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Seduzione lesbica
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Racconto12 min di lettura

Seduzione lesbica

Nella mia posta le confessioni pervengono e, in casi come questo, mi travolgono per la passionalità che sanno sprigionare.

Giovanna Esse
1 anno fa · 1.2k letture · 0

E’ solo che, ogni volta, mi prendo un attimo di respiro.

Perdonami, ma evito accuratamente un contatto troppo diretto tra di noi.

Come dire: ho letto, ho capito.

Tu hai le tue ragioni personali per comportarti in un determinato modo.

Non posso farti una colpa delle tue scelte e non sono una bambina. Se le tue decisioni si sono trasformate in dolore e sofferenza, per me, questo è solo un problema mio!

Nonostante tutto, credimi, non oserei mai giudicare oggettivamente il tuo comportamento.

Ecco perché ti prego di accettare anche le mie ragioni; inutile che te le dica, sei troppo intelligente per non capire.

Buona giornata e buon tutto e ... indipendentemente da me, spero che se tu attraversi un periodo problematico, esso si risolva al più presto e in maniera positiva.

Ciao, Chiara. -

Leona scrive:

- Amor mio.

La tua freddezza non rispecchia affatto i tuoi sentimenti.

Lo so: mi ami come io amo te, e nel dirlo non ho alcuna paura di sembrare arrogante o presuntuosa: niente di tutto questo.

Il fatto è che conosco perfettamente la “bestia” ingestibile che si è insinuata dentro di

noi.

Percepisco l'assoluta grandezza dei nostri desideri inappagati

I nostri sogni ci turbano e, durante il giorno, i nostri pensieri corrono all’altra …

“Dove sarà adesso la mia dolce amica? Dove sei Chiara, cosa stai facendo in questo momento?”

“Forse mi sta pensando? Oppure … ha trovato un nuovo amore, tutto al femminile, un’altra troia … una maledetta che t’ha trovata aperta al desiderio saffico!”

Allora mi incendio … ripenso alle parole, alle azioni che io stessa ti ho ordinato di fare e che tu, ubbidiente cerbiatta, hai eseguito in mio onore.

Allora ricordo di quanto ne godevi, di come avevi imparato a lasciarti andare, a come apprezzare il desiderio di femmina.

Allora divento blu dalla rabbia … io stessa ti ho iniziata a questo piacere e adesso, forse, una zoccola qualunque, più libera di me, ti sta facendo mettere in pratica ciò che io ti ho fatto scoprire …

E, forse, anche tu avrai gli stessi sogni e gli stessi pensieri.

Perché negarlo?

Mi masturbo di notte e di giorno, sempre pensando a te: ti sento vicina, immagino i tuoi odori, come tu me li descrivevi, ricordi?

E quando volevo che tu stessa assaggiassi i tuoi umori e mi dicessi di cosa sapevi, perché io avrei voluto essere lì …

Ti chiedevo del tuo sapore … ci ripenso ora. Ti chiedevo di dirmi com’eri la mattina presto, appena alzata … alla prima pisciata, rumorosa, abbondante … lubrica.

Orai ti vedo … ti sento … ti immagino.

Sei a terra, ai miei piedi, nuda come lo sono io.

La testa china, aspetti, temi.

Ti desidero troppo per lasciarti friggere … ti ordino di alzarla: allora lo fai, rivolgendomi uno sguardo implorante, vorresti leccarmi la figa, subito, e soddisfare l’antico desiderio.

Attendi soltanto il mio cenno, il permesso bonario della padrona che ti sei voluta scegliere … e dalla quale sei stata scelta.

Allora annuisco e allargo le mie cosce, ecco ora sogno la tua bocca che si poggia sulle labbra della mia fessura.

C’è tanto calore, come un fuoco elettrico, tra le mie gambe.

Tutti i baci che mi dai, bruciano sulla mia pelle e tu…..

non ti interrompi, continui …

Ecco, amore: ora la tua lingua bacchetta la mia figa, colpisce e bussa, insiste … vuole entrarmi dentro il corpo.

Sei eccitata, spingi la tua mano sotto la pancia cercando di provare a masturbarti, ma io non lo voglio.

Ti blocco il braccio, poi lo traggo sulla tua schiena. Ora prendo l’altra mano, con una calza ti lego, non stretta, ma abbastanza per farti capire chi comanda, ora e sempre, tra di noi.

Ti tiro verso la pancia, la bocca incollata alla figa: ti obbligo a leccare, leccare e succhiare, senza fermarti.

Bevimi…. ora che sono un laghetto. Succhia il mio nettare, succhia con libidine, assapora.

Fammi scorrere attraverso la tua bocca, aspira dalle labbra, lascia che “io” scenda, liquida, dal palato sulla lingua.

Strattono ogni tanto la calza di seta che ti tiene le mani dietro la schiena.

Come il morso per il cavallo, così ti domino … ogni strappo ti obbliga a inarcarti, spingendo il volto in avanti: nemmeno ti si vede più, talmente sei persa nella mia fessura spalancata e umidiccia.

Ora voglio cambiare, odorare e assaporare anch’io.

Ti impongo di alzarti: scarti, vorresti affogarmi ancora nell’utero.

Però obbedisci.

Sei davanti a me.

Ne approfitto per baciarti in bocca, le salive si mescolano, le mie nari si riempiono del mio stesso odore di donna perversa, lasciva.

Con le dita ti premo le guance: tu spalanchi la bocca.

Ci sputo dentro con forza, come si fa con una cagna per ricordarle la sua sottomissione.

Ma voglio anche il tuo sputo … lascio che tu intuisca il mio desiderarti; allora, come una ragazzina che si finge maschiaccio, fai che compaia sulle labbra, umidissime, la tua saliva trasparente, spumeggiando in mille bollicine.

Mi ci tuffo con la bocca … bevo tutto … sai di buono, amore.

Per quanta perfidia, per quanta trasgressione io voglia inserire tra noi, tu la purifichi sempre con l’onesta dei tuoi sapori.

Ti odio, ti amo … poi ti invidio.

Come fai ad usare tutte le armi perverse del diavolo restando un angelo … una visone fatta di luce?

Per trovare il mio piacere, per appagare i miei desideri, ho dovuto discendere tutto l’abisso del peccato e tu … tu, invece, godi come una troia e, allo stesso tempo, resti affascinate e pura nella tua ingenuità.

Mi farai impazzire, anzi forse è già accaduto …

Siamo in piedi, una di fronte all’altra.

Sono le mie dita che ti stanno esplorando la figa, sei piena di succo vaginale: brava! Lo raccolgo sulle dita e lo porto su, tra le bocche: te lo spalmo sulla lingua, poi ti bacio e raccolgo tutto, da ogni singola papilla intrisa di sapore.

Ora ti premo sulle spalle, ti faccio scendere davanti a me, giù, giù, verso la pancia.

Come d’incanto sui mie fianchi si poggiano due cinte di cuoio.

Mi sto posizionando il mio grosso fallo di gomma, nero come l’inferno, grosso come un maglio … lo vedi … lo temi.

Sai che sei spacciata.

Quel cazzo di gomma ti avrà, senza pietà, per farti godere e soffrire come mai nessun maschio a saputo fare.

Mi chino per tastarti a lungo le zinne grosse, deliziose … ci penso su: “Si!” Saranno le mie maniglie per tirarti sul cazzo posticcio, tra poco, quando ti scoperò senza ritegno.

Ora te lo metto in bocca perché tu lo umetti e lo renda scivoloso.

Vado un po’ su e giù.

E piacevole vedertelo inghiottire.

Ti libero le braccia e tu ti massaggi i polsi … ma non chiedi nessuna pietà.

Sarai punita … anche per questo, e lo sai.

La mia calza nera ti gira intorno al collo come un foulard.

Ti dico di voltarti e tu esegui. “Ora abbassati … in avanti!”

Poggi le mani alla sedia, ti tengo con una mano per la gola, l’altra si poggia decisa sul tuo fondoschiena, ti misuro, ti posiziono, ti costringo ad inarcarti, per offrirti meglio.

“Apri la figa, presto!”

Lo fai. Sei deliziosa.

La tua attesa mi fa godere, scorro dal mio spacco, tanto da gocciolare sul pavimento.

Basta. E’ il momento.

Continuando a tenerti in tensione per il collo, mi prendo in mano quel bastone gommoso, sono quasi pronta … un ultimo tocco.

Mi abbasso veloce e ti sputo in figa tutto il mio sdegno … lo sdegno che provo nel vedere quanto sei bella.

Sei talmente mia che il desiderarti mi fa male … ti infilzo tutta, come un tordo da mettere sullo spiedo.

Urli per la botta sull’utero, ma non m’importa:

Saranno tante le chiavate che ti infliggerò, amore mio.

Tu dimentichi che il mio cazzo e di gomma … non scarica mai, né s’affloscia; dimentichi che un orgasmo per una donna e insignificante e non la cambia di stato … avrò dentro di te una serie continua di orgasmi … fino a crollare sulle cosce per la stanchezza.

Ti fotterò la figa come non è mai successo, ma anche il culo ti violerò …

Per il solo piacere di farti male …

Dimentichi troppe cose, amore mio infinito … ma, stanne certa, non ti dimenticherai mai di me.

E godi, adesso, troia! -

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Giovanna Esse

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