Sergio ed Elena
Sergio ed Elena erano cresciuti insieme nel quartiere di periferia dove abitarono finché lui, a venticinque anni, fresco di laurea in Economia, fu assunto da un famoso studio di commercialisti e decise di trasferirsi nella city, in un piccolo appartamento; lei, che a ventidue anni aveva solo il diploma di ragioneria e stentava con gli esami all’Università, gli chiese di associarla a quell’avventura e di viverla insieme; Sergio fu felice, innamorato come era, di ipotizzare una vita in comune.
In realtà le intenzioni dei due non coincidevano; Elena con il salario che percepiva da commessa, come aveva dovuto accettare di lavorare, riusciva a malapena a pagarsi le spese di estetica e di outfit; lo stipendio di Sergio, decisamente migliore, le consentiva una vita da piccola borghese; rimaneva inappagato e pressante il desiderio di permettersi qualche lusso e, soprattutto, di entrare nei circuiti della ‘gente importante’, partecipando a feste e manifestazioni di eleganza e di lusso.
L’occasione si offrì appena qualche mese dopo, quando incontrò sul suo percorso, ad una sagra paesana, Mariano, un imprenditore che conosceva solo di vista; spinse al massimo il suo fascino, lo ammaliò facilmente e si trovò stretta a lui a ballare in piazza; sentirsi premere sull’inguine la poderosa mazza e favorirne, con sapienti sculettamenti, la posizione tra le cosce, contro la figa, fu questione di un attimo e della sua esperienza e abilità.
Prima che la serata si concludesse, lui le aveva dato appuntamento al sabato successivo; sarebbero andati a fare un giro appena fuori città; Elena, da tempo avvezza a gestirsi rapporti agili e veloci coi maschi, non ebbe nessuna esitazione ad accettare e il sabato successivo, in tardo pomeriggio, attese che lui la passasse a prendere, montò in auto e lo baciò appassionatamente; lui riavviò la macchina e con un breve tragitto si recò in un motel sulla statale noto per le camere ad ore.
Elena non era avvezza a quella situazione ma impiegò poco ad adeguarsi e fu immediatamente pronta a seguire il maschio nelle sue iniziative per assicurarsi un letto ed un tetto; lui prese la chiave e l’accompagnò alla camera al primo piano; lungo le scale, le accarezzò con lussuria il culo e le strizzò una tetta; lei si fermò lungo le scale e lo baciò con passione; aperta la porta, la spinse dentro con garbo e la inchiodò letteralmente alla porta avvolgendola in un abbraccio passionale.
Spinta da lui, Elena si sedette sul bordo del letto; aveva l’inguine all’altezza della bocca e stuzzicò con le labbra il cazzo sotto il pantaloni; lui aprì la cerniera, tirò fuori la mazza e gliela spinse con forza in bocca; da quella volta, tutti i loro incontri non avrebbero avuto bisogno di preliminari o di formule delicate di rapporto; il cazzo duro era il presupposto e tutti i buchi indifferentemente praticabili e disponibili per le loro voglie.
Per un tempo abbastanza lungo lui la scopò in bocca, quasi dimostrando piacere nel coito orale come in quello vaginale; quando furono entrambi nudi, si avvolsero in un focoso sessantanove e si succhiarono i sessi a lungo; lei godeva molto a sentirsi strappare l’anima dalle lunghe succhiate del maschio, dalle leccate profonde e interminabili lungo il clitoride e la vagina, dai morsi morbidi e delicati che lui dedicava al clitoride per stimolarlo al massimo; non vedeva l’ora di sentirsi sfondare.
Finché lui non decise che era giunto il momento, le divaricò le cosce, le montò sopra e la possedette alla missionaria, spingendo venti centimetri di cazzo profondamente nella figa; la scopò per una ventina di minuti godendosi pienamente il piacere di una vagina non molto dilatata, quasi ancora nei limiti di una certa verginalità; il movimento di vai e vieni fu per entrambi un ballo eccitantissimo che coinvolgeva i sessi e le menti:
La scopata andò avanti fino quasi al limite delle due ore che avevano previsto e prenotato; lui la scopò più volte dappertutto; quando fu il momento di incularla, realizzò lo stupro con la massima diligenza e quasi come un rito di perfezione e di bellezza; un culo maestoso come quello che aveva davanti, con un buco ancora da sfondare, non poteva essere sprecato e la inculò con grazia, intelligenza e forza; nelle due ore la penetrò più volte fino a che il cazzo scivolava nel retto senza problemi.
Nelle corso delle due ore, lui sborrò tre volta, in figa, nel culo e in bocca, e dovette imporsi una sosta per evitare di farlo ancora, non sapeva con quali conseguenze sulla salute; si calmò quando, durante una sosta, si ripromisero di far diventare quell’occasione un appuntamento fisso; lui si impegnò a trattare l’amante da cortigiana privilegiata e di presentarla in feste pubbliche come accompagnatrice ufficiale; per Elena, era il raggiungimento di un obiettivo
Tornata a casa, si precipitò nella doccia per liberarsi delle scorie della grande scopata, ignorando completamente Sergio che, nello studiolo, si affannava su progetti di lavoro assai importanti; poiché l’ora di cena era ormai passata da tempo, in cucina cercò di imbastire qualcosa alla meno peggio; lui, uscendo dallo studio, la fermò.
“Non stare ad affannarti; ho mangiato una pizza; spero che tu abbia cenato!”
“No; non ero uscita per andare a cena e mi sono limitata a quello che avevo progettato; vuol dire che mi arrangerò con the e biscotti!”
“Mi spiace; sei stata a scopare con un amante?”
“Sergio, siamo chiari; tu forse mi ami o credi di amarmi; io sono circondata solo da trombamici; sono anni che viviamo nell’equivoco; per te, io sono la compagna del cuore, più o meno tua moglie; io invece non ti ho mai amato e scopo da sempre con chi mi va e quando mi va. Se questa situazione non ti sta bene, dimmelo e decidiamo che te ne vai; io da qui non mi schiodo. E’ tutto chiaro, amico mio?”
“Quindi, tu dai per scontato che io debba andarmene se non mi rassegno ad essere il cornuto contento che ti lascia scopare con chiunque e non chieda niente in cambio della convivenza?”
“Sergio, ma quale convivenza? Al massimo, possiamo essere coinquilini; te l’ho detto, non ti ho mai amato e reclamo tutta intera la mia libertà; e questo, per me, chiude ogni discorso ... “
“Quindi dobbiamo anche recitare la farsa di dormire insieme?”
“Te l‘ho detto, lo ripeto e che sia definitivo; ognuno fa quel che ritiene di fare; io posso anche dormire con te, ma dormo con chiunque mi piaccia o mi dia voglia di farlo. Capisci finalmente?”
Sergio rimase molto scosso dalle dichiarazioni e, dentro di se, decise che avrebbe posto fine alla prima occasione a quella convivenza così zoppicante; Elena invece si convinse che il suo amico si fosse rassegnato e, sensibile com’era, forse tre volte buono come popolarmente si definivano gli stupidi, avrebbe accettato di asservirsi alle sue voglie; aspettando e tenendo il punto, sarebbe riuscita a costringerlo a piegarsi e a rispettare quella che lei riteneva libertà personale.
Per qualche settimana non si scontrarono più apertamente; lui era preso dagli intrecci difficili del suo lavoro che lo portavano a dialogare con molti, forse troppi, imprenditori, e ad organizzare acquisti e cessioni creandosi un piccolo potere sul territorio; lei rinunciò parzialmente alle sue voglie sessuali e ridusse i suoi tradimenti al solo rapporto con Mariano, l’imprenditore di cui era ormai l’amante riconosciuta, che la riempiva di regali e la portava a feste e cerimonie che le piacevano molto.
Nel mese successivo a quel chiarimento lena non si risparmiò nemmeno per un attimo e proseguì nella sua frenesia di caccia al cazzo duro e forte; Sergio ebbe qualche informazione vaga sulle ‘gesta’ di sua moglie, ma evitò di intervenire in qualsiasi modo; quando però con estrema sfrontatezza lei si appartò col suo amante primario nel parcheggio accanto allo stabilimento dove entrambi lavoravano; non si poté evitare un piccolo scandalo che ferì Sergio profondamente.
Le immagini di lei china sul grembo dell’amante a succhiare con grande gusto un notevole cazzo richiamarono l’attenzione dei molti operai che stavano uscendo e il passaparola scatenò un vento di pettegolezzo inarrestabile; i due, impudenti sfrontati e aggressivi, quasi li derisero esibendosi al meglio della performance; senza spogliarsi completamente tirarono fuori il cazzo di lui e la figa di lei che si andò a sedere in braccio all’amante facendosi inculare fino alle palle.
Lo spettacolo lascivo durò una mezz’oretta; poi i due decisero di staccarsi e lui la fece stendere ginocchioni sul sedile col culo al finestrino; le pulì accuratamente la figa dalla sborra mentre lei riprendeva a succhiarlo con foga portandolo di nuovo alla massima erezione; quando la pressione dei guardoni intorno all’auto si fece seria, avviarono il motore e sparirono; lei tornò a casa e si andò a lavare guardata in cagnesco da Sergio che aveva saputo in tempo reale della nuova bravata.
