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Noelle 7
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Noelle 7

La prima volta nel culo per Noelle

MarSel
2 anni fa · 3.326 parole · 15 min
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Il culo

Mi sveglio tardi, con davanti agli occhi il pene eretto di Roman e in bocca il sapore del suo sperma. Tra le gambe c'è un lago... devo aver sognato. Per fortuna mio marito se n'è già andato! Mi alzo in fretta, per andare al cantiere... non voglio andarci, ho paura di cedere di nuovo... poi mi dico che posso farcela: vado, entro e dico sta cosa del giardino, 5 minuti e poi scappo. Mi riderà dietro ma non mi importa. Mi infilo della biancheria un pò più resistente, autoreggenti nere, poi una maglia, un paio di jeans, un maglione a collo alto. Niente trucco. Guardo fuori, diluvia, prendo l'impermeabile e scendo in garage. Appena apro la portiera e vedo la macchia sul sedile mi sento salire un calore dal basso ventre.... No! Oggi no! Oggi devo essere forte! Metto in moto e parto. Cerco di parcheggiare il più possibile vicino al cantiere, ma sono sempre 50 mt da percorrere sotto la pioggia. L'ombrello l'ho scordato, quindi quando arrivo sono fradicia. Entro di corsa e lui è lì che parla con il capo degli operai, Mihai. Mi fa segno di aspettare un secondo, poi liquida l'uomo con poche frasi. Questo mi passa accanto con lo sguardo fisso sul mio seno e se ne va. Mi rivolgo a Roman e gli parlo subito dei lavori, in 5 minuti ho finito e faccio per andarmene ma lui mi ferma: 《dove vai con quest'acquazzone? Aspetta un minuto che spiova, intanto prendiamo un caffè.... prometto di fare il bravo...》 l'ultima frase mi fa paura e mi eccita allo stesso tempo. Rispondo piano, senza guardarlo negli occhi: 《suppongo che non ci sia niente di male in un caffè》. Mi tolgo l'impermeabile e mi siedo sulla sedia di fronte alla sua scrivania mentre lui armeggia con la macchinetta. Mentre bevo il caffè lui si appoggia alla scrivania dalla mia parte, allunga una mano e mi tocca i capelli: 《sei tutta bagnata francesina》 ho i brividi e non solo di freddo. Non rispondo e continuo a bere. Il cuore mi batte forte, sono in bilico, basta un niente per spingermi a uscire di corsa o per buttarmi ai suoi piedi. E lui fa esattamente quello che ci vuole per farmi cedere: mi afferra per i capelli e mi obbliga a guardarlo: 《allora te lo sei fatto il clistere?》... il muro che mi ero costruita frana sulla mia forza di volontà e la sotterra, sono di nuovo la sua marionetta! Senza aprire bocca guardo in basso e faccio segno di no con la testa; quindi mi lascia, va nel bagnetto e torna con una peretta in mano. È grossa, conterrà almeno mezzo litro. 《Fattene un paio francesina, non vorrei doverti punire perché mi hai sporcato》. Tremando mi alzo, prendo la peretta e entro in bagno. C'è solo un lavandino lurido e una tazza ancora più lurida, senza asse, con peli e gocce di urina. Respiro appoggiata al lavandino, mi guardo nello specchio e cerco di sgombrare la mente, sono ancora in tempo. Tanto per cambiare ho le mutandine bagnate, e sento i capezzoli che premono forte contro il reggiseno.

Non ci riesco, non ho la forza di volontà per andarmene, neanche per resistere un poco: mentre mi guardo nello specchio le mie mani hanno già slacciato i jeans e li stanno calando giù alle caviglie. Idem con le mutande... poi ci ripenso e me li tolgo, resto solo con le autoreggenti. Prendo la peretta e la riempio, mi accuccio sul water cercando di non toccarlo e inserisco il beccuccio nell'ano, fino in fondo. Premo sul palloncino e sento il liquido che mi invade l'intestino poi, quando finisce l'acqua, mi siedo e mi scarico: non posso evitare i rumori osceni di aria e liquido. Lui ha sentito sicuramente, sono schiacciata dalla vergogna, ma lo stesso mi alzo, e riempio di nuovo quest'arnese. Di nuovo mi siedo e stavolta per qualche perverso motivo la trattengo un paio di minuti, poi spingo con forza: il rumore è molto più forte, sento lui che commenta con un fischio, non mi sono mai sentita così umiliata ed eccitata allo stesso tempo! Già che ci sono svuoto anche la vescica, giusto per evitare di dover poi pulire come ieri. Mi rialzo, penso di rimettermi i jeans e le mutandine ma lascio perdere, otterrei solo di farmeli strappare di dosso. Apro la porta e vado da lui. È di nuovo seduto alla scrivania, ma adesso sul piano c'è un barattolino di olio di vasellina. Mi prende paura, non voglio che mi faccia male: 《per favore non farmelo. Facciamo come ieri, sì? Adesso che mi hai insegnato sono più brava, vedrai!》 per tutta risposta spinge il barattolo verso di me. Lo prendo poi guardo Roman, e lo supplico: 《ti prego!》 Si scosta dalla scrivania e vedo che ha già il cazzo di fuori, semieretto e bagnato di non so cosa. 《Vieni a succhiarmelo francesina》 e io automaticamente ubbidisco, mi inginocchio davanti a lui e lo prendo in bocca. Mi piace andare su e giù e sentirlo crescere dentro di me, vorrei che mi spingesse la testa con le mani ma non lo fa. Quando è bello duro, inizio a leccarlo, dalle palle alla cappella, tenendolo con le dita. 《Fermati, prendi il barattolo e ungimi tutto il cazzo con l'olio di vasellina》. Mi giro e prendo il barattolo, me ne verso un bel pò sulle mani e le passo per tutta l'asta, soffermandomi sulla cappella. Cerco di fare un bel lavoro, voglio che sia contento.

Adesso mi afferra i capelli e mi tira indietro con forza: 《alzati e spogliati!》 Ubbidisco, mi alzo dritta davanti a lui e mi tolgo quello che resta: maglione, maglia e reggiseno. Adesso sono completamente nuda, a parte le autoreggenti, in piedi con le gambe unite e la testa bassa, le mani unite dietro i glutei. Allunga una mano e mi prende un capezzolo, torcendolo fino a farmi scappare un urlo. Fa lo stesso con l'altro e di nuovo urlo. 《Mi piacciono questi mammelloni da vacca!》 e con entrambe le mani mi da due schiaffoni ai seni. 《Basta per favore!》 per tutta risposta porta un dito alla mia fessura, lo strofina bene e poi di colpo lo infila dentro. Con un gemito gli sbrodolo sulla mano, lui sembra soddisfatto ma non dice niente, tiene il dito dentro e lo muove piano. Sto ansimando, gli afferro la mano e spingo, per farlo entrare di più e intanto muovo il bacino. All'improvviso toglie la mano, e io ho una vertigine, devo appoggiarmi a lui. 《Girati e appoggia braccia e gomiti al piano della scrivania, tieni le gambe larghe e sporgi il culo in fuori》. Ubbidisco, immagino cosa stia per succedere e ho paura: 《ti supplico fai piano, non l'ho mai fatto lì》. Lo sento ridacchiare, poi sento un rivolo di olio che mi cola tra i glutei, lui me li allarga e ci passa le dita in modo da ungermi bene; e senza preavviso mi infila nel culo un dito tozzo, con foga. Rimango senza fiato ma non mi fa tanto male, è più un fastidio. Allora lo sento che si alza, toglie il dito e sento appoggiare la cappella all'ano. Mi aggrappo al bordo della scrivania e aspetto, quando con un violento strattone cerca di infilarmelo dentro! Solo che ho il culo strettissimo e le mani unte, perdo la presa sul piano e vengo spinta in avanti. Roman s'incazza! Mi afferra i capelli e mi tiene ferma con il gomito sulla schiena, mentre con l'altra mano direziona di nuovo il cazzo sul mio ano. Questa volta quando spinge non posso muovermi e entra dentro, con violenza, mi sento aprire in due ma è solo l'inizio. Dal dolore sono rimasta senza fiato, ma lui spinge ancora e ancora fino a che non me lo sento tutto dentro. A quel punto torna indietro e spinge di nuovo e via così, io sto piangendo dal dolore ma piano piano il retto si unge e scivola più facilmente. Non ho più forze per ribellarmi, lo lascio fare e in un angolo della mia mente spero addirittura che non si fermi. Ma lui si ferma: tirandomi per i capelli e tenendomi impalata si sposta indietro fino a sedersi di nuovo sulla sedia e io crollo su di lui, impalandomi più a fondo, questa volta il dolore è atroce. A questo punto mi lascia i capelli e mi afferra i seni con le mani, e li stringe e li torce. 《Masturbati vacca francese!》

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