Conosce le colpe di sua madre ma è in grado di amarla, lui sì, senza riserve e senza pregiudizi; ha bisogno di un padre a cui riferirsi e di una madre da amare; quello che c’è tra noi non lo riguarda; se ti va davvero di conoscerlo, stasera potrai testare tuo figlio come fai con tutti gli operai che controlli ... “
“Maledetta stupida, ancora insisti ad offendere per il gusto di sentirti superiore anche se non vali niente?”
“Pace, Sergio; calmati! Stavo scherzando! La tua acrimonia ormai ti impedisce anche di scherzare con persone che un tempo dicevi di amare; scusami; ho detto un frase stupida ma non volevo sentirmi superiore al giudice che ha nella mani la vita mia e di mio figlio. Posso avvertirlo che lo aspetti stasera in pizzeria?”
“Si ma non dirgli chi sono; lo scopriremo entrambi nel corso della serata; mi farebbe piacere che ci fossi anche tu, ma dovresti darci prima alcuni minuti tete a tete ... “
“Va bene; intanto, per favore, puoi fare qualcosa per non farmi finire sotto i ponti o peggio ancora?”
“Non ti preoccupare, mi ricordo che come ragioniera non sei male; Giulio ti dirà in quale azienda ti troveremo un posto che ti consenta una vita piccolo borghese senza fronzoli e capricci. Ti è chiaro quello che intendo?”
“Amico mio, spero che tu me lo consenta ancora nonostante tutto, la nascita di nostro figlio mi obbligò ad accettare la dominazione dell’amante che mi manteneva e mi fece capire la stupidità di avere cacciato quello che ritenevo il mio tiranno; per venti anni sono stata l’amante del capo con una scopata a settimane alterne, solo per essere la bambola a esibizione; ho accettato tutto, per mio figlio; ho capito molte cose, grazie a te.
Non sono la donna vereconda e verginale che tu sogni, ma una persona di buonsenso è in grado di capire che le scopate si cancellano con la doccia e l’amore, quando esplode, va oltre qualunque ostacolo; ti ho amato una sola volta, prima di lasciarci; poi ho imparato a pentirmi e a soffrire per la tua mancanza; so che non ho nessun diritto sul tuo amore e sulla tua vita; ma difenderò sempre e comunque mio figlio; non ti chiedo di tornare insieme ma di occuparci insieme di quel figlio ... “
“Vediamoci stasera in pizzeria; parleremo e qualcosa succederà ... “
Non è più la stessa, la pizzeria, dopo venti anni; ma il proprietario non è cambiato e la qualità del prodotto è rimasta inalterata; Sergio trova l’affetto di sempre, a distanza di una vita; il proprietario, forse istruito da Elena, lo accompagna alla saletta riservata che era spesso la sala da cena per due giovani squattrinati; seduto al tavolo, c’è un giovane di una ventina di anni in cui Sergio non stenta a riconoscere se stesso venti anni prima.
“Guardi che la sala è riservata ... “
“Lo so; sono stato io a prenotare; tu sei Vittorio e tua madre si chiama Elena ... “
“Sì; scusi, perchè lo chiede?”
“Perché voglio conoscerti e mi è sembrato giusto farlo qui ... “
“Giusto, perché?
“Perché era il posto dove venivamo da ragazzi a mangiare una pizza e una birra in due ... “
“Eravate due innamorati?”
“Io lo ero; lei no; eppure da quel disamore è nato un figlio che mi pare assai ben messo ... “
“Stai cercando di dire che sei l’uomo che Elena amò solo una sera, quella in cui mi concepiste, e poi ti cacciò via?”
“Vedo che tua madre almeno con te ha imparata ad essere chiara e leale ... “
“Per quel che ne so, ha commesso molti errori ma non è stata mai bugiarda o sleale; ti ha fatto male ma era chiara nelle intenzione e nei desideri ... “
“Forse sarebbe meglio indicarli come capricci ... “
“D’accordo; cosa pensi che potrà succedere, adesso? Per quel che so di te, sei un grande progettista, organizzatore e risolutore; io spero proprio di aver preso da te quel talento e di poterlo usare per crescere come hai fatto tu ... “
“Speri che io torni con tua madre?”
“No; mi basta sapere che ci sei, che posso incontrarti, chiamarti papà e chiederti consiglio. Ne ho bisogno più di quanto pensi ... “
“Non ci sono problemi, per questo; abitate ancora nella nostra vecchia casa?”
“Sì; ma da quel che mamma mi ha accennato per telefono, dovremo ripensare molte cose forse tutta la nostra vita ... “
“Se intendi che dovrete abituarvi alla mia presenza, è vero; se ti riferisci alle vostre esigenze di vita quotidiana, sono abbastanza ricco da potermi permettere di mantenere un figlio e sua madre senza essere in casa con loro e vivendo una mia realtà ... “
“Non prendi neppure in esame la possibilità di vivere con me senza essere obbligato a una relazione con mia madre?
“Stai proponendomi di venir a vivere con voi da separato in casa, senza rapporti con Elena, ma con una vita quotidiana in comune con te e con lei? Ti rendi conto di quale impegno sarebbe, specialmente per rapporti sentimentali o amorosi?”
“Da quel che mamma mi ha raccontato, l’hai vissuta fraternamente accettandone anche certo libertinaggio; perché dovrebbe essere più difficile adesso che c’è un elemento catalizzatore, io, che lei ha abbassato di molto, forse totalmente, la sua smania di libertinaggio e tu non hai trovato ancora quella giusta anche se hai un harem infinito di donne che sbavano per una serata con te?”
“Stai dicendo che vorresti una famiglia artificiale, con madre e padre che si odiano in silenzio ma per te vivono bene la comunità?”
“Sto dicendo che con mamma ormai convivo nonostante il suo caratteraccio e gli errori che ha commesso; con te ho la necessità di ricostruire venti anni trascorsi ad avere bisogno di un padre. Vieni a vivere con noi e vai a cena con chi ti pare; ma quando ho bisogno di te ti trovo senza problemi, mamma sa di avere un faro di riferimento e il tuo bisogno di essere padre annulla quello di essere marito e si soddisfa guidandomi e badando a non farmi commettere errori ... “
Elena è comparsa insieme al pizzaiolo che reca una margherita divisa in tre parti, con una birra e tre boccali.
“Sergio, sta a sentire un vecchio amico; stasera i tranci sono tre, invece che due, e i boccali altrettanti; non perdonare, non innamorarti, non cedere al fascino della tua donna, sta zitto so che lo è diventata, tardi come tutte le imbecilli, ma ha capito di amare suo figlio e suo padre; stasera la pizza si divide ire e insieme tornate a casa; poi tu farai i miracoli soliti, le troverai un lavoro che le insegni la dignità; vostro figlio le dimostrerà l’amore che lei non ha saputo provare.
Io scommetto che avete bisogno di ricostruirvi insieme; ma anche se non fosse, siate vicini a questo ragazzo che è tutto suo padre e sarà anche migliore, se lo guiderete e gli insegnerete l’amore e la passione per il lavoro; se volete ordinare una cena completa, la cucina stasera funziona. Auguri.”
“Elena, cosa vuoi fare?”
“Voglio ricominciare; ho molto male da spurgare, come certe lumache prima di essere messe in padella; se ce la fai, vorrei che riprovassimo insieme; ha ragione Ottavio, il pizzaiolo; se abbiamo ancora qualcosa da mettere in comune per ricominciare, bene; e non fosse così, avremo il tempo per una separazione serena e indolore quanto è possibile; io ho voglia di riprendermi mio figlio e, se fosse possibile, anche te; se non è possibile, almeno condividere il figlio sarà un affare positivo; che ne dici, negoziatore?”
“Papà, perché non provi a venire a stare con noi un tempo limitato e poi decidi se ti va di renderlo a tempo indeterminato?”
“E’ la prima volta che mi hai chiamato papà!”
“Come tutti i genitori, appuntatelo; io lo scriverò nel mio diario che ho conosciuto mio padre e che spero di convincerlo a fidarsi di mia madre ... “
Ti è piaciuto?
64 racconti, 29 libri.
Altri racconti di geniodirazza
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.