«Inginocchiati e succhiami il cazzo troia!»
Esordisco guardandola dritto negli occhi. Il suo viso si trasforma in una smorfia di puro furore.
«Brutto bastardo porco che non sei altro, come ti permetti di dirmi certe cose? Ti ha dato di volta il cervello? Sei impazzito?»
Si scatena a sua volta e fa partire un sonoro ceffone con la mano destra, che io blocco al volo.
«Stai zitta e succhia: agli altri sì, a me no? Guarda!»
Mentre trattengo il suo polso destro, costringendola ad inginocchiarsi, avvio il filmato dal pc posto sul tavolo. Noto il suo sguardo impietrito e di colpo si arrende all’evidenza: è in mio potere. Apro i pantaloni e le sbatto in faccia il mio palo durissimo e teso come non mai.
«Accidenti!… Ma sei …Sei… Hai… Un bellissimo…»
Non può aggiungere altro perché le ho già messo una mano sul capo e le spingo il cazzo in bocca. Succhia come un’idrovora. Mi piacerebbe schizzarle in gola, ma mi trattengo. La sollevo di colpo e l’appoggio al tavolo, dove dal pc continuano a scorrere le immagini. La giro e, senza tanti complimenti, le abbasso i pantaloni e appoggio il cazzo nello spacco della fica: è fradicia di umori, un vero lago.
«Vacca troia, sei tutta bagnata, senti in che lago sei ridotta: ora ti sfondo, poi ti spacco anche il culo, troia, ti faccio sentire io un cazzo vero!»
Le parlo senza pudore o rispetto; ora è in mio potere.
«No, ti prego, fai piano, no, il culo no. Sono vergine, mi farai malissimo!»
Lo dice senza nessuna convinzione.
«Sta’ zitta, vacca, troia che non sei altro; non sei in condizioni di opporti a nulla, altrimenti mostro il filmato di te e quel porco, a sua moglie; sai che casino scoppia? Zitta e fammi divertire, altrimenti sono cazzi tuoi!»
La tratto con durezza. Spingo di colpo il cazzo dentro fino in fondo. Sento le pareti dilatarsi e, benché abbondantemente lubrificata, devo riconoscere che è molto stretta, mentre io sono eccitato da morire. Prima urla per un finto dolore, poi mi asseconda ed accoglie il palo tutto dentro, incitandomi a scoparla più forte. Freme dal piacere che prova ed esplode in un orgasmo, appena la cappella sbatte in fondo, sul collo dell’utero. Gode e vibra in continuazione; mi fermo un attimo e poi riprendo a pomparla di brutto. Le assesto dei colpi terribili, che la scuotono tutta. Dopo un iniziale momento di passività, lei comincia a godere come una pazza; mi incita, mi copre di complimenti e mi chiede sempre più cazzo. Gode sconvolta da un nuovo orgasmo. Impazzita di piacere, spinge il corpo indietro, incontro al palo che le devasta l’utero; sento che sto per sborrare pure io, ma voglio completare l’opera di sottomissione: le sfilo il cazzo di colpo e vedo la sua figa ridotta ad una voragine, dilatata al massimo. Appoggio la cappella al buco del culo e, prima che lei se ne renda conto, inizio a spingerle dentro il palo. Mi supplica di non farlo, ma io sono estremamente deciso e le sfondo il culo con un solo affondo.
«Mi spacchi, sei troppo grosso!»
Urla, ma, senza tener conto delle sue proteste, le spingo dentro tutta la verga e, solo quando sento il mio corpo aderire al suo, mi fermo. Con questo gesto, esprimo tutta la rabbia di anni di rotture di palle, di magoni ingoiati, di volte in cui, per quieto vivere, ho dovuto abbassare la testa e dire:
«Sì, signora».
Resto un po’ immobile, poi incomincio a pomparle il culo; lei si lamenta ed io le metto una sua mano davanti.
«Toccati, toccati la figa e vedrai che il dolore passa prima».
Le ordino con un tono che non ammette repliche e lei:
«Ma io non l’ho mai fatto ed ho vergogna».
Ribadisce senza nessuna convinzione, mentre sento la sua mano accarezzare il Clito. Lentamente incomincia a godere anche dietro, proprio a dimostrazione di che razza di troia sia. Sono al limite, sento prepotente l’orgasmo esplodere in me, e, con gli ultimi affondi, la porto al suo primo orgasmo anale. Gode come una vacca, senza più nessun ritegno. Le lascio assaporare il piacere e poi le sfilo il cazzo, la giro e glielo infilo in bocca.
«Bevi, vacca che non sei altro. Bevi e non ne perdere una goccia!»
Le ordino mentre le tengo la testa bloccata e la scopo in bocca.
Sfinita si distende seduta con il capo appoggiato al divano e mi guarda.
«Non dovevi far questo: Anna non lo merita. Io non avrei dovuto scoprire che hai un cazzo come non ne ho mai visti in vita mia, ed ora… come farò a farne a meno? E con che occhi guarderò mia figlia?»
Parla con voce flebile, dubbiosa. Le sollevo il capo, la guardo dritto negli occhi:
«Sta’ zitta, non dire cazzate. Sei una troia e, da questo momento, farai tutto quello che io ti ordino: sarai la mia puttana, ti è ben chiaro questo?»
Dico questo con risolutezza, mentre lei china il capo, rassegnata.
«Ora mi hai in pugno: sarà la tua schiava e farò tutto quello che vorrai, ma, ti prego, non farmi mai mancare il tuo meraviglioso cazzo, è l’unica cosa che ti chiedo, per il resto sarò a tua completa disposizione».
Mentre pronuncia queste parole, si distende ai miei piedi e mi abbraccia le gambe, solleva il capo e la sua bocca è giusta all’altezza delle mie palle, le lecca, le mette in bocca, mi lecca il cazzo ancora turgido, mi sto eccitando di nuovo. La voglio, la sollevo, la metto a cosce aperte sul divano. Mi abbasso e tuffo la mia bocca fra le pieghe della sua vulva ancora aperta e grondante di umori. La lecco, le strappo dei gemiti di puro piacere, mi tiene la testa e mi incita a continuare.
Si agita in preda ad una reale frenesia erotica, mi solleva e mi attira a sé. Appoggio il cazzo di nuovo duro nello spacco della sua gocciolante figa e spingo di nuovo dentro. Ormai aperta e dilatata, si gode per davvero la scopata. Spinge in alto il bacino, venendo incontro al mio corpo, urla e gode come una pazza. Pronuncia parole oscene, mentre è stravolta dal piacere. La sbatto in preda ad una furia ceca. Le assesto dei colpi tremendi, strappo il sopra della tuta e libero i suoi seni. È davvero uno spettacolo vederli sobbalzare verso l’alto ad ogni affondo, poi, dopo l’ennesimo orgasmo, esplodo dentro di lei con una sborrata da “guinness dei primati”. Le ho scaricato dentro, tutto il resto di quanto contenuto nelle mie palle. Trema, gode, poi ha un momento di puro terrore che si manifesta sul suo viso.
«No! … NO!… Ti prego, non dentro; sono ancora fertile, mi potresti ingravidare».
Mi grida in preda ad un terrore totale.
La guardo con estremo sadismo, compiaciuto anche per questa ennesima soddisfazione.
«Non me ne frega un cazzo! Non volevi un nipotino? Allora potrebbe andar bene anche un figlio».
Le replico con durezza. In quel momento suona il telefonino: è Anna che mi annuncia il suo ritorno; esco e la lascio distesa in terra, con la fica e il culo gocciolante.


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