsi, si spinse contro il mio cazzo, mormorando:
- Ma allora non sei mai a riposo tu… - e, asciugandosi le mani, si girò verso di me, mi allontanò con le braccia e mi disse imperiosa:
- Adesso però sei tu che mi devi leccare – e nel dire così si alzò la gonna fino all’inguine, allargando leggermente le cosce.
Io indietreggiai stordito: era stupenda, lì davanti a me, con la gonna alzata, il reggicalze che spariva sotto le mutandine di pizzo nero… a questo punto Silvia si sfilò la gonna restando con la camicetta bianca che le faceva da mini, mi fece inginocchiare e, prendendomi la testa fra le mani, si spinse la mia bocca sulla sua figa. Io non sapevo bene cosa fare, le scostai un po’ l’orlo degli slip, lei aprì ancora di più le gambe appoggiandone una su una sedia e si allargò le labbra della figa mettendo in mostra un bel grilletto rosso e turgido… mi disse di cominciare a leccarle il grilletto piano, con la punta della lingua… poi di baciarlo, di succhiarlo ed infine di mordicchiarlo con le labbra… Silvia era evidentemente già molto eccitata perché venne in meno di tre minuti e mi inondò la bocca di umori ficali…
A questo punto il mio cazzo urlava per uscire dai pantaloni del pigiama e io lo accontentai sedendomi su una sedia; me lo presi in mano e cominciai a menarmelo furiosamente. Silvia davanti a me si tolse la camicetta mettendo in mostra un gran bel paio di tette sorrette da un reggiseno a balconcino, di quelli che pur sostenendole, le lasciano fuori. Era la prima volte che le vedevo le tette: erano stupende, belle grandi, ma non enormi, con un’areola larga e scura, i capezzoli semieretti che svettavano… cominciai prima a toccarle e poi le succhiai… i capezzoli diventavano sempre più duri mentre Silvia cominciava a sfiorarmi le palle… il mio cazzo era enorme e cominciava già a sgocciolare un po’ di sborra…
Con mosse da gran troia si inginocchiò come aveva già fatto il giorno prima e prese in bocca l’uccello. Cominciò a questo punto un lentissimo pompino, su e giù per l’asta, soffermandosi di tanto in tanto sulla cappella che solleticava con la punta della lingue e mordicchiava con le labbra… e poi ancora tutto in bocca, con le mani che mi accarezzavano le palle e contemporaneamente mi menavano dolcemente il cazzo… non potevo resistere a lungo… Silvia se ne accorse e, togliendosi per un attimo il cazzo dalla bocca, mi sussurrò con voce da gran porca:
- Dai, sborrami in bocca… che poi mi devi scopare…
Non me lo feci ripetere due volte e le inondai la bocca con tre o quattro schizzi.
Non appena mi ebbe ripulito per bene l’uccello Silvia mi invitò ad andare in camera:
- Sul letto si sta molto più comodi – mi disse – e mi puoi scopare meglio…
Così dicendo mi precedette in camera mentre io restavo ancora un attimo a prendere fiato seduto in cucina.
Poco dopo la raggiunsi e la trovai sdraiata sul letto con indosso solo calze e reggicalze… mi fece cenno di sdraiarmi accanto a lei e si mise subito in posizione da sessantanove… il mio cazzo aveva rapidamente ripreso vigore mentre Silvia mi appoggiava la figa bagnata sulla faccia. Il suo profumo mi inebriava ed io cominciai a leccarla ovunque: grilletto, labbra, fuori, dentro… volevo penetrarla con la lingua… nel frattempo Silvia continuava a lavorarmi il cazzo con la bocca dimostrando un’arte sopraffina: lenta, dolce, senza più accennare a farmi una sega… evidentemente voleva conservarmi per la sua figa; io mi ritrovai a leccarle il buco del culo e la sentii fremere di piacere mentre con una mano era arrivata ad accarezzarsi il grilletto sditalinandosi dolcemente.
Pochi minuti dopo nessuno dei due era più disposto ad accontentarsi della lingua dell’altro e ci ritrovammo uno sull’altro con la sua mano che accompagnava sapientemente il mio uccello dentro il suo figone; pian piano cominciai a spingere ed entrai senza fatica. Mi ritrovai a fotterla dolcemente cercando contemporaneamente di toccarle le tette, ma in questo modo non riuscivo a penetrarla fino in fondo; a risolvere il problema ci pensò Silvia che allargò ancora di più le cosce alzandole ed appoggiandomele sulle spalle.
Cazzo! In questo modo le entravo fino ai coglioni e il ritmo riprese decisamente più sostenuto. La stavo trapanando a fondo da qualche minuto quando Silvia volle cambiare ancora posizione e spingendomi fuori si mise a pecorina. Lo spettacolo che mi si offriva era fantastico: le sue chiappe incorniciate dal reggicalze, la figona nera, le labbra turgide ed umide… le ficcai il cazzo in figa in un istante e, prendendola per i fianchi, cominciai a sbatterla furiosamente.
Silvia mi incitava:
- Sì, dai… sbattimi il cazzo fino in fondo… fottimi… sono la tua puttana – ormai era completamente partita e le sue parole mi eccitavano ancora di più – dai… ancora… lasciami toccare le palle… - mi disse accarezzandomi… - dai che vengo… sborro…sborro… dai, sborra anche tu… - e finalmente la accontentai riversandole in figa litri di sborra mentre anche Silvia veniva ripetutamente.
Mentre ci stavamo riposando per la gran chiavata fatta, Silvia mi chiese maliziosa:
- Cosa farai adesso? Continuerai a spiarmi quando sono in bagno per poi andare a farti una sega? O approfitterai di ogni assenza della zia per infilarti sotto le mie gonne?
Come potete immaginare feci entrambe le cose e anche di più: la spiavo e mi segavo pensando a come sarebbe stato scoparla... infilavo la mano sotto le gonne anche se la zia era in casa... mi strusciavo contro di lei appena possibile... e quando eravamo soli passavamo tutto il tempo a letto.
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