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Mia cugina Silvia
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Racconto11 min di lettura

Mia cugina Silvia

Dopo la zia ecco una cugina sexy e disinibita. Una prima volta indimenticabile!

apollinaire
1 anno fa · 2.6k letture · 2

Durante le vacanze di Pasqua i miei avevano deciso di fare un viaggio di qualche giorno ed io pensavo già di stare a casa una settimana da solo con zia Susy… (vedi racconto: “Zia Susy”) speravo di riuscire a convincerla a fare qualcosa di più… Purtroppo anche zia Susy aveva deciso di prendersi qualche giorno di vacanza e quindi io fui mandato a casa di un’altra mia zia, anziana, brutta, vedova, con una figlia – mia cugina – di una decina d’anni più vecchia di me. Già mi immaginavo una settimana noiosissima con questa vecchia zia non molto simpatica e una cugina troppo grande per darmi retta…

L’unico elemento positivo era che mia cugina Silvia, pur non essendo particolarmente bella di viso, aveva un corpo fantastico: lunghe gambe, un bel culo ed un fantastico paio di tutte… 

Come si può ben immaginare io mi facevo un sacco di seghe spiandola quando andava in bagno o quando si cambiava in camera sua, ma purtroppo non si riusciva a vedere molto; l’unica cosa che avevo visto bene è che portava il reggicalze, cosa peraltro abbastanza normale in quegli anni. La mia eccitazione mi spingeva a cercare di vederle le cosce la sera, mentre si guardava la tv, ma un po’ il buio, un po’ la presenza della zia…. Insomma tante seghe, molto da immaginare, ma ben poco da vedere.

Un pomeriggio la zia era uscita e io ero a casa da solo con Silvia, lei in cucina che stirava ed io in sala che leggiucchiavo annoiato riviste per donne. Dopo un po’ mi capitò in mano un catalogo di acquisti per corrispondenza e nello sfogliarlo mi accorsi che c’era anche una sezione dedicata alla biancheria intima: tette in trasparenza sotto reggiseni di pizzo, fighe pelose che si intravedevano sotto gli slip, reggicalze, guepière… insomma per farla breve il cazzo mi si rizzò immediatamente e mi infilai una mano nella patta per massaggiarmi l’uccello; stavo già pensando di portarmi il catalogo in camera la sera per farmi un segone quando all’improvviso Silvia entrò in sala per prendere qualcosa e mi vide chiaramente con la mano nei calzoni. Rimase un po’ stupita, ma si riprese subito e – facendo finta di niente – mi si avvicinò chiedendomi:

- Cosa stai leggendo?

- No, niente… una cosa che ho trovato qui - risposi decisamente imbarazzato e tirando in fretta fuori la mano dai calzoni.

- Dai, fammi vedere - continuò lei venendosi a sedere alla mia destra sul divano; io non ero nemmeno riuscito a cambiare pagina e ormai Silvia aveva preso la rivista e stava guardando la pagina che mi aveva eccitato di più: reggicalze e guepière.

Un po’ stupita mi chiese:

- Ti piacciono queste foto?

- Beh, insomma… abbastanza

- Ma ti piacciono e basta o ti eccitano anche? – insistette maliziosa.

- Beh, in effetti mi eccitano – ammisi imbarazzato e stupito.

- Ma dai… non vorrai dirmi che vedere queste foto ti eccita? Non si vede praticamente nulla! Quando siamo al mare e io sono in costume è lo stesso… e non mi sembra che tu ti ecciti così al mare… - continuò, alludendo con lo sguardo all’evidente rigonfiamento nei miei calzoni.

- Beh, no, non è la stessa cosa… non so perché, ma vedere le calze mi eccita moltissimo…

- Davvero? Cioè, mi vuoi dire che se io ti faccio vedere un po’ le gambe con su le calze ti eccita, mentre se me le vedi al mare no?

E nel dirlo, si fece lentamente scivolare un po’ la gonna verso l’alto arrivando a mostrare la fine delle calze che quel giorno erano color carne… io le intravidi il reggicalze e il mio uccello, che già era duro, mi scoppiò nella patta. Inebetito, non riuscii a spiccicar parola e restai lì imbambolato.

Silvia sembrò divertita dal mio imbarazzo e continuò ad alzarsi la gonna… ormai le vedevo anche le mutandine di seta nere…

- Ti piace?

- Sì… - balbettai e poi azzardai - posso accarezzarti le gambe? Mi piacerebbe molto toccarti le calze…

Ecco l’avevo detto: “a questo punto uno schiaffone non me lo leva nessuno”, pensai tra me e me…

- Se vuoi… 

Non credevo alle mie orecchie! Titubante allungai la mano destra verso la sua gamba sinistra e cominciai ad accarezzarla, dapprima all'altezza del ginocchio, poi un po’ più su…

Lo squillo del telefono mi fece sobbalzare e ritrassi subito la mano. Silvia rispose, era una sua amica e cominciò a chiacchierare con lei come se io non ci fossi… e senza neppure guardarmi mi prese la mano e se la rimise prima sulla coscia e poi tra le cosce aprendo un po’ le gambe; io arrivai pian piano a sfiorarle la figa attraverso la seta degli slip… lei intanto muoveva lentamente e ritmicamente il bacino…

Ero eccitatissimo... non ce la facevo più: cominciai a toccarmi il cazzo con la sinistra cercando di menarmelo dentro ai calzoni.

Ma quasi subito Silvia mi scostò la mano e cominciò a strusciarmelo lei… mi infilò la mano nei calzoni e – senza slacciarli – arrivò faticosamente alla cappella bagnatissima… la accarezzò dolcemente… io mi slacciai la patta e l’uccello uscì dal bordo degli slip svettando duro e ritto… a questo punto Silvia chiuse la telefonata annunciandomi:

- Io adesso devo uscire… mi spiace non poter approfondire il “discorso”…

- Ma come – sbottai io – e adesso io come faccio?

- Farai come sempre, no? Ti farai una sega… vorresti farmi credere che non ti sei mai fatto una sega? Ma a chi credi di darla a bere?

- Beh si… ma vedi… io speravo…

- Tu speravi eh? Va beh… tanto secondo me ti manca solo un attimo… se no poi va a finire che sporchi in giro…

E così dicendo scivolò giù dal divano, si inginocchiò davanti a me tra le mie gambe e mi prese in bocca l’uccello! Non credevo a quello che vedevo e il mio cazzo non stava più nella pelle… dopo pochi secondi sentii che stavo per sborrare e glielo dissi, ma lei continuò a spompinarmi e io le riempii la bocca; lei si ingoiò tutta la mia sborrata e mi asciugò per bene il cazzo.

Poi si alzò, si rassettò le calze e la gonna e lanciandomi uno sguardo ammiccante mi disse:

- comunque non finisce di sicuro così… adesso rimettiti a posto che torna la zia.

E così dicendo se ne andò in camera per prepararsi ad uscire… io restai senza parole, mi tirai su mutande e calzoni e cercai di dirle qualcosa, ma non feci in tempo ad avvicinarmi alla sua camera che lei ne esce e salutandomi mi disse:

- mi raccomando, non spomparti troppo…

Fino a sera io non riuscii più a fare nulla, continuavo a ripensare alle sue cosce, alla sua figa nera che avevo solo sfiorato, al pompino gigantesco che mi aveva fatto… avrei voluto vederle le tette… ma mi consolavo ripetendomi la sua frase “comunque non finisce di sicuro così…”

La sera quando rientrò, Silvia fece finta di niente. Mentre eravamo in sala a guardare la tv, cercai come sempre di spiarle le gambe e le lanciavo continue occhiate, ma lei sembrava ignorarmi…

Quella sera mi portai in camera il catalogo con le foto di biancheria intima e mi feci una sega gigantesca ripensando all’accaduto con l’unico rimpianto di non essere riuscito a vederle le tette.

Prima di andare avanti…

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