Mi teneva sempre.
Dissi ancora: “lasciami me ne voglio andare…”
“no stai qui… “alzò il volume delle casse… si sentì distintamente mia madre che diceva “… che buono il tuo cazzo… ho la figa allagata …”
“abbassa ti prego… sentiranno tutti di là…”
“e allora stai zitta e buona…” disse lui, abbassando leggermente “io non ho niente da perdere…se la cosa si sa…”
Ora mia madre era in ginocchio sul letto, sporgeva il culo e lo dimenava … invitando Marcello a sbatterglielo dentro con parole che non pensavo potessero uscire dalla sua bocca… e il tono… roco, profondo… non sembrava lei …
“tua madre è una gran femmina… la vedi? … e tu sei come lei… lo vedo da come stai guardando…”
“no… io non sono come lei…se mi lasci me ne vado…”
Lasciò immediatamente il polso e io feci un passo di lato.
“vai… se vuoi… “mi disse. E alzò di nuovo il volume.
no… fermo… abbassa… ”
“allora torna qui…"
Accostai di nuovo e continuai a guardare. Ora la stava scopando, lei era in ginocchio sul letto e lui in piedi dietro di lei. Mi prese la mano e mi tirò giù, fino ad appoggiarsela sul pacco gonfio.
“fermo… porco… lasciami… sei un bastardo…”
Strofinò la mia mano sulla prominenza del suo uccello che premeva nei pantaloni, poi con l’altra mano li sbottonò e lo tirò fuori.
“sei un bastardo… mi fai schifo… lasciami…” gli dissi cercando di divincolarmi.
“stai zitta non fare la santarellina… tu sei come tua madre… al cazzo non sai dire di no…” e mi strattonò giù, mi spinse la testa sul suo uccello. Aveva un odore forte, mi girava la testa… avrei voluto divincolarmi ma ero come ipnotizzata… in un lampo mi passò per la testa l’immagine di mia madre che apriva la bocca davanti a questo cazzo e lo feci anche io e sentii il suo sapore sulla lingua, la cappella che mi sbatteva sul palato.
Mi sentivo frastornata, le voci lontane del ristorante si confondevano ormai in una nebbia confusa con i gemiti di mia madre e le parole di Marcello nel video… Troia, sentivo che diceva… e mi sembrava lo dicesse a me. Odori misti di cucina, di caldo e sudore… e di cazzo.
Me lo aveva infilato in bocca, e io, senza fiatare l’avevo lasciato scivolare dentro. Il suo sapore sapido sulla mia lingua mi inebriava.
Cominciai a stringerlo nella bocca succhiando, poi cominciai a esplorare quel bastone duro con la lingua. Lo leccavo golosamente, mentre sentivo che eccitata così non ero mai stata… piccole gocce sulle pareti della mia fica, sulle mie mutandine… un lago tra le cosce… i miei capezzoli ritti e duri, le mie labbra gonfie e calde… Dopo qualche manovra con lingua e bocca, leccate, suzioni, lui disse: “Un talento naturale… avrai preso dalla mamma eh!” La sua voce mi fece ricordare dov'ero, cosa stavo facendo a chi.
Porco, pensavo tra me… è un porco. Ma invece di staccarmi continuavo a succhiare. Un pensiero ribelle mi balenò per la mente: dovrei morderglielo, tutto finirebbe qui, gli farei male, gliela farei pagare… Ma poi… cosa penserebbero tutti quanti? Urlerebbe, in un secondo sarebbero tutti qui, e di certo capirebbero…solo l’idea mi fa impazzire di vergogna… per me, per mia madre…
Ma non c’era nemmeno tempo per pensare, lui ora mi dice:
“Fammi godere bene come sa fare tua madre… dai, puttanella…”, e con la sua manaccia sporca mi spinge la nuca, mi blocca. Ora non ci sono più leccate né suzioni, non posso fare nulla. Il suo cazzo enorme ha occupato l’intera cavità della mia bocca, fatico persino a respirare… e lui spinge, e spinge, spinge fino in gola provocandomi piccoli conati, e spinge sempre più forte, sempre più a fondo… fino a che non sento un gemito soffocato e un’onda di sperma dentro la mia bocca. Non posso fare nulla, lui non ha tolto il cazzo e non molla il mio capo, non riesco a fare altro che ingoiare più volte questo seme sporco, questo seme che, non riesco a fare a meno di pensare, anche mia madre ha assaggiato.
“ah che bella sborrata…ti è piaciuta puttanella?” “mi teneva ancora la testa spinta giù, mentre il pene perdeva lentamente consistenza nella mia bocca.
“eri venuta qui per questo no? da quando avevi visto il mio cazzo lo volevi… ahahhaha un bel pisellone da uomo tutto per te… niente a che vedere con i ragazzini che conosci tu…”
Scossi la testa, impossibilitata a fare altro. Allora mi lasciò andare. Alzai la testa e deglutii più volte per scacciare il sapore colloso del suo sperma…
“che schifo… mi fai schifo… ” dissi.
“non sembrava ti facesse tanto schifo…” disse …
“anzi… se vuoi dargli un’altra ciucciata…” e me lo agitò volgarmente davanti… sempre seduto sulla sua poltrona e io in piedi davanti a lui…
“no, grazie…”
“vabbè…ahahahh ” fece un’altra risata e lo rimise dentro.
“che facciamo… lo vogliamo dire a tua madre di quanto è brava la figlia a fare bocchini?”
“no… ti prego… sei un maiale… mi hai costretta…”
“ti ho costretta? ma lo sai che sei veramente una zoccoletta bugiarda? perchè non hai urlato? perchè non ti sei ribellata?”
“… mi hai ricattata…”
“te lo dico io perchè… perchè ti piace il cazzo… l’ho visto nei tuoi occhi … appena l’ho tirato fuori… non vuoi altro… ”
“…. no…”
“io ti starò pure antipatico… ma il mio cazzo no… ti piace… sei troia dentro… sei nata puttana…”
“non è vero…”
“adesso vai che ho da fare. ma lasciami il tuo telefono…”
“non ce l’ho il telefono…”
“beh ti trovo io… non ti preoccupare… ” e rise.
Uscii dall’ufficio, con gli occhi bassi, l’odore del suo cazzo sulle labbra, il sapore dello sperma in gola. Mi pareva che tutti sapessero quello che avevo fatto. Ero arrabbiata, imbarazzata, eppure continuavo ad essere eccitata. La sensazione di pienezza in bocca, sentire quel pene caldo e vivo, farsi sempre più duro, vibrare… era qualcosa che mi aveva lasciato una voglia terribile.
Chiamai Alberto. Gli dissi che avevo voglia di vederlo. Ma lui era al lavoro.“non puoi prenderti un permesso… mi va di stare con te…”“no, mi spiace… non se ne parla…”Delusa, scesi al lago.
Sentivo l’odore del cazzo di quel porco sul mio viso, sulle mani. Ma che mi stava succedendo? Perchè non lo avevo fermato, perché non mi ero ribellata?Le sue parole mi risuonavano in testa: “sei troia dentro… sei nata puttana…”
Potevo andarmene…? Si, mi sarebbe bastato uscire decisamente da quella stanza. Cosa avrebbe potuto fare?
Invece non lo avevo fatto… ero come soggiogata dai suoi modi. Quel fare arrogante mi indispettiva e più ci pensavo più mi faceva incazzare, ma solo ora… ovvero dopo… al momento non riuscivo ad oppormi. Subivo ed obbedivo. Questo mi capitava anche in altre circostanze: a scuola, o con gli amici. Chiunque mi si rivolgesse con una certa autorità mi poneva in soggezione.Ma in questo caso c’era qualcosa di più: non solo non trovavo la forza di oppormi, ma il mio corpo reagiva per conto suo. E’ inutile negarlo, mi ero eccitata… e anche ora a ripensarci, insieme al disgusto, ripensandomi chinata a succhiare quel cazzo sentivo la fica pulsarmi e bagnarsi ancora, i capezzoli inturgidirsi. Avevo una voglia pazzesca, come mai mi era capitato.
Scesi al lago, al baretto. Un paio di amiche con delle birre vuote accanto sdraiate a prendere il sole sulla spiaggia. Le salutai da lontano, mi invitarono ad unirmi a loro e poi stancamente ripresero a crogiolarsi al sole. Altri giocavano a biliardino. Fra questi Giuseppe, uno dei due del capanno. Quello che mi aveva schizzato addosso e poi mi aveva passato le dita sporche di sperma sulle labbra. Al ricordo di quel momento una vampata di voglia mi saì alla testa.Gli altri che conoscevo più o meno di vista, mi salutarono. Giuseppe mi guardo intensamente per qualche istante, non disse nulla e continuò a giocare.
All’altra palla andata in buca rialzò lo sguardo e vide che lo stavo fissando. Forse coglieva il luccichio dei miei occhi, dicono che quando siamo eccitati il corpo mandi segnali che vengono recepiti a livello subliminale. Tenne gli occhi nei miei, entrambi tenemmo lo sguardo qualche secondo di troppo.
Disse: “mi sono stufato ragà… ” andò verso il bar. Gli altri protestarono un momento, dissero a me di giocare, risposi di no, uno che non conoscevo si offrì e continuarono a giocare.Io andai verso Giuseppe.
