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Piccola storia ignobile
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Racconto25 min di lettura

Piccola storia ignobile

La genetica non mente, mamma. E' colpa tua se sono così. Per fortuna che mi piace.

Moniq
8 mesi fa · 1.2k letture · 2

“e allora?” disse.

“allora cosa?”

“come stai, come è andata la cosa?”

“che cosa?”

“la cosa di ieri… il capanno… a casa, tua madre… tu… insomma… hai capito…”

“bene. cioè… niente. non ho detto niente… e noi… è stata una cosa un po’ così…”

“al tuo ragazzo glielo hai detto?”

“no…”

Sembrò sollevato. Forse temeva l’incontro con l’amico.

“ero molto eccitato…” disse come scusandosi.

“non c’è bisogno che ti scusi… capisco…”

“…”

“a me è piaciuto” dissi, resa audace dall’eccitazione che sentivo battere sordamente nel mio sangue, nei capezzoli, fra le cosce…

“beh è stato forte… voglio dire… intenso… come momento…”

Silenzio. Prese un gelato dal frigo del bar. Andò verso la cassa per pagarlo.

“tu lo vuoi?”

Rimasi in silenzio e ferma. Tornò verso di me e mi offrì il primo morso. Avvicinai la bocca e lo leccai guardandolo negli occhi. La provocazione era chiaramente intenzionale, da puttana, e mi sentivo come tale.

“ho voglia…” dissi.

Lui restò un momento interdetto… si guardò attorno nervosamente…

“a casa mia c’è mia madre…”

“prendiamo una barca, voglio andare al posto delle ninfee…”

“ah ok… si… la prendiamo…”

“e allora muoviti dai… ”

Mi sentivo diversa, decisa, determinata… mi guardavo agire e parlare come se non fossi io.Lui andò a parlare con il bagnino e si fece prestare una barca a motore. Meno male… se andavamo a remi mi passava la voglia. Era una barca piccola, con un motorino da 20 hp, un grosso cuscino prendisole davanti.

Le amiche mi videro salire in barca con Giuseppe. Sapevano che ero fidanzata, si sentirono in diritto di chiedere: “dove andate? veniamo anche noi…”

Dissi: “torniamo subito…” e prendemmo velocemente il largo, lasciandole a farsi tutte le domande possibili.

Entrammo nel canneto. Spense il motore e legò la barca ad un ciuffo di canne. Si sentiva solo il gracidare delle rane e qualche starnazzare di anatre, invisibili fra le canne.Socchiudendo gli occhi scrutai la feritoia del capanno, dove eravamo il giorno prima.

“e adesso?” disse Giuseppe venendo a sedersi vicino a me.

“ieri mi è piaciuto … me lo fai toccare ancora?” risposi…

Fece un gesto indicando i pantaloncini… “è tutto tuo…”

La stoffa tesa dei pantaloncini non lasciava dubbi circa la sua eccitazione. La mia mano si mise subito ad accarezzare quel gonfiore da sopra la stoffa, mentre sentivo il suo respiro e il mio farsi più pesanti.

Accarezzandogli sempre più vigorosamente il cazzo non potevo fare a meno di pensare a quello che avevo fatto. Ero andata a cercarmi un uomo, un ragazzo, chiunque sarebbe andato bene, per soddisfare le mie voglie. Ora che avevo superato il limite della vergogna con quell’uomo rozzo e laido mi sentivo sfrenata, il mio corpo decideva per me, io volevo solo godere, godere, godere.

Avevo scoperto un’altra me stessa, non sapevo quando sarei tornata in me, per il momento mi sembrava non ci fosse limite a quello che il mio corpo mi chiedeva, esigeva da me, e io volevo soddisfarlo.

I miei pensieri furono interrotti all’improvviso quando Giuseppe mi afferrò il polso dicendomi:

– Non ce la faccio più!

Si abbassò i pantaloni e mi riprese la mano posizionandola sulla sua asta che ora era durissima e invogliante.

Presi a masturbarlo, ma non volevo farlo venire subito, non volevo che tutto finisse in un minuto, non era sufficiente per la mia voglia. Allora lo facevo in modo irregolare, alternando movimenti lenti e veloci, ora stringendo la mano, ora rilassandola. Il suo respiro e i suoi gemiti mi guidavano in questo gioco, mentre le sue mani si erano insinuate sotto la mia maglietta leggera trovando i capezzoli irti e ingrossati, torturandomeli in una dolce agonia.

Non potevamo continuare così per sempre, anche se avremmo voluto mantenere la nostra eccitazione il più a lungo possibile presto fummo estenuati da questo gioco, sentivo colare liquido tra le mie gambe, sentivo il calore e il profumo che si sprigionava dalle prime gocce della mia eccitazione, aprii le gambe offrendomi, ma vedendo che lui non accennava a cambiare posizione glielo chiesi esplicitamente:

“Scopami'”

Scopami’ ero stupita dall’aver pronunciato questa parola. Volevo certamente che mi prendesse, ma aprendo la bocca avrei pensato di pronunciare parole meno volgari, tipo ‘facciamo l’amore’, o ‘facciamolo’, no scopami. Lui si fermò un momento e mi disse:

“Ti eccita parlare sporco? Anche a me piace. Ripetilo'”

“Scopami'”

“E poi?”

“Fottimi'”

La scoperta di questo linguaggio ci aveva eccitati ancora di più, ora lui stava per entrare dentro di me’

“Aspetta, non così…”

Non volevo scopare così, volevo assumere la posizione che avevo visto assunta da mia madre’ Non sapevo perché, ma mi eccitava terribilmente.

Mi misi alla pecorina, e subito il suo cazzo fu dentro di me. Dopo i primi affondi già mi muovevo come una puttanella vogliosa, cercando con il bacino di prenderne il più possibile.

“Sì, tutto, dammelo tutto'”

Lui spingeva sempre più forte, sempre più veloce. Mentre io sentivo una voragine dentro di me e sapevo che non bastava, ne volevo sempre di più.

Avevo fame, fame’ ne volevo, ne volevo da morire!

Improvvisamente con un rantolo strozzato lui venne, senza preavviso, dentro di me, sentii il fiotto del suo piacere colarmi contro le pareti, mentre io ero ancora eccitata.

Ero delusa, quasi arrabbiata che fosse venuto così presto’ io avevo ancora voglia.

Mi girai su me stessa, sempre carponi, i capelli sciolti mi coprivano il viso, evitando di guardarlo in faccia perché non percepisse la mia espressione delusa. Lui era rimasto in ginocchio, il cazzo gonfio e rosso lucido di umori. Lo presi in bocca, sapeva di me, ma anche del suo sperma. Lo strinsi alla base e venni su spremendolo. Volevo la sua sborra. In meno di due ore avevo avuto in bocca la sborra di due uomini. Questo pensiero mi fece mancare il fiato dall’eccitazione.

Presi a succhiarlo come un’invasata.

“piano…Moni.… mi fai male…”

Mi staccai…. continuando a masturbarlo…”voglio che mi scopi sul serio… voglio godere… sono ancora eccitata…”

“scusa se sono venuto…subito ma non ho resistito…”

“si si… ma ora devi scoparmi… altrimenti la prossima volta lo dico a Marco…anziché a te…”

“Moni non avevo idea che fossi così…”

“così come ? dillo… avanti…”

“così puttana… ecco…”

Lo spinsi giù… “sdraiati… voglio salirti sopra…”

Il cazzo era bello duro… rigido… un bel paletto lucido su cui accomodarmi… strofinai la cappella sulle grandi labbra e sul clitoride e mi resi conto che colavo sborra… quel porco mi aveva riempita… contrassi le pareti della vagina e depositai altro sperma sul suo glande… mi chinai a leccarglielo.

Lui aveva seguito tutta l’operazione…

“…sei una troia… mi fai impazzire…”

Montai sopra e me lo infilai con un colpo solo fino in fondo. Presi a muovermi avanti e indietro.

Quando facevo l’amore con Alberto sapevo che questo movimento non faceva godere lui che invece voleva che andassi su e giù, ma era quello che preferivo io. Quello che mi faceva godere. Ora questo era quello che volevo.

Per un momento pensai che forse qualcuno stava guardandoci dal capanno, come noi ieri, e la cosa mi eccitò ancora di più conducendomi verso l’orgasmo. Iniziai a urlare senza ritegno, la fica allagata, un orgasmo fortissimo.

Rallentai… lui sotto di me mi aveva preso per le natiche e mi muoveva su e giù… cercava il suo orgasmo.

Mi tolsi. Volevo farlo venire con la bocca.

Era bagnato del mio orgasmo fino alle palle. Scesi e presi a leccargliele, masturbandolo nel contempo. Il cazzo era durissimo, gonfio, si sentiva che stava per esplodere.

Aumentai il ritmo con la mano e anche la spinta della lingua sui suoi coglioni duri…

“…. aaa cristo mi fai sborrare … così…. sei tremenda…”

Ancora due o tre colpi forti con la mano, un suo gemito e ero con la bocca sopra… in tempo per accogliere i suoi schizzi…

ecco… questa volta l’ho deciso io… pensavo… mi faccio sborrare in bocca e mando giù… sono una zoccola… ma lo decido io.

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Moniq

Bisessuale, ma attualmente più lsb che etero. Non sono una che vuole scrivere racconti erotici, ma che butta su "carta" (virtuale) le emozioni vissute. E spesso, rileggendo, capisco qualcosa di me. Una sorta di flusso di coscienza con le virgole, insomma. Nessuna pretesa letteraria o di compiacere l'eventuale lettore. Scrivo per me e se trovo menti affini, tanto meglio. [email protected]

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