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Confidenze con una professoressa
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Racconto15 min di lettura

Confidenze con una professoressa

Scoperete incredibili per i fortunati supplenti che più che un lavoro sembrano aver trovato l'anima gemella per esercitare le rispettive perversioni.

Padrone Severo
2 anni fa · 1k letture · 1

Rimasi come ho detto prima basito e pensieroso pensai: “Carla ama essere sottomessa ed usata”. L’avrei tranquillamente immaginata lontano anni luce da questo mondo, comunque, la cosa mi eccitò e parecchio. A questo punto tramite cellulare che usai come router mi collegai ad internet con Google andai nella cronologia e vidi con stupore i collegamenti che aveva fatto sino alla sera precedente a vari siti il cui contenuto era a base di dominazione e sottomissione, notai anche l’apertura in alcuni siti porno di video a tema. Ormai era chiaro Carla nascondeva una natura da sottomessa ero sicuro che la avrei fatta inginocchiare ai miei piedi. Spensi il computer ed andai a dormire la notte era giovane la mia testa andava sempre a Carla ed al suo pc, a ciò che avevo scoperto, alla vera natura, una giovane ragazza insicura e bisognosa di aiuto. Passò la notte e così anche il sabato, intanto io mi pregustavo l’incontro che avremmo avuto il giorno dopo già immaginavo cosa sarebbe accaduto.

Domenica giunse, verso le 14.00 squillò il telefono era Carla, mi chiese come stavo e se avevo voglia di vederci, naturalmente accettai di buon grado, l’appuntamento era per le 16,00 davanti ad un bar del centro. Andai al luogo convenuto circa 15 minuti prima cercai un tavolino fuori e mi sedetti, passarono pochi minuti ed eccola lì arrivare, era splendida indossava una gonna poco sopra alle ginocchia con un piccolo spacco laterale una camicia normale la sciarpa un cappotto che teneva aperto ed un cappellino in testa. Era stupenda i suoi occhioni verdi brillavano, aveva un leggero filo di trucco, era stupenda, si avvicinò mi baciò sulla guancia mi salutò, la invitai ad accomodarsi non difronte a me ma accanto, lei lo fece e iniziammo a chiacchierare. Si avvicinò intanto un cameriere, ordinammo uno spritz che sorseggiammo tra le chiacchiere e le risate raccontandoci gli eventi accaduti a scuola durante la settimana. Rimanemmo seduti per circa un’ora poi gli proposi di fare una passeggiata per le vie del centro tra i negozi. Stavamo bene insieme eravamo molto affiatati il tempo trascorreva gaudio, verso le 18.00 mi disse ti va di venire a casa così vedi dove abito e prendiamo un bel caffè, annuì e continuammo a camminare verso casa sua ridendo e scherzando.

Entrammo in un palazzo e salimmo al terzo piano, giunti davanti al portone estrasse le chiavi dalla tasca del suo cappotto ed aprì. Finalmente entrai in quell’appartamentino che Carla condivideva con una sua collega anch’essa professoressa ma di storia e filosofia. La casa era vuota la sua coinquilina era andata in una città vicina per passare il fine settimana col fidanzato, l’appartamento era carino tenuto in ordine mi portò a visitarlo era piccolo un bilocale, due camerette un bagno e una cucina con angolo cottura. Ci togliemmo i cappotti, la casa era calda per via dei riscaldamenti accesi mi fece accomodare e si spostò per preparare il caffè, io la osservavo era stupenda aveva una voce sensuale, appena il caffè fu pronto lo versò nelle tazzine che aveva disposto su di un vassoio con la zuccheriera e lo portò al tavolo. Sorseggiammo quel buon caffè aveva un aroma intensa doveva essere di ottima marca sicuramente arabica. Si sedette di fronte a me e mi sorrise iniziando a conversare, la interruppi bruscamente e le dissi con tono imperativo e serio prendimi un bicchiere d’acqua, lei non fece caso al mio cambiamento di voce in modo automatico si alzò e andò a prendere un bicchiere ed una bottiglia d’acqua, nel frattempo io avvicinai la sua sedia sotto il tavolo. Lei si accorse del mio gesto ma non disse nulla tornò al tavolo poggiò il bicchiere e la bottiglia su di esso e fece per spostare di nuovo la sedia, subito le bloccai la mano e con tono arrogante le dissi non la toccare, riempimi il bicchiere, non capiva il mio cambiamento forse una leggera paura, per il tono di voce che usai la assalì, comunque aprì la bottiglia versò l’acqua nel bicchiere e lo avvicinò a me, presi il bicchiere e sorseggiando esclamai: “SPOGLIATI!”. Carla sentendomi dire quella parola gelò diventò rossa in volto e abbassò gli occhi a terra. Flebili parole uscirono dalla sua bocca quasi inudibili stava blaterando qualcosa quando la incalzai con più decisione “Ho detto SPOGLIATI!”, quasi come un automa in modo maldestro e molto lentamente iniziò a sbottonarsi la camicia, cercò di nuovo di opporre resistenza cercando di dire un qualcosa che nemmeno udii “TACI e CONTINUA, più svelta!”. Qualche piccola lacrima le usciva dagli occhi solcando il suo bel viso, io apparentemente non curante continuavo a sorseggiare l’acqua e a gustarmi la scena, si tolse la camicia poi la gonna, ormai era chiaro che doveva ubbidire. Di colpo si fermò e alzando lo sguardo quel poco che basta per guardarmi in faccia aprì la bocca per parlarmi; la incalzai “Non ti ho detto di fermarti CONTINUA!”, singhiozzando si sganciò il reggiseno lo tolse coprendosi con la mano sinistra il seno. Era rossa in viso e singhiozzava, chissà quali pensieri le attraversavano il cervello in quel momento, mi alzai di scatto posai il bicchiere e iniziai a girarle attorno, aveva uno splendido corpo, sodo con le curve ai punti giusti, mi avvicinai da dietro al suo orecchio e le dissi “ALZA LE BRACCIA ED INCROCIALE DIETRO LA TESTA!”. Senza opporre resistenza eseguì, girai dalla parte davanti e le ordinai “APRI LE GAMBE”, come un automa eseguì senza proferire parola. Aveva delle belle pere, data la posizione, ben esposte, notai i capezzoli appuntiti e neri ergersi rigogliosi, ormai era quasi nuda davanti a me in tutta la sua bellezza statuaria, solo una piccola mutandina di colore rosso acceso nascondeva il tesoro che aveva tra le gambe, mi avvicinai e chiusi tra le dita un suo capezzolo già irto, ci giocai un poco roteandolo tra il pollice e l’indice poi strinsi e tirai un poco verso di me, Carla emise un grido smorzato, io noncurante passai all’altro ricevendo lo stesso trattamento. La vidi tremare emettendo un debole gridolino, le lasciai i suoi capezzoli, erano adesso turgidi sembravano dei chiodi. Le dissi “INGINOCCHIATI E TIENI LE GAMBE BEN APERTE!”, attese qualche secondo e lentamente poi andò giù, era rigida con le mani dietro la testa e le gambe ben aperte come gli ordinai.” BRAVA LA MIA CAGNA!”, lei non rispose stava immobile aspettando chissà cosa, Notai nella posizione che aveva assunto adesso una macchia umida sulla mutandina proprio dove inizia il solco della fica tra le grandi labbra era chiaro che la cosa le aveva provocato una grande dose di eccitazione;” ALZATI e TOGLI LE MUTANDINE!” le ordinai, subito questa volta con più sicurezza esegui. Notai subito che era completamente rasata, lei tornò nella posizione di prima con le mani dietro la testa e le gambe aperte,” Va bene così Gi…” la fermai subito “TACI LURIDA CAGNA!” con voce ancora più ferma ed imperativa esordì “DA ADESSO MI CHIAMERAI PADRONE QUANDO TI RIVOLGI A ME!”, “E’ CHIARO LURIDA CAGNA?”, la sua risposta non si fece attendere e ancora un poco rossa in faccia ma con voce più decisa rispose “Si padrone sarò la tua devota cagna”. Le misi le mani tra le cosce e mi insinuai con due dita dentro la sua fessura, fui molto sorpreso di quanto era stretta comunque riuscì a penetrarla visto che era un lago di umori, mentre la toccavo strizzò gli occhi ed emise lunghi gemiti di piacere un fiume di umori colarono tra le dita a terra sul pavimento, mi bloccai e tolsi le dita dalla sua fica fradicia, mi avvicinai al suo orecchio e le gridai “TI HO DATO IL PERMESSO DI GODERE CAGNA?” lei appena si ebbe ripresa un poco da quello stato di forte eccitazione mi rispose aprendo gli occhi e guardandomi dritto nei miei “Scusa mio padrone ma mi hai fatto provare delle forti emozioni e non ho resistito, ti chiedo umilmente perdono non accadrà più te lo prometto”, bene così sarà “ADESSO INGINOCCHIATI E LECCA IL PAVIMENTO PULENDOLO DAI TUOI UMORI!”, subito si fiondò a terra e con la lingua ripulì il pavimento, “ADESSO RIVESTITI!”, in un lampo fu pronta io mi misi il capotto e feci per andare, CARLA si piantò davanti a me e con occhi pieni di gioia mi disse “Grazie padrone mi hai reso la donna più felice del mondo” chiuse gli occhi e mi baciò questa volta sulle labbra, io la salutai e andai via ”A DOMANI CAGNA”…

Spero che la storia che vi ho sin qui raccontato sia stata di vostro gradimento, per qualsiasi dubbio o aiuto potete contattarmi alla mia mail: [email protected]

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4 racconti, 1 libri.

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