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Erotika
Wilma
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Racconto43 min di lettura

Wilma

ei ha fatto una brutta esperienza; vuole rimediare ma cercando di mettere sotto anche suo figlio; lui la lasci cuocere nel suo brdo e si endica in manira terribile.

geniodirazza
1 anno fa · 1.5k letture · 0

C’è un tale in maschera; dico che vengo da parte di Manlio; fa una telefonata e mi lascia passare.

Un altro ragazzo, alto, ben piantato, mi accompagna in sala e chiedo della pista da ballo; mi guida e, sul posto, lo prendo per un braccio e mi stringo a lui; ha un membro solido, immenso, mi ricorda quello di Manlio, ma è più dolce; me lo appoggia fra le cosce, attaccato alla vulva, e comincia a strusciarmi con tutto il corpo su di sé; il primo orgasmo arriva a razzo e altri tre in rapida successione; prima che arrivi il quinto, lo prego di fermarsi perché non ce la faccio quasi.

Prende a ballare quasi regolarmente e, dopo un poco, sono io a cercare lo strusciamento sul fallo in cerca degli orgasmi che arrivano a ripetizione. Finché mi sento male e gli chiedo di farmi sedere a prendere fiato. Con voce strana, meccanica, cerca di rassicurarmi che è cosa passeggera; gli chiedo se è la sua voce; mi risponde che è la maschera, imposta per quella sera, a deformarla. Non appena mi sono ripresa, gli chiedo di accompagnarmi a visitare le varie sale.

La prima è quella delle semplici copule; vorrei quasi andar via, quando mi prende la mano, se la porta sul sesso ed io ci ripenso; faccio scivolare il vestitino su una sedia e lo spingo sul letto.

Come avevo previsto, ha un pene enorme e me lo ritrovo in vagina prima di essere riuscita a guardarlo bene; dopo una mezz’ora di monta e cinque miei orgasmi possenti, ha ancora il sesso duro; e non è venuto; si stende supino, m’invita e cavalcarlo e, all’ultimo momento, la mazza mi penetra con violenza nel retto; urlo con quanto fiato ho in gola, ma le pareti sono insonorizzate.

Quando si muove nel retto, comincio a provare un piacere intenso e profondo e sono io a urlargli adesso di spingere più a fondo, di violentarmi, di sfondarmi.

Mi pompa ancora per circa un’ora, ho il sedere che mi duole e mi brucia, sul letto sono visibili tracce di sangue, segno che mi ha lacerato qualcosa; ma non mi arrendo e gli chiedo di possedermi ancora; mi fa cambiare posizione e mi penetra nel retto con più violenza e più profondamente; passa poi a penetrarmi in vagina e mi martella per moltissimo tempo.

Ho goduto tanto che non ho la forza di andare avanti.

“Basta, basta, basta, non ce la faccio più!!!!”

Urlo a perdifiato.

“Ma stai davvero male?”

“Cavolo! Ma non vedi che sanguino dalla vagina e dal retto?”

“Nessuno ti ha spiegato che c’è il bottone di emergenza? Eppure si vede; è la, è enorme. Perché non l’hai premuto? Noi se non chiedono aiuto i clienti non ci fermiamo perché molte donne vogliono proprio quello. Hai visto le sale sadomaso?”

“Che diavolo è il sadomaso?”

“Per Dio, sei così ignorante che non conosci il sadismo e il masochismo?”

“E ci sono sale dove si fa sesso facendosi del male?”

“Le vuoi visitare?”

“No, no, voglio solo andarmene a casa mia. Accompagnami fuori!”

Mi tampona le ferite all’ano e alla vulva, non molto gravi per la verità, e mi suggerisce di andare all’ospedale.

“Già! E poi come spiego le ferite?”

“Non sei tenuta per niente a spiegare. Il sadomaso è assai diffuso fra le coppie normali e gli ospedali ne ricoverano spesso di persone con queste ferite. Scusa, sai, ma tu non capisci proprio niente di sesso. Chi ti ha consigliato di venire qui dove il sesso è quasi un’arma?”

“Nessuno; ho voluto togliermi una curiosità.”

“Sei sposata?”

“Si; perché?”

“Perché per un po’ di giorni avrai difficoltà a sederti, a orinare e a defecare; tuo marito se ne accorgerà certamente e, se non era al corrente, saranno cavoli tuoi!”

“Appunto, sono cavoli miei; accompagnami all’uscita!”

Raccolgo il mio vestito e il perizoma e ci dirigiamo alla macchina. Quando provo a sedermi alla guida, i miei urli arrivano alle stelle.

“Calma, diamine, non sollevare scandalo, per favore.”

“Ma io ho male!”

“Ma se nessuno ti ha obbligata a venire, perché ci sei venuta?”

Chiama una delle guardie.

“Informati chi è responsabile per la signora.”

“Non c’è bisogno, sono qui per conto di Manlio.”

“Cavolo, ma lui adesso qui non c’è; devo accompagnarti a casa; senti tu, avverti alla reception che la signora di Manlio ha bisogno di accompagnamento a casa e che ci penso io. Ciao.”

Mette in moto e attiva il navigatore; mi sono appoggiata allo schienale e tendo ad appisolarmi.

“Ti dispiace se mi appisolo un attimo?”

“No, dormi pure serena, sei in ottime mani.”

La voce è cambiata e si è tolto la maschera ma non sono in grado di riconoscere niente; sono tutta immersa nel dolore che mi sale dalla vagina e dal retto e, finalmente, le considerazioni della maschera prendono corpo; come spiegherò a Manlio, ma soprattutto a Oreste, l’ano e la vulva dilaniati?

Con Oreste posso anche cavarmela, visto che sino a sabato prossimo non mi penetrerà e, alla fine, un turno riesco a farglielo anche saltare.

Ma Manlio lo saprà certamente dalle maschere, soprattutto questa che mi ha violentato e mi sta accompagnando. Ma guarda quest’impunito; prima mi squarta retto e vagina, poi mi fa anche il favore di accompagnarmi. Sì è vero che l’ho voluto io e che non sapevo niente del sadomaso e dell’allarme, ma lui è stato proprio un violento. E pensare che Manlio me l’aveva detto.

Uffa che palle! Tutti mi dicono, tutti sanno ed io ci faccio sempre la figura della scema. Le lacrime non sono previste, ma non posso fermarle. Che cogliona! Tanta sicumera; tanta presunzione; gliela faccio vedere io! E adesso? Ano e vulva lacerati, mio marito che certamente vorrà divorziare, mio figlio che se ne andrà di casa. Che posso fare, dio mio? Che posso fare? Che cavolo serve piangere? Ma io ho bisogno di piangere, adesso!

Sono nella cacca, mi ci sono tuffata felice a testa in giù e ora non so più uscirne! Però, che grande mazza, questo qui; peccato che io sia tutto un dolore, se no una sveltina me la farei proprio. Ma che cavolo sto dicendo? Io sto per affogare e penso alla sveltina? Dio, Dio, aiutami. Non riesco assolutamente a ragionare, che posso fare?

Devo aver parlato ad alta voce perché l’auto si ferma e l’altro mi chiede se voglio andare in ospedale.

“No, no, ho detto no; all’ospedale non ci vado!”

“Controlla se c’è ancora emorragia; non ci tengo a rischiare l’omissione di soccorso, mamma!”

“Mamma?????? Che cavolo?!?!? Tu mi hai fatto tutto questo?”

“E ringrazia dio che mi sono fermato; avrei voluto farti assai peggio; e te lo avrei anche fatto, ma poi ho capito che la tua è solo stupida presunzione; e, soprattutto, mi dispiaceva per quel poveretto che non si decide a divorziare perché ti ama. Io ormai non sbavo più per te e, come hai visto, non ho e non avrò nessuna pietà. Se sei sempre convinta di essere la più brava e la più forte di tutti, ricordati che sono tuo figlio e che da qualcuno devo pure avere preso la mia arroganza e la mia sicumera.

Se invece, ancora una volta, sei pronta a fare marcia indietro come hai fatto spesso in questi giorni, rivolgiti a chi ne sa più di te, impara a chiedere aiuto e forse potremo ancora farci qualche bella copula, meno violenta e aggressiva. Adesso andiamo a casa e cerca di tirarti su prima che tuo marito ti trovi così malridotta.”

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geniodirazza

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