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Erotika
Equivoci
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Racconto23 min di lettura

Equivoci

Una presuntuosa e capricciosa raagazza ingenua tradisce volgarmente il marito e lo costringe a lasciare il lavoro di impiegato; lui sarà irretito da una 'famiglia' mafiosa, si arricchirà e si rifarà un famiglia; lei sarà ancora in caccia di stalloni sempre meno disponibili

geniodirazza
1 anno fa · 806 letture · 0

Poiché non vedevo nessuna luce di prospettiva, una sera, subito dopo cena, lo avvertii che di lì a poco sarebbe venuto un ragazzo con cui avevo talvolta scopato con gusto, per via della grossa mazza di cui disponeva; lui doveva stare a guardare per tutto il tempo che mi sarei sollazzata col giovane e alla fine avrebbe dovuto raccogliere dalla figa lo sperma di lui; se era anche frocio, come io ritenevo, avei chiesto al mio amante di inculare anche lui.

Marco mi guardò stupito, inebetito, incapace di pronunciare anche una sola parola; proprio in quel momento il ragazzo che avevo invitato bussò alla porta ed andai ad aprire; mentre lo guidavo abbracciato verso la camera, gli sfilai i vestiti e cominciai a leccarlo dappertutto; mio marito, come se si risvegliasse da un incubo, uscì e sbatté la porta dietro le spalle; lo mandai al diavolo con un gesto di fastidio e mi dedicai al nuovo venuto.

Non fu la scopata memorabile che mi ero prefissa; mancava la componente essenziale, l’umiliazione dell’individuo alfa e delle sue pretese di controllo sulle mie scelte; mi incazzai come una bestia, forse perché per la prima volta mi scontravo con la realtà della sua opinione opposta alla mia; riuscii comunque a rabberciare una buona scopata e a far godere il ragazzo impacciato dalla situazione; mi ripromisi di fare molto male al tiranno che mi voleva schiava di lui; e intanto mi piegavo ad un imberbe e mi facevo sbattere.

Non riuscii a parlare con Marco per i mesi successivi; mi rivolsi ad un avvocato per chiedere la separazione a costi altissimi per il mio consorte; alla sentenza finale, lui si trovò ridotto a ricorrere alla Caritas per avere un posto letto e un pasto caldo; gongolai a lungo, vantandomene con le compagne di lavoro; ma mi resi conto che ero profondamente disistimata per avere equivocato il significato dei termini; il disprezzo maggiore fu per le lesbiche che mi avevano istigato, indirettamente.

Dopo qualche mese di bengodi, il mio ex marito, caduto in depressione, perse il posto di lavoro e finì sotto i ponti; nonostante che mi dimostrassero scientificamente che avevo preteso di imporre qualcosa che normalmente è frutto di un rapporto armonioso e leale, non recedetti dalla mia tigna che tutto mi fosse dovuto da un miserabile che per qualche scopata aveva distrutto il matrimonio; Lucia, l’unica che mi fosse davvero amica, mi rimproverò che facevo diventare colpa degli altri le mie pecche.

Scivolarono via ancora sei mesi; l’unica novità rilevante fu che persi l’assegno che il mio ex marito mi aveva versato per pochi anni di matrimonio infelice; alla mia rabbia bastavano la casa che mi era stata assegnata e il conto comune che avevamo accumulato; per quel che mi riguardava, Marco poteva anche essersi suicidato; non mi smuoveva niente; forse poteva essere un bene per lui smettere di fare il prepotente e diventare umano almeno col suicidio.

Una mattina osservai il vestito di Lucia mentre si cambiava nello spogliatoio; mi congratulai per la bellezza dell’abito firmato che sfoggiava e le chiesi conto della ricchezza che improvvisamente mostrava; mi rispose che era frutto del benessere che aveva raggiunto col compagno; la guardai sorpresa, perché non avevo notizia di un suo legame affettivo; personalmente, la ritenevo una single inossidabile; mi limitai a chiederle se lo conoscessi.

“Molto bene, direi, visto che si tratta di Marco ... “

“Intendi Marco mio marito?”

“Ex, amica cara, solo ex; sì, una sera mi invitò a cena e finimmo a letto; scoprii così chi fosse veramente l’uomo da te classificato frocio, impotente, cornuto contento, minidotato e inetto; bella stronza! Te le sei inventate proprio tutte ... “

“Mentivo solo perché volevo affermare la mia libertà ... “

“Ti riferisci all’abitudine di piegarti a novanta gradi davanti a caproni che ti trattano come una bambola di gomma per slabbrarti culo e figa? Hai le idee molto chiare su omosessualità, libertà, sentimenti e affini! E’ stata la lezione delle lesbiche a farti crescere?”

“Forse ho commesso qualche errore e ho esagerato nelle finzioni; ma quello stronzo del tuo compagno non ha mai cercato di parlare e adesso fa la fame come merita ... “

“Tu continui ad usare la figa per ragionare; forse nel cervello hai solo sborra! Ieri sera, io e il mio compagno ‘che fa la fame’, come ti illudi tu, eravamo a cena col sindaco e col governatore; Marco è uno degli uomini più potenti della regione; è vice di don Cesare, il discusso capofamiglia di quei criminali di cui si parla tanto con paura e con rispetto ... “

“Come è successo tutto questo? Lui, così riflessivo, coerente, ligio alle leggi ... “

“Finché una tarantola non l’ha morso; quando Dario, si proprio quello conosciuto come il ‘Macellaio’ perché gode del sangue di quelli che tortura, vide sotto un ponte il suo amico di infanzia che aveva scelto la strada della legalità, mentre lui diventava un criminale; quando vide in che stato l’aveva ridotto una puttana senza dignità che lui ingenuamente aveva sposato; insomma quando vide l’amico fraterno malconcio, se ne prese cura e lo ‘adottò’ tra i suoi; tutti scoprirono che era una mente geniale.

Ne parlò con don Cesare e in tre mesi Marco occupava un posto di rilievo nell’organigramma della famiglia; stai attenta perché Dario e certi altri ragazzi avrebbero tanta voglia di prendere te e i tuoi amanti e farvi pagare le pene che avete imposto al suo amico di infanzia, facendovi provare il dolore che sanno procurare alle vittime; se si incazza assai, può anche arrivare ad ucciderti; devi ringraziare il mio compagno, e tuo ex marito, se siete ancora vivi, tu e i tuoi caproni!”

“Stai dicendo che Marco si è venduto alla criminalità, dopo avere per anni resistito alle tentazioni?”

“Sì, carissima; ti ho già detto che il morso di una perfida tarantola l’ha indotto a cambiare vita e comportamenti; stiamo aspettando che arrivi il divorzio, perché vogliamo sposarci; intanto, abbiamo avviato i lavori per avere un figlio che certifichi il nostro amore; ti consiglio vivamente di sparire, con la tua arroganza e i tuoi equivoci da ragazzina; se ti metti tra me e il mio uomo, sappilo, chiederò io a Dario di fare il lavoro che vorrebbe fare; gli direi anche di farlo assai lentamente e dolorosamente; poi Marco verrebbe senz’altro a piangere al tuo funerale, da vedovo inconsolabile e cornuto; io lo accompagnerei e sarei felice perché non dovrei aspettare la sentenza di divorzio per prendermi l’amante migliore del mondo!”

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