Voglio avere la mia parte, mi slaccio la cintura, sto per aprire i pantaloni quando lei mi gela con uno sguardo.“Cosa stai facendo!?”“Io pensavo…”“Non devi pensare, devi fare quello che ti dico qua dentro, ora puoi andare”Mi viene una rabbia, una frustrazione mai provata, lei lo vede, un po’ si spaventa. “Domenica ci vediamo in spiaggia?!”.“S…sì…”.“Fuori di qui…”
Fuori di qui…Fuori di qui…È da venerdì sera che mi gira per la testa questa frase, sembrava una promessa, una proposta, anzi una richiesta, l’aveva pronunciata con un velo di tenerezza e dolcezza nella voce.Penso a quella frase anche mentre cammino sulla spiaggia, non è bellissimo il tempo, ci sono nuvole cariche di pioggia all’orizzonte, non sarei mai venuto in spiaggia se non fosse per quella frase.Fuori di qui…Non c’è nessuno in spiaggia, visto il tempo è normale, vedo qualcuno seduto in lontananza, mi incammino in quella direzione.È lei, indossa una maglietta larga, anche le gambe rannicchiate al busto sono sotto la maglietta, lo sguardo fisso al mare che rumoreggia con le sue onde.È davvero bellissima così assorta, mi dispiace quasi quando mi avvicino e lei si accorge di me.
Io però devo ammettere che sono ancora un po’ incazzato per come mi ha trattato venerdì, la saluto appena mentre stendo la stuoia vicino a lei e mi spoglio. Lei ha lo sguardo basso, quasi intimorita, non è da lei.“Scusa” lo sussurra appena ma ho sentito bene, la guardo stupito, non l’ho mai vista così… triste.Non le rispondo, non so se sono pronto ad accettare le sue scuse.Mi siedo affianco a lei a guardare il mare, lei mi guarda lo so, non la guardo ma sento che si sfila la maglietta e…mi abbraccia. rimango spiazzato, non me l’aspettavo davvero. Il suo corpo caldo contro il mio mi scioglie, la stringo a me con un braccio mentre le mi stringe più forte.“Scusa al lavoro sono proprio una stronza”.“Non mi sembra stessimo lavorando!”.“No ma…”“Soprattutto non lo siamo adesso”.“No…”“Allora succhiamelo!”. Mi guarda con uno sguardo strano come di trionfo, come se… Sì c’è gioia in quello sguardo.Mi guardo attorno, non c’è nessuno, mi stendo, gambe larghe e uccello già bello pronto.Lei studia il mio corpo, mi accarezza il petto, gli addominali.
“Ho detto succhia!”. Fa uno scatto sorpresa e imbocca il mio uccello, ma lo fa con dolcezza, io non voglio questo.Le metto una mano sulla testa e la spingo giù, la spingo fino a che non fa un verso, quasi un conato, allora la tiro su tirandole i capelli, lei mi sorride ma io no e la spingo nuovamente giù. Non le do più tregua le scopo la bocca con forza, spingendo sempre più a fondo. Lei mugugna, si agita, le piace, la blocco con tutto il mio uccello in bocca la tengo ferma così, lei mi guarda e sorride, cioè sorriderebbe se non avesse la bocca spalancata da me.Non va bene così, la prendo per i capelli, la strattono via e la ribalto al mio fianco, non le do il tempo di capire che sono su di lei e la impalo con un solo colpo.Lancia un urlo tremendo, ma non è un urlo di dolore, è piacere, è soddisfazione.Inizio a pompare con forza, vedo il mio uccello entrare ed uscire proprio dove indica quella maledetta freccia mentre lei si tiene il seno. Ma io voglio vedere le sue tette sbattere, le prendo le mani con forza e le blocco sopra la sua testa e la prima volta che si oppone un po’ a me, ma non ho pietà, forse le faccio anche un po’ male ai polsi. Ma, finita la baruffa, rincomincio a sbatterla come prima, ora però il seno libero sballotta da tutte le parti e ipnotico quel movimento, gioco a cambiare ritmo e forza solo per vedere come si muove mentre lei si lamenta e allo stesso tempo ride di questo stupido gioco.
Ma mi rendo conto che lei è un lago, io non sento nulla, navigo dentro di lei, non c’è proprio gusto così. Le prendo una gamba, la alzo, la rigiro, proviamo sul fianco, di lato e ci ritroviamo alla pecorina, bello tenere il suo culo tra le mani, ma ancora più bello e prenderlo a schiaffi, ogni schiaffo un urlo, un urlo di piacere, scodinzola quasi felice, le chiappe rosse fuoco, le piace, le piace qualsiasi cosa io faccia?!Allora le allargo le chiappe e vedo il suo buchetto pulsare, sa già cosa sta per succedere, si agita un po’, non vuole, ma io ho già appoggiato la cappella bagnata dei suoi umori.“No così, non senza l’olio, per favore”“Non siamo in ufficio, qua comando io!”. Le sputo sul buco del culo, più per sfregio che per necessità, lei si agita, ma lo fa spingendo verso di me, allora non ho più remore e spingo con forza.Entro nel suo culo, senza fermarmi, lentamente, ma fino in fondo, poi mi fermo, la faccio respirare un attimo.Poi la inizio a pompare, prima piano poi sempre più forte, lei si lamenta, ma sommessamente, cade in avanti sul viso, il culo ben in alto per me, sento la sua mano che mi accarezza le palle, che entra nella sua vagina, sento le dita attraverso di lei, la sento stringere, inizia a tremare, mentre urla contro l’asciugamano a terra. Mi attraversa un pensiero, questo culo che ho tra le mani è del mio capo, sto inculando senza pietà quella stronza del mio capo…e lei gode come una cagna…Non resisto più, perdo il ritmo, le do un’ultima spinta e la tengo ferma contro di me, piantato fino in fondo mentre esplodo, vengo con una forza e un’intensità tremenda. Poi piano piano torno in me, lei è inerme, mi sfilo da lei, un rivolo di sborra cola dal suo culo aperto, mi stendo al suo fianco mentre lei cade distesa, il viso coperto dai capelli.
Non facevo una scopata così selvaggia da non so quanto.Ho forse esagerato?!Lei rimane immobile, le scosto i capelli per guardarla in viso, ha un sorriso sulle labbra, gli occhi chiusi mentre respira tranquilla.È davvero bella, anzi bellissima, apre gli occhi, per un attimo penso che…”Piove!”. Ha ragione, cade uno gocciolone anche su di me, bastano pochi secondi e inizia a piovere fortissimo gocce enormi, raccattiamo le nostre cose e corriamo nudi verso le auto ridendo come due ragazzini.Lanciamo ognuno le sue cose nella propria auto poi rimaniamo immobili, uno davanti all’altro, sotto la pioggia, gocce calde di un temporale estivo.Mi viene in mente che non l’ho ancora baciata, mi avvicino.“Ci vediamo domani al lavoro?!”. Mi blocco.“Certo, se non mi viene una polmonite”“Vieni al lavoro anche con la polmonite, devi finire quella pratica che non hai finito venerdì” la solita stronza, ride diabolica mentre scappa in auto.
Rimango solo, sotto la pioggia, mentre la sua auto si allontana, sono nuovamente eccitato.
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