Stavolta però Elena ebbe il buongusto di rendersi conto che forse stava esagerando; subito dopo cena, si accostò a lui con grande calore e riuscì con poche moine ben indirizzate, ormai per lei facili da individuare dopo mesi di scopate al fulmicotone, a trascinarlo a letto dove si lasciò cadere supina e se lo tirò addosso; nell’ora scarsa in cui scoparono in ogni modo non si scambiarono nemmeno una vocale e lei si limitò, una volta tanto, a prenderselo dappertutto con grande passione, forse con amore.
Sembrava che uno sprazzo di sole si fosse aperto nel cielo tempestoso dei loro rapporti; ma fu solo l’illusione di una serata d’amore imprevisto; subito dopo, lei fu assalita dalle solite paturnie e riprese a difendere un assurdo principio di libertà praticando il più volgare libertinaggio che fosse sopportabile da un essere umano; Sergio più volte fu sul punto di scoppiare, ma ogni volta si impose di frenare la rabbia e di resistere ancora nella speranza di un rinsavimento.
Quel sabato sera, però, un baratro si aprì davanti a loro il cui fondo non si sarebbe mai potuto vedere; quando chiuse la porta tornando a casa dal lavoro, Sergio si trovò di fronte Elena che gli impose sussurrando di non accostarsi alla camera perché nel loro letto c’era l’amante; la guardò con un faccia che diceva tutta la sorpresa e l’incredulità; riuscì a balbettare a stento.
“Che diavolo stai dicendo? A casa nostra, nel nostro letto?”
“Bada che la casa è intestata a me e il letto è mio; se davvero mi ami come dici, devi accettare il tuo ruolo, lasciarmi fare e favorire la mia totale libertà ... “
“Elena, finché ero innamorato di te, ho accettato tutto, il bene e il male; e solo dio sa quanto sia stato il male che mi hai fatto; ormai mi sono disamorato e non accetto più niente; da stasera devi fare a meno di me; se vuoi un consiglio, suggerisci al tuo amante di mantenerti perché da adesso non puoi più contare sul mio sostegno. Addio, Elena Troia!”
Lei se ne ne andò borbottando bestemmie e minacce contro di lui; la porta si chiuse e Sergio chiamò Flora, una cara amica forse anche innamorata di lui, che spesso si era offerta di ospitarlo se ne avesse avuto bisogno.
“Ciao Flora, è sempre valida l’offerta di ospitarmi se ne avessi avuto bisogno? ... Bene, con Elena abbiamo chiuso; mi ha cacciato di casa; per qualche giorno ho bisogno di infastidirti per costruirmi una nuova realtà ... dici che possiamo? Non ho cenato, ma non mi va che debba spignattare per noi; andiamo alla nostra solita pizzeria; se però vuoi farti bella ed elegante, possiamo anche prenotare da ‘Amedeo’ che ha sempre un tavolo per me, se lo chiedo ... OK ci vediamo a casa tua ...”
La porta sbatté alle sue spalle mentre usciva forse libero da legacci assurdi; intanto Elena parlava con Mariano e gli chiedeva di farsi carico di mantenerla; lui la rassicurò a patto che non tentasse di schiavizzarlo come aveva fatto con Sergio.
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Gli anni scivolarono stranamente limpidi e con pochi inciampi; gli unici problemi per Elena furono costituiti da fatto che, subito dopo la scomparsa di Sergio, il ciclo non le era più tornato e sapeva per certo che solo col compagno aveva avuto una serata in cui poteva essere rimasta incinta; poiché conosceva bene il suo desiderio di paternità, del quale avevano spesso parlato, decise di non abortire e di attendere prima di parlare con lui.
Non riuscì a rintracciarlo da nessuna parte e si rese conto che aveva alzato dietro di se una sorta di muro invalicabile che non le consentì di trovare nessun elemento per localizzarlo; si stancò di dovere quasi mendicare un colloquio e lasciò stare; intanto erano passati i termini di legge per un aborto legale e decise di tenersi il figlio; se non era riuscita a salvare l’amore, almeno il frutto di quella meravigliosa serata l’avrebbe consolata e sarebbe stato il motivo di vita per il futuro.
Mariano non fece problemi quando gli chiese di mantenere lei e suo figlio; l’amministrazione allegra che usava per l’azienda di sua moglie gli suggeriva di godere al massimo con la giovane e bella amante; l’unica cosa che le chiese fu di trovare una sistemazione al figlio quando fossero andati a casa di lei a scopare; la povera Elena si trovò di colpo condizionata, lei suggeriva schiava di un amante, dopo avere combattuto e vinto le pretese di un possibile compagno o anche marito.
Fu costretta infatti a ridurre le sue ‘libere espressioni’ e renderle meno evidenti per ingannare questo nuovo dominatore dopo aver fatto la guerra a Sergio; analogamente, dovette quasi vergognarsi della gestazione e della maternità perché non era facile affermare che Vittorio era figlio di Sergio, cacciato via per una smania di libertinaggio che l’aveva resa schiava dei suoi eccessi; passarono in tal modo vent’anni della loro vita.
La convocazione nell’ufficio legale la sorprese non poco; era un luogo da lei assolutamente mai frequentato, anche se, sul piano personale, l’avvocato che lo dirigeva, Giulio, era un suo vecchio amico; ancor più rimase sorpresa quando vide che c’era il rappresentante sindacale perché dovevano contestarle il licenziamento; le spiegarono che un’ispezione della multinazionale a cui erano stati di recente accorpati aveva scoperte molte magagne del suo amante.
Mariano era solo somministratore di un bene di proprietà di sua moglie; con quel reddito aveva sguazzato nel benessere e mantenuto le sue donne aggravando lo stato di difficoltà dell’azienda; rimosso e licenziato, trascinava con se anche alcune impiegate, amanti mantenute, che lavoravano in posti di fiducia non coperti da contratti sindacali; Elena, quindi, si trovava di colpo sbattuta sulla strada, a quasi quarant’anni e con un figlio universitario da mantenere.
Protestò tutte le sue contestazioni, ma non c’era niente da fare perché non aveva vinto concorsi, non era stata assunta per vie legali, non aveva contratto e doveva solo lasciare il posto occupato per venti anni egregiamente; protestò vivacemente e chiese chi avesse assunto una decisione così disumana che impediva a suo figlio di laurearsi; Giulio dapprima la invitò a non porre la domanda che sarebbe risultata problematica; alla fine confessò che a decidere era stato Sergio.
Il suo antico compagno di vita, umiliato, cacciato, disprezzato e vituperato, era ora un alto dirigente della multinazionale; non poteva aspettarsi da quell’uomo comprensione ed aiuto.
“Fammi il favore di dire al tuo amico Sergio che Vittorio è suo figlio; lui sa quando e come sono rimasta incinta; se vuole uccidere me, fa benissimo perché me lo sono meritato; ma se massacra suo figlio, ne renderà conto a se stesso prima che agli altri ... “
“Vipera, che stai dicendo di un figlio nostro?”
“Ciao, Sergio; vedo che sei arrivato in alto; anche nella previsione ho sbagliato tutto ed ho scelto di spremere un agrume vuoto e inutile buttando via la limonaia che avevo in casa; sei addirittura il boia che taglia le teste a piacere; scusami, per rabbia dico cose insensate, come sempre; ho detto che conosci l’unico momento della vita in cui ho amato con tutta me stessa; quell’amore di pochi minuti ha prodotto un uomo che tra qualche mese compirà venti anni; è tuo figlio, posso esibiti i test del dna che lo attestano.
Con la scelta, sacrosanta, di licenziarmi, stronchi le sue speranze di diventare un commercialista come il padre di cui ha solo sentito parlare e che muore dalla voglia di conoscere; devo dirtelo perché avrei anche questa colpa sulla coscienza se tacessi ... Non è vero che non ti ho cercato; sei stato tu a scegliere di scomparire e ad impedirmi di contattarti. Te l’ho detto, ho ricambiato una volta sola l’amore che provavi per me; ma poi l’ho trasferito tutto a Vittorio e so che non è stato infelice, fino ad oggi ... “
“Se stai usando la carta del ricatto biologico per salvare la pelle, ti giuro che te la faccio pagare cara, tutta in una volta; se davvero c’è da qualche parte un mio figlio di cui non ho mi avuto notizie, allora fammelo incontrare, fammici parlare e rivedremo tutto quello che è possibile cambiare. Non sono qui per giudicare e condannare ma per tirare su le sorti di una baracca che il tuo amante ha distrutto come ha fatto con i miei sogni. Dove posso incontrare Vittorio?”
“E’ a lezione e ne avrà per tutto il pomeriggio; se vuoi, posso dirgli i incontrarti alla pizzeria ‘nostra’ quella che frequentavamo quando avevamo la sua età attuale ... “
“Ti prego di non ricorrere ai soliti mezzucci per ammorbidire o per ridurre la gravità delle colpe!”
“Non cerco di intenerirti; so che ho tante colpe e che mi odi con tutta l’anima; ma qui ci sono i test che dicono che Vittorio è nostro figlio; la mia storia lavorativa ce l’hai e può dirti che non sono stata la parassita che ero con te; sono stata un’imbecille ma non ho distrutto quel poco di buono che potevo ancora fare; tuo figlio non ha di te un’opinione cattiva; gli ho insegnato che suo padre è tenuto lontano dal lavoro; non dispera che tu possa riapparire e sarebbe solo felice se succedesse.
