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Equivoci
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Racconto23 min di lettura

Equivoci

Una presuntuosa e capricciosa raagazza ingenua tradisce volgarmente il marito e lo costringe a lasciare il lavoro di impiegato; lui sarà irretito da una 'famiglia' mafiosa, si arricchirà e si rifarà un famiglia; lei sarà ancora in caccia di stalloni sempre meno disponibili

geniodirazza
1 anno fa · 806 letture · 0

Nell’arco del mese successivo, ancora quattro volte mi portai in un bagno un operaio che mi stimolasse e lo masturbai con tutta la mia maestria, ricavandone un intenso piacere soprattutto mentale, perché godevo specialmente di sapere che contravvenivo alle ‘prediche’ di mio marito su fedeltà e lealtà; in fondo, i suoi beceri tentativi di controllarmi e di imporre il suo modo di vedere il matrimonio erano scoperti e lui era solo un maschio alfa da combattere e sconfiggere.

Intanto, davanti a un cazzo che diventava duro e si ergeva come un campanile tra le mie mani per sgonfiarsi e scaricare fiotti di sborra quando le mie manipolazioni lo stimolavano al punto giusto; insomma, le pratiche manuali sperimentate in bagno mi avevano più volte stimolato, mentre mandavo su e giù la mano dai coglioni alla punta, a desiderare di assaggiare sotto la lingua quella mazza intrigante; solo una volta accennai ad abbassarmi fino a lambire con la lingua il meato su cui era comparsa una goccia di precum.

Quando però il lui del momento, uno sconosciuto di cui mi sarei dimenticata appena usciti dal bagno, tentò di spingermi a forza la testa sul cazzo, mi prese l’ansia che qualcuno mi sorprendesse in piena fellazione e lo respinsi; decisi che solo in condizioni più idonee mi sarei concessa ad un passo ulteriore, quello del pompino, per rimanere ancora al di qua del tradimento vero, quello del cazzo nella figa o nel culo.

L’occasione non tardò ad arrivare e, un mese circa dalla prima sega in bagno, mi lasciai agganciare da un caporeparto che mi invitò a salire sulla sua auto per accompagnarmi a casa, al termine di un turno serale; sapevo bene che intendeva scoparmi in auto, ma mi imposi di rimanere al di qua del limite del tradimento vero; al massimo, gli avrei concesso un saporito pompino e lo avrei stordito con la mia abilità con la bocca.

Si imboscò immediatamente nel parcheggio vuoto di un supermercato nei pressi della fabbrica e, appena fermo, mi aggredì con un bacio violento e aggressivo; la bocca che aspirava la mia con lussuria infinita, la lingua che mi ingombrò rapidamente tutta la cavità orale mi stimolarono ad un duello in cui ero abilissima; mi trovai a succhiare come avessi in bocca un piccolo cazzo; ebbe immediato il senso di quello che sapevo proporgli e abbassò rapidamente la cerniera del jeans.

Infilai la mano nell’apertura e incontrai dal vivo un cazzo duro e grosso, di certo non superiore a quello di mio marito; ma non era il confronto, quello che stimolava; mi bastava sapere che stavo passando ad un livello superiore di trasgressione; a quel punto, quello che Marco pensava non aveva peso per me; si sarebbe tenuto le corna, se così le voleva valutare, o avrebbe chiesto il divorzio; ma, in quel caso, non avrei avuto remore e avrei lottato per fargli tutto il male possibile.

Ormai, ogni valutazione mi appariva superflua; l’unica cosa interessante era la mazza che carezzavo dai coglioni alla punta; lui aveva abbassato pantaloni e boxer fino alle caviglie per offrirmi il cazzo nella massima evidenza; allungò una mano sulla schiena, andò a tastare il buco del culo e titillò a lungo la figa ormai grondante; riuscii a raggiungere un orgasmo soddisfacente prima che lui sborrasse.

Quando mi prese la testa per abbassarla sul cazzo, non ebbi nessuna difficoltà a prenderlo in bocca fino a toccare con le labbra i peli del pube; quando misi in atto la pluriennale esperienze di pompino a mio marito, ebbi chiara la convinzione che gli si fosse aperto un mondo quasi sconosciuto; anche se era un habitué della discoteca e forse un pompino glielo facevano spesso, vidi che strabuzzava gli occhi; la mia felicità fu incommensurabile, quando mi resi conto che stavo dominando un maschio.

Era questo, quello che mi ero ripromessa, umiliare un maschio e costringerlo al mio volere; neppure mi accorgevo che io stavo calpestando ogni regola di convivenza civile, dal rispetto degli altri alla lealtà a mio marito, dalla chiarezza alla fiducia, e che quello sconosciuto stava solo strappando dalla mia bocca il suo piacere; la distorta visione delle cose mi spingeva a credermi dominatrice, mentre offrivo ad un tizio qualsiasi di dominarmi in spregio ad un grande amico, prima che legittimo consorte.

Peggio ancora, credette di farsi più maschio dandomi della puttana ed obbligandomi a prendere fino in gola il suo arnese che spingeva con inutile violenza; quando urlò di piacere contro il ‘cornuto’ mi sentii ferire, ma la parte ‘femminista’ di me mi suggerì che lo meritava; mi impegnai a titillare il cazzo con la bocca e in dieci succhiate gli strappai l’anima dai coglioni e la presi in bocca sotto forma di calda sborra che sputai in un fazzolettino.

Mi feci rapidamente accompagnare a casa, per evitare ritardi che non avrei saputo giustificare; entrai quasi trionfante e stampai un bacio sulla guancia di Marco, evitando la bocca perché non avvertisse, sensibile come era, il vago sapore di sborra che certamente mi era rimasto in bocca; quella sera cercai di scopare al meglio delle nostre solite prestazioni, ma avvertivo in lui una certa esitazione, come se avesse sentore delle corna che gli stavo facendo.

Trascorse senza scosse un mese segnato, per me, da frequenti masturbazioni nei bagni dell’azienda e da fellazioni in macchina, quando avevo il turno serale e Marco mi aspettava a casa; quasi quotidianamente mi mettevo ad ascoltare, con aria falsamente indifferente, i discorsi che le compagne di lavoro facevano sulle devianze e mi fissai su quelle che riguardavano i cornuti contenti, i cuckold, gli slave e soprattutto i mariti che cercavano ad ogni costo di nascondere la loro omosessualità o bisessualità.

Poiché ormai ero convinta che mio marito glissasse apposta i discorsi sul sesso e fingesse di ignorare quello che tutta l’azienda sapeva, cioè che sua moglie era la pompinara preferita dalle maestranze e la regina della masturbazione nei cessi; decisi che quelli erano i veri segnali che, dietro l’apparente grande validità di amante, Marco nascondesse una natura bisessuale o omosessuale e che le remore sulle corna nascondessero un autentico cuckold.

Quando la pratica del piacere manuale ed orale mi venne a noia, si fece largo in me la convinzione che dovevo fare il passo successivo; nel mio delirio di onniscienza, ero convinta che avrei fatto anche l’interesse di mio marito, se l’avessi obbligato a prendere atto della sua ‘diversità’ e a confessare apertamente la sua gioia di vedermi scopare con un altro uomo; un cazzo in figa o nel culo, senza amore, non poteva, nella mia logica, incidere minimamente sul nostro matrimonio.

L’occasione per fargli le corna me la offrì indirettamente lui stesso quando mi fece osservare che, con i nostri orari, avrei avuto la possibilità di tradirlo molte mattine; intatti, lui aveva un turno fisso, dalle sette alle quindici o poco oltre, in caso di straordinari; io invece ero soggetta ai turni e lavoravo, ciascuna settimana, la mattina fino alle quindici oppure di pomeriggio dalle quindici alle ventitré o di notte dalle ventitré alle sette; nelle settimane con turno pomeridiano o notturno la casa di mattina era libera per me.

Lui parlava per celiare, forse; ma nella mia lettura era un autentico suggerimento per dirmi che quando avevo turno pomeridiano o notturno potevo ricevere gli amanti nel mio letto fino al momento di andare al lavoro oppure fino a che lui tornasse a casa.

Ormai ero in piena perversione e fermamente determinata ad imporre al ‘mio maschio’ le nuove regole che volevo imporre e che lo vedevano schiavo al mio piacere ed alle mie voglie smodate; presi il commento ironico come un’indicazione di ‘strategia del tradimento’ e decisi che, appena me ne fosse capitata l’occasione, avrei messo a frutto le valide indicazioni; non dovetti aspettare molto; un ragazzo di recente assunto mi intrigò fortemente ed aveva turni coincidenti ci miei.

Prima di andare avanti…

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