《Sono stata brava Vanessa?》 Mi risponde alzandosi: 《Sei stata magnifica Noelle! Adesso vieni a sdraiarti sul letto》 Ubbidisco, vorrei sdraiarmi pancia sotto perché i glutei continuano a bruciare, ma intuisco che lei non voglia. Il dolore al sedere è forte ma sopportabile, basta che sto ferma. Intanto lei sta prendendo qualcosa da un baule, capisco cosa è quando si gira: un cazzo finto, grosso, di qualche tipo di plastica, lo fissa al bacino con delle cinghie di cuoio. Mi guarda, ha uno sguardo cattivo, ho paura, non voglio che mi faccia male, sono stata brava, l'ha detto lei che sono stata brava! 《Ti prego Vanessa, non farmi male, mi sono comportata bene!》 《È vero, sei stata fantastica, ma io ti avevo detto di fermarti, e tu non hai ubbidito. E in ogni caso non ho bisogno di un motivo per punirti》 Si avvicina, mi allarga le gambe, 《Vanessa ti prego, il lubrificante》 《no》 e sale sul letto. Si sdraia su di me, 《Ti supplico》 ma lei mi bacia, e mentre mi bacia, con la mano sistema il pene finto, in modo da appoggiare la punta al mio ano. Piango di paura ma allargo le gambe e alzo un poco il bacino per facilitare la penetrazione 《Fai piano ti prego》 Mi bacia ancora, ma non è un bel bacio, è più un premere sulle mie labbra per non farmi... 《MMMMMM!》 mi afferro al materasso e urlo direttamente nella sua bocca, ha spinto con troppa violenza, è di plastica, non lubrificato, è enorme! Non riesce a entrare, dà ancora alcuni colpi fortissimi, mi sento strappare, ma d'improvviso insinua la lingua tra le mie labbra, un calore enorme mi invade, mi aggrappo a quella lingua, al suo sapore. Abbraccio la mia dea, la circondo con le gambe, mi spalanco a lei e spingo anche io, insieme, insieme riusciamo, la sento dentro, è gigante, è dolorosa, è mia! Stacca la bocca dalla mia, ci guardiamo, è cattiva, crudele, meravigliosa... le sussurro un grazie prima che riprenda a spingere e allora tutto il mio mondo diventa dolore!
《Stanotte dormi qui, non sei in grado di muoverti, tanto quel frocio di tuo marito è di nuovo all'estero.》 Poi buttandomi sul letto il mio telefono: 《E chiama la negretta, dille di non preoccuparsi, non la voglio vedere qui intorno, ti mando io qualcuno per sistemarti il culo》
Me lo dice così, con disprezzo, mentre si veste dopo essersi fatta una doccia. Mando un messaggio a Jez, per fortuna Vanessa mi ha lanciato il telefono, io non riesco neanche a muovermi..... e meno che mai riesco a smettere di piangere: piango per il dolore, sì, ma soprattutto perché mi lascio fare tutto questo. La odio! La odio con tutta me stessa! Ma ne ho bisogno, non riesco a farne a meno, e se non fosse così cattiva non ne sarei così attratta. Vanessa esce e io rimango sdraiata su questo letto, piano piano mi calmo ma non si calma il bruciore. Mi porto le dita al culo, le guardo e sono sporche di sangue. Se questa è la nostra prima volta cosa ne sarà di me? Fino a dove riuscirò a spingermi in questo abisso di depravazione? Ho paura, per la mia salute fisica e per quella mentale, non vedo come uscirne. Non voglio uscirne. Pensando a queste cose, esausta, mi addormento.
Mi sveglio e mi assopisco di continuo, fino a che non si apre la porta, a sera: è Maruska! Cerco di coprirmi in fretta ma una fitta al culo mi blocca e mi scappa un gemito. Lei timidamente, con gli occhi bassi per non guardarmi, 《mi manda signora di Roman, devo .... curare si?》 Sono paonazza dalla vergogna, cerco di alzarmi ma il mio culo non vuole. Alla fine mi arrendo, annuisco, poi dico 《Si Maruska per favore..... ho... ho bisogno di aiuto.... dietro...》 lei capisce al volo, si avvicina rapida al letto e apre la borsa che ha con sé. Tira fuori pomate, garze, disinfettante e.... delle salviette... uguali a quelle di... Jez! Vengo assalita all'improvviso da un oceano di nostalgia e vergogna, mi giro sul letto e scoppio a piangere. Piango per tutto il tempo che Maruska fa quello che deve, piango quando saluta, piango quando se ne va. E mi addormento piangendo.
Dormo tutta la notte e la mattina dopo mi sveglio prestissimo. Il culo fa meno male, mi alzo in fretta, voglio uscire prima che arrivino le segretarie. Quando arrivo a casa mi trovo davanti Jezabel, credo mi stesse aspettando. Ci guardiamo, in silenzio. Devo essere rossissima, è evidente che sa benissimo dove sono andata. Non dice niente, si sporge per darmi un bacio, leggero, mi sfiora appena le labbra. Poi alza una mano e mi carezza la guancia, ha gli occhi lucidi. Non le chiedo di aiutarmi, non me la sento, oggi resterò in camera, nuda, a far guarire le ferite all'aria. Domani starò meglio....
Ti è piaciuto?
20 racconti, 0 libri.
Altri racconti di MarSel
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.