Quando cominciò a tampinarmi per accedere anche lui alla mia mano o alla bocca, non esitai a proporgli di venirmi a trovare a casa una mattina in cui eravamo di turno nel pomeriggio; puntualmente, intorno alle dieci bussò al campanello e lo ricevetti in vestaglia sul corpo nudo, visto che ancora poltrivo a letto quando era arrivato; restò un poco impalato di fronte alle mie forme esuberanti e dovetti scuoterlo con un buffetto per fargli riprendere tono; era veramente giovane e speravo anche vergine.
Si riscosse, mi abbracciò in vita e premette con forza le sue labbra sulle mie forzandole con la lingua; le aprii sensualmente e lasciai che percorresse tutta la mia bocca, dal palato alle tonsille, con la sua lingua morbida, capace di darmi sensazioni meravigliose di piacere ad ogni tocco; intanto, le mani correvano verso il culo che afferrò con gesto lussurioso e trasse a sé, per farmi sentire con maggiore vigore la potenza del cazzo ritto dentro le mutande e i pantaloni.
Abbassai la mano destra e andai ad afferrare la mazza, di cui perlustrai tutta la lunghezza e la grossezza, ricavandone fremiti di lussuria che cominciarono a farmi sentire caldo; ma quel giovanotto mi toccava così abilmente che la mia vulva si era già scaldata al limite della temperatura orgasmo.
Quando si piegò sul mio petto e mi aprì la vestaglia per impossessarsi di un grosso e vibrante capezzolo, da alcuni minuti ritto come un fuso, mi venne spontaneo di aprila e far esplodere le mie tette davanti ai suoi occhi; forse era anche abituato ad ammirare tette molto belle, ma non nascose un immenso piacere mentre affondava il viso tra i meloni che offrivo alla sua bocca.
Mi succhiò devotamente i capezzoli alternandosi su ciascuno, poi mi leccò le aureole e mi mandò ai pazzi, tanta fu la sollecitazione dei miei organi di sesso; cominciavo a sbrodolare e sentivo gli umori scorrermi lungo le cosce, mentre elegantemente mi cavavo la vestaglia facendola scivolare ai miei piedi, da dove la spinsi lontano con un calcio; con un’eleganza ed una passione che non mi aspettavo, si chinò e baciarmi la vulva e sbrodolai ancora, per la lussuria.
A quel punto non gli restò che spogliarsi; mi spinse delicatamente sul letto, a sedermi sul bordo, cavò via camicia e pantaloni rimanendo in slip e calzini; si accostò e mi presentò il pacco enorme davanti agli occhi; presi lo slip per l’orlo e lo abbassai lentamente, per godermi al massimo lo spettacolo della mazza che emergeva prepotente davanti a me; quando l’elastico superò la cappella, il mostro mi balzò letteralmente tra gli occhi ed io lo vidi immenso nella sua bellezza.
Aprii le labbra, tirai fuori la lingua e cominciai a leccarlo con gusto, mentre dal mio ventre fiumi di umori si scatenavano e si riversano fra le cosce dalle grandi labbra che non arginavano più niente ma si spalancavano in attesa dell’invasore meraviglioso; finalmente l’arnese penetrò per quasi tutta la sua lunghezza nella mia bocca, fino ad ingombrarmi pericolosamente la gola; ed io lo succhiai come il più prelibato dei dolci e lo stimolai quasi a cercare lo spruzzo finale.
Ma il ragazzo era troppo voglioso per cedere al primo assalto; cominciò a pomparmi in bocca provocandomi conati di vomito e sensazioni di strozzamento ogni volta che spingeva più in dentro verso l’esofago e scatenando continuamente brividi di lussuria che mi facevano colare come una fontana rotta; e pensare che negli ultimi mesi non avevo quasi più orgasmi, almeno non così intensi e rapidi; adesso avevo voglia veramente di sentirlo nel mio corpo, quel cazzo, da dovunque volesse sfondarmi.
Lui aveva ancora qualcosa in serbo per me; lasciandomi seduta con i piedi ancora sul pavimento, spinse il busto sul letto e mi divaricò le gambe; mi trovai così scosciata davanti a lui che si abbassò sui talloni ed accostò la bocca, di cui avevo già sperimentato la capacità di succhiare come un’idrovora, direttamente sulle grandi labbra che risucchiò letteralmente, strappandomi un urlo disumano di piacere; la lingua si insinuò in figa ed accarezzò le piccole labbra, prima, e il clitoride, infine, che subito dopo venne aggredito e risucchiato nella bocca.
Diede il via, così, al più intenso e lungo cunnilinguo che mi fosse mai capitato di ricevere; per favorirlo, sollevai le reni e spinsi verso di lui il monte di venere; capì il mio desiderio di spalancarmi tutta davanti alla bocca, mi prese le caviglie e se le portò dietro al collo, prese le natiche e sollevò il culo più in alto possibile, con grande sforzo sulla mia cervicale, che dopo avrei pagato, ma che al momento mi esaltava e mi eccitava; la lingua cominciò a spaziare tra figa e culo, solleticando con maggiore intensità il clitoride e l’ano, che diede i primi segni di volontario cedimento ed apertura ad una possibile penetrazione.
Mi fece urlare due, tre volte, per l’intensa goduria; poi mi adagiò di nuovo sul letto e mi fece spostare supina al centro del materasso; scivolò quasi sul mio corpo finché mi sovrastò, si collocò tra le cosce e poggiò la cappella alla figa; mi abbracciò con foga e mi strinse le tette tra le mani; poi si spostò di colpo ed io lo sentii entrare, quasi dolorosamente, fino in fondo all’utero per tutto il tempo previsto dalla disponibilità della camera, il cazzo non si fermò, sul mio corpo, mentre la figa non fece che versare umori sempre nuovi e sempre caldissimi di voglia.
Mi scopò a lungo; poi si spostò tra le tette e si fece fare una spagnola che avrebbe dovuto stenderlo e invece lo lasciò con il cazzo ritto come un obelisco, che diventava quasi più duro e grosso a mano a mano che mi scopava; poi mi chiese se volevo per caso provarlo nel culo; gli dissi di si, a patto che non mi facesse male; gli suggerii di usare il lubrificante vaginale che portavo in borsetta; quando l’asta mi scivolò nel retto, avvertii solo un immenso, intensissimo piacere, anche se il pacco intestinale era sollecitato notevolmente dalla stazza del membro che penetrava profondamente.
Appena cominciò a cavalcarmi nel culo, godetti come una scimmia e gli chiesi di fare agire me a smorza candela per ammirare di più la penetrazione anale e potermi agevolmente titillare la figa per cercare di godere anche dal culo; in questo, fu un grande amante perché riuscì a cogliere e a favorire le mie scelte; mi montò nel culo alla grande per più di un quarto d’ora; quando si accorse che il tempo scorreva e che entro poco la nostra scopata doveva finire, mi chiese dove preferivo che sborrasse.
Non ebbi esitazioni e gli suggerii di venirmi in bocca; quasi allo scadere del tempo previsto, il cazzo finalmente cedette ed eruttò una lava di sborra che ebbi qualche difficoltà ad accogliere nella bocca, ma di cui non lasciai cadere neppure una goccia.
Non fu che la prima delle scopate che mi concessi nei mesi successivi; ormai incancrenita nella tigna di piegare Marco a me, scopai con chiunque mi dimostrasse un certo interesse; in fondo, volevo umiliare il maschio alfa e non conoscevo altro percorso che quello delle corna; se si fosse piegato a parlarmi e avesse accettato di essere il cornuto contento che volevo, forse avrei rinunciato a umiliarlo come sapevo che stavo facendo; se si ostinava a resistere, era solo sua la colpa delle corna.
Marco forse non aveva neppure chiara coscienza di quello che facevo nel tempo libero, preso dagli studi per essere il migliore nel suo lavoro e dall’attività col sindacato per essere pronto ad ogni iniziativa; io però continuavo a crogiolarmi nella convinzione di essere nel giusto e aspettavo che si decidesse a farsi schiavo del mio piacere; ormai il mio desiderio più intenso, forse per l’amore che gli avevo portato, era vederlo osservare con amore le mie reazioni mentre mi facevo sbattere dal grosso cazzo di un altro.
