Claudia non resisteva, anzi. Sembrava quasi aver bisogno di quella furia. Non bastavano più i rapporti normali, lui la prendeva ovunque. In cucina, in macchina, persino nel bagno di un ristorante, spinto da un misto di rabbia e desiderio che lo rendeva instancabile, e lei lo seguiva con gli occhi pieni di lacrime e di piacere, come se la punizione fosse anche l’unica redenzione che poteva offrirgli.
Marco provocava con parole taglienti mentre la possedeva: “Così lo facevi con lui? Ti piaceva? Dimmi il suo nome mentre godi, forza… o non riesci perché adesso c’è solo il mio cazzo che ti riempie?” Claudia gemendo scuoteva la testa, graffiandogli la schiena con disperazione: “No, basta… ci sei solo tu… solo tu!” E più lei si piegava alla sua volontà, più Andrea alzava l’asticella. La costringeva a mostrarsi nuda davanti allo specchio mentre la possedeva da dietro e farla gridare fino a perdere la voce. Voleva sentire implorare il suo piacere come se fosse una condanna. Ogni volta che lei cedeva, lui sentiva un piacere feroce, ma mai abbastanza per cancellare il veleno del tradimento.
Lui voleva che ogni orgasmo fosse una cicatrice. Lei voleva che ogni cicatrice fosse un perdono.
Col passare delle settimane, il sesso divenne un’ossessione quotidiana. Non era più amore, non era più solo desiderio, ma era un bisogno tossico, che li legava con catene invisibili. Andrea non sapeva più se voleva punirla o salvarla. Claudia non sapeva più se si stava liberando o condannando da sola. E mentre il loro letto bruciava di notti furiose, fuori dal lenzuolo restava un silenzio pesante: due anime intrappolate in un gioco di potere, colpa e piacere che rischiava di divorarli entrambi. Andrea aveva trasformato la camera da letto in un’arena. Non cercava più solo piacere, voleva dominare Claudia… marchiarla, piegarla fino al limite. Ogni rapporto era una sfida, un rito di possesso.
Una notte, con le luci basse e il corpo di Claudia già sudato e stremato sotto di lui, Andrea le afferrò il viso con forza: “Chiudi gli occhi, immagina Davide. Immaginalo qui. E poi dimmi, dimmi se ti scopava così.” Claudia spalancò gli occhi, il respiro spezzato: “No… non voglio…” Ma lui insistette, scopandola con veemenza, il ritmo incessante che la faceva gemere suo malgrado. “Dimmi la verità, Claudia… lo prendevi così da lui? Ti piaceva quando ti teneva come sto facendo io?” Le lacrime le scesero sulle guance, ma il suo corpo la tradiva, tremando di piacere sotto le spinte. “Non era così… non mi faceva gridare così… tu mi spezzi, tu mi consumi…” Andrea ghignò, eccitato dalla sua resa. “Allora gridalo… gridalo che con lui non sei mai venuta così.” E lei, rotta, si lasciò andare, urlando parole che mescolavano dolore e godimento: “Con te! Solo con te! Lui non mi ha mai presa così, mai, mai!”
Quella confessione diventò benzina sul fuoco. Da quel momento Andrea introdusse nella loro ossessione un nuovo gioco perverso, evocare il fantasma dell’amante mentre la possedeva. La costringeva a confrontare ogni carezza, ogni orgasmo, ogni posizione con ciò che aveva fatto con Davide. A volte la umiliava, obbligandola a raccontare come si lasciava toccare da lui, per poi sovrastarla con più forza ancora. Claudia piangeva e godeva allo stesso tempo, schiacciata da un desiderio che era diventato punizione, e da una colpa che trovava espiazione solo sotto il corpo di suo marito. Ogni volta che Andrea la prendeva, sentiva dentro di sé una vittoria amara. Non stava solo facendo l’amore, stava cancellando l’altro uomo dal suo corpo. Ma più lo faceva, più Davide tornava nei loro giochi, come un fantasma quasi fisico che osservava e alimentava la spirale perversa. La camera da letto era ormai un triangolo: Andrea, Claudia… e il ricordo vivo del suo amante.
Andrea non si aspettava più di vederlo. Credeva che Davide fosse sparito per sempre, che la loro relazione fosse totalmente chiusa. Invece, una sera, tornando a casa prima del solito, lo trovò sulla soglia. Claudia, sorpresa, non fece in tempo a inventare una scusa. Davide era lì, in piedi, in carne e ossa, con lo stesso sguardo che un tempo si scambiavano in segreto. Il sangue di Andrea ribollì. Avrebbe potuto colpirlo, cacciarlo via, urlare. Invece, in quell’istante, un pensiero malato lo colse all’improvviso: usare quell’uomo, suo rivale, come strumento di vendetta. “Vuoi lei, Davide?” disse Andrea con voce roca mentre spingeva Claudia contro il muro. “E tu, Davide… vuoi vedere cosa significa davvero scoparla? Guardami mentre lo faccio. Guarda come gode con me, non con te.” Claudia sgranò gli occhi, divisa tra paura e eccitazione. Andrea la sollevò di peso, le strappò via i vestiti e la prese lì, davanti a Davide, con una furia che la fece urlare dal dolore e dal piacere. Davide rimase incredulo e paralizzato mentre guardava Andrea spingere con forza il suo pene nella vagina di sua moglie.
Lei seduta con le gambe spalancate sul bordo della credenza accoglieva la furia di suo marito mentre le bottigliette in vetrina battevano curiosamente tra di loro. Davide era paralizzato sull’uscio della porta. I suoi sentimenti erano misti tra paura, delusione ed eccitazione. Vorrebbe andare, scappare via, ma il cazzo premeva forte nei pantaloni. D’istinto si avvicina piano alla coppia, ed in barba al detto tra moglie e marito non mettere il dito, Davide di tutta risposta tira fuori il cazzo ed inizia a masturbarsi. Andrea lo guarda e dice: “Cosa vorresti fare con quel cazzetto?” Di tutta risposta Davide mette una mano sulla testa di Claudia e la tira verso il suo membro, riempiendole la bocca. Lei, eccitata, non si tira indietro e comincia a spompinare Davide mentre accoglie Andrea dentro di sé. Poi i due si danno il cambio in una perversa complicità. La sfida tra i due uomini diventa sempre più intensa, dove Claudia è solo l’oggetto del loro desiderio conteso; non c’è più amore né desiderio per lei, ma solo due membri che si muovono contemporaneamente nel corpo di Claudia, cercando di punirla quanto più possibile per il suo egoismo e il suo tradimento.
Claudia gemeva, cercando entrambi, mentre i due uomini si sfidavano con sguardi e tocchi: chi l’avrebbe fatta tremare di più? Chi l’avrebbe piegata alla propria volontà? Ogni tocco, ogni sospiro era una battaglia e un dono allo stesso tempo. Lei sentiva il loro dominio e la loro eccitazione, e questo la faceva arrovellare tra il senso di colpa e il piacere intenso. Andrea sussurrava parole dure e provocanti all’orecchio, Davide rispondeva con carezze ferme e audaci. Lei si sentiva sospesa tra due fuochi, incapace di resistere, completamente immersa nella tensione e nella passione che li legava. Non c’era amore, non c’era scelta, solo il gioco perverso della loro sfida.
Quella sera sarebbe stata decisiva, ormai non era più possibile tornare indietro, dentro o fuori. Il gioco, seppur piacevole, era nato dalle macerie e dalla menzogna. Andrea e Davide inondarono di sperma la loro donna comune, si fecero succhiare entrambi, le violarono ripetutamente ano e vagina anche contemporaneamente, e dopo ore di sesso sfrenato non rimase nulla, solo uno sfogo fisico. Andrea fece una doccia e si rivestì. La stessa cosa fece Davide. Claudia, stremata, rimase stesa sul letto fradicia dei loro umori.
Andrea le si avvicinò, le diede un bacio sulla fronte e disse: “Addio, non ti amo più, mi hai ingannato per anni e mi hai nascosto la tua relazione con un altro uomo mentre stavi con me. Ti prego, non farmi più soffrire, voglio solo dimenticarti.” Subito dopo anche Davide le si avvicinò e le diede un bacio sulla fronte, anche lui disse: “Addio, mia dolce amante, hai rovinato la mia vita facendomi scivolare nella menzogna, e per questo ho perso mia moglie e la mia famiglia. Le bugie che hai raccontato a tuo marito le avresti raccontate a chiunque perché tu sei così: bugiarda e traditrice. Sì, ci siamo divertiti, ma a quale prezzo? Fin da subito avremmo potuto includere nei giochi i nostri partner, invece li abbiamo esclusi… Non voglio vederti mai più, addio. Spero che un giorno tu capisca che la verità e la sincerità è molto più divertente della menzogna e dei segreti.”
Andrea e Davide la lasciarono lì, sola con le sue colpe e le sue debolezze, ancora unta dei loro umori che presto o tardi dovrà lavare.
Forse, solo un nuovo inizio potrà dare pace ai due uomini che a ben pensarci si erano divertiti tanto.
Non sapevano che fosse così intenso e coinvolgente scopare in tre.
Andarono al bar e, tra una birra e l’altra, pensarono che sarebbe stato il caso di ripetere l’esperienza.... Ne parlarono un po’ e stabilirono che alla base di tutto dovrà esserci fiducia reciproca e massima sincerità. E soprattutto mai confondere sesso e passione con amore: tutte le carte andranno messe sul tavolo scoperte.
Arriva la cameriera, molto sexy, per portare altre birre. Andrea fa: “Ciao, sei impegnata?”
Lei risponde: “Sì, ho una relazione aperta con la mia compagna, sono bisex.”
Davide risponde: “Anche la tua compagna è bisex?”
“Sì, certamente,” risponde la cameriera. “State pensando quello che penso io?”
I tre si guardano negli occhi e
scoppiano in una fragorosa risata, mentre i pantaloni dei due amici diventano sempre più gonfi.
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