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Equivoci
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Racconto23 min di lettura

Equivoci

Una presuntuosa e capricciosa raagazza ingenua tradisce volgarmente il marito e lo costringe a lasciare il lavoro di impiegato; lui sarà irretito da una 'famiglia' mafiosa, si arricchirà e si rifarà un famiglia; lei sarà ancora in caccia di stalloni sempre meno disponibili

geniodirazza
1 anno fa · 806 letture · 0

Equivoci

Ci eravamo sposati abbastanza giovani, io, Mirella, ventitreenne operaia, e Marco, venticinquenne tecnico specializzato, ambedue assunti nella stessa azienda; io arrivai al matrimonio alquanto inesperta in tema di sesso e mio marito molto schivo e riservato sull’argomento; per un paio di anni le cose filarono lisce sul binario di un grande amore che non cercava momenti eccezionali di passione o di sesso; ci bastava farlo spesso e con molto decoro.

La crisi si avviò surrettiziamente, senza nessuna coscienza da parte mia, una volta che, nella sosta per il caffè, accanto alle macchinette apposite, tra le operaie si avviò un discorso sulle trasgressioni, strano e pericoloso per me; per natura timida e introversa, soprattutto nei contatti con gli altri, non partecipavo ai colloqui che presto deviarono sulle esperienze individuali; addirittura mi scandalizzai quando capii che tutte trovavano normale qualche cornetto fatto a mariti o a fidanzati.

Non dicevo niente, ma assorbivo come una spugna tutti i discorsi e mi trovavo spiazzata a verificare che donne che ritenevo morigeratissime e fedelissime rivelavano di aver fatto esperienze con cazzi diversi da quello legittimamente posseduto; mi colpivano molto i discorsi di due, in particolare, che sembravano quasi rancorose contro i ‘maschi’ in genere e predicavano la necessità una totale libertà nell’uso dell’utero da parte di donne moderne e coerenti con la temperie culturale del momento.

Effettivamente, trovavo che fosse giusta l’idea che, come i maschi erano in perenne ricerca della figa, anche le donne cercassero di provare, anche attraverso cazzi diversi da quello matrimoniale, il piacere per la figa; tacevo quasi scontrosa, ma mi riservavo di affrontare l’argomento con mio marito per capire fino a che punto, come suggerivano le due, fosse capace di rispettare la mia libertà, se avessi deciso di sperimentare qualcosa di nuovo.

Nel fine settimana, che trascorremmo quasi per intero in casa, affrontai l’argomento con Marco e gli chiesi cosa pensasse della libertà sessuale all’interno della coppia; mi sorrise quasi irridente e mi fece osservare che ci eravamo sposati sulla base di un sacramento che prevedeva come fondamento, oltre alla monogamia, le fedeltà e la lealtà; qualunque devianza poteva anche essere ipotizzata ma solo all’interno di un’armonia intoccabile tra i due coniugi; lui, evidentemente, non l’avrebbe accettata mai.

Non osai ribattere, anche perché non avrei avuto argomenti da contrapporre all’osservazione che il nostro era un matrimonio monogamico, benedetto dalla chiesa e quindi intangibile; ma la curiosità non era affatto soddisfatta e nei giorni seguenti aguzzai le orecchie per sentire ancora le campane opposte a quella di mio marito; mi ci volle poco a convincermi che stava esercitando su di me una pressione nascosta per rendermi ‘angelo del focolare’ alla stregua di mia nonna.

Se esitavo molto, per carattere, prima di parlare, ero capace però di agire assai prima di avere analizzato i singoli gesti, come sapeva bene mio marito che più volte aveva dovuto accettare come ‘capricci’ alcune mie scelte improvvide o totalmente sbagliate; in quell’occasione, mi scattò quasi automatica la scelta di fare qualche prova, prima di decidere da che parte pendesse la bilancia; cominciai a guardarmi intorno con interesse.

Da fidanzata, mi ero lasciata andare talvolta a manipolare il cazzo di qualche amico, in occasione di feste particolari dove l’alcool, qualche canna e l’atmosfera generale avevano creato i presupposti per momenti ad alto tasso di libidine che mi avevano spinta a ‘giocare’ col sesso di estranei; Marco aveva glissato, dopo che lo avevo rassicurato che era stato solo il capriccio incontrollato di un momento; lo stesso fece quando praticai qualche pompino in cui ero molto brava.

La motivazione ufficiale fu che, in fondo, una masturbazione o una fellazione possono facilmente classificarsi tra i capricci innocenti e non incidevano quindi su fedeltà e lealtà; in me però si era radicata la convinzione che mani e bocca potevano considerarsi ‘innocenti’ e non gravare sulla lealtà nei rapporti; di lì a scegliere di sperimentare almeno qualche sega o qualche pompino il passo fu assai breve e decisi che, imponendone qualcuno a mio marito, avrei solo sperimentato la sua modernità.

Una mattina che ero in mensa per fare colazione, mentre mio marito ai piani superiori ‘lottava’ con pratiche sindacali, di cui si occupava attivamente, e col lavoro ordinario di manutenzione, decisi che poteva essere il momento giusto per mettere in pratica il mio progetto di ‘trasgressione’; suggerii, ad un operaio che mi intrigava molto, di seguirmi nel vicino bagno e lo portai con me nella cabina per le donne.

Chiusa la porta alle spalle, lo avvolsi in un bacio avvolgente molto lussurioso, col quale lo stordii con la grande passione di cui ero capace; mentre le sue mani si avvinghiavano al mio corpo, tastandomi culo, seno e figa con evidentissima voglia, gli aprii la zip del pantalone, tirai fuori un uccello di buona consistenza, almeno diciotto centimetri per un’ottima circonferenza, e cominciai a masturbarlo coi gesti sapienti e libidinosi che avevo appreso da mio marito sin da adolescente.

Fin da ragazza, alle medie, avevo maneggiato cazzi più o meno consistenti; con Marco, mi ero perfezionata a masturbarlo con tecnica raffinata accelerando o rallentando a piacimento i movimenti e la mano per farlo sborrare quando a me piaceva; mai però avevo avvertito con tanto godimento il piacere fisico di sentire sotto le mani la consistenza serica della pelle che scorreva sul cazzo che masturbavo.

In quel momento, la situazione precaria di farlo in un bagno dove in qualunque momento qualcuno poteva entrare per le sue necessità; la coscienza di trasgredire a norme che cominciavano ad andarmi strette e alle quali avevo deciso di ribellarmi; la novità assoluta delle sensazioni che il cazzo sconosciuto mi procurava, tutto l’insieme decisamente pericoloso, mi scatenavano sensazioni indicibili di piacere fisico e mentale che resero quella sega una novità assoluta di libidine.

Dovetti frenarlo più volte quando cercò di farmi spostare per appoggiarmi a pecorina sul lavandino e scoparmi in figa o nel culo; non volevo andare oltre la masturbazione o la fellazione, al massimo; glielo dissi chiaro e si adeguò; mi afferrò i seni e mi titillò i capezzoli provocandomi un intenso piacere; infilai la mano libera tra e cosce e diedi vita alla doppia masturbazione più succosa che ricordassi; considerato che potevano aver bisogno del bagno, accelerai la masturbazione e lo vidi sborrare con gioia; godetti con lui.

Anche la sborra che sgorgava con violenza dal meato e si andava a schiantare contro la parete del bagno, segno evidentissimo della pari eccitazione che provava il ragazzo a farsi masturbare da me, mi scatenò nelle viscere una serie di strizze violente che resero ancora più forte l’emozione dell’orgasmo che raggiungevo mentre guardavo il flusso di crema bianca e viscosa a cui non avevo quasi mai fatto caso, nemmeno quando l’avevo ingoiata dopo un ricco pompino.

Uscimmo rapidamente e cautamente; mi sentii quasi orgogliosa di avere fatto qualcosa ‘controcorrente’ e di averlo deciso e realizzato da me, per me; subito dopo mi colse il senso di colpa per quello che dovevo confessare a mio marito, e che non poteva facilmente essere fatto passare per un capriccio in un momento particolare di emozione; ma ero determinata, in qualche modo, a parlargliene perché non si configurasse come tradimento.

Ma quando, a casa, accennai a parlare di masturbazione abusiva, lo vidi così imbestialito che decisi di soprassedere, anche perché non avevo intenzione di fermarmi e, se avessi parlato, mi sarei probabilmente preclusa ogni possibilità di ripetere l’esperienza; tacqui ed avviai così la ‘stagione dei segreti inconfessabili ’che avrebbe caratterizzato la nostra convivenza in quel periodo; nella mia lucida follia, ritenni che non c’erano i presupposti per una rottura e mi abbandonai al piacere e alla voglia di sesso alternativo.

Prima di andare avanti…

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