《Va bene.... ok.... come preferisci.... allora, piano B: bisogna curarti e non puoi tornare a casa adesso, in quello stato. Una delle cameriere è mia amica, e ci può aiutare: andremo da un dottore che conosce lei, e poi andremo via per una settimana, non so, Agrigento, o Siracusa. Lì potrai riposarti. E magari cambiare idea》 《Ma come faccio con Salvatore?》 《Noelle non lo conosci proprio tuo marito eh? Gli dici che avevi bisogno di "girare" un pò, di parlare francese, di stare un pò da sola; mi hai presa su e siamo partite... lui ha 46 anni, tu ne hai 22 e lui lo sa benissimo, vedrai che non ti farà problemi. Digli che staremo via una settimana, e che gli mandi l'indirizzo dell'albergo così se vuole può venire a trovarti. Tanto puoi star sicura che non viene》 e mette in moto. Ci fermiamo al parcheggio, mi aiuta a scendere e saliamo sulla mia macchina. Usciamo dal cantiere, e si ferma dopo pochi chilometri, in periferia, telefona prima alla sua amica e poi a questo dottore. Ci può ricevere in un ora, Jez è molto convincente. Intanto che aspettiamo organizza la "vacanza"....
Il dottore ha metodi spicci ma ispira fiducia, mi visita e prescrive riposo e medicine e pomate e non so che altro, si incarica di tutto Jez. Io passo dall'essere paonazza all'imbarazzo alla vergogna; non apro bocca se non per dire dove fa male, lascio che Jez si occupi di tutto. La mia Jezabel ... perché non posso semplicemente amarla?
La "vacanza" fila via velocissima, Jez mi rimette in sesto in pochi giorni e per il resto ci godiamo la tranquillità dell'albergo. Non facciamo più l'amore, mi sembra che Jez sia stanca: di me, dell'Italia, di tutto. Ha delle profonde occhiaie e più si avvicina il giorno del ritorno, più diventa ombrosa, triste. Non parla quasi ed è in qualche modo.... formale con me. Non voglio perderla, ho bisogno di lei!
Quando torniamo Jezabel torna nell'ombra, sa che adesso la mia testa è altrove, in quel maledetto cantiere. So bene che continuerà a vegliare su di me, finché ne avrà la forza. Ormai mi sono infilata in questa rete dei sensi, mi odio, lo odio ma non riesco a farne a meno, lo desidero più della mia pace mentale, più di ogni cosa! Non riesco neanche più a pensare a Jez se non quando sono a pezzi e allora lei arriva come un angelo salvatore...
Gli incontri con Roman ora sono cambiati, non sono più giochi, per quanto rudi, adesso lui è diventato più cattivo, più sadico, a volte si limita a farmi del male fisico e a sborrarmi in culo o addosso, ormai è raro che mi lasci venire. I vestiti che mi lascia da mettermi sono sempre gli stessi, sono sporchi e puzzano, l'ufficio è squallido e sudicio, io stessa mi faccio schifo, curo sempre meno la mia igiene e il mio corpo, mi sto lasciando andare..... Vado tutti i giorni al cantiere ma lui vene sempre meno, ormai lo trovo in media una volta alla settimana, e se non lo trovo resto di malumore tutto il giorno: sono intrattabile con le domestiche, la sera vado nel letto inquieta, dormo a fatica. Ma se invece lo trovo, quel giorno sono felice, in pace, mi sento completa! Eppure mi distrugge fisicamente e mentalmente, mi consumo in lacrime, lo supplico mille volte di smettere, rimango senza voce per le urla di dolore. I segni che mi lascia sul corpo sono sempre più profondi, fatico a camminare e spesso non oso neanche guardarmi il corpo, soprattutto i seni, mi fa senso vedere come mi riduce ogni volta. Ormai capita sempre più spesso che debba chiamare Jezabel per portarmi a casa e anche, mi vergogno, per pulire. Mi rimette in sesto fisicamente ma è sempre più difficile nascondere tutto a mio marito, anche se per fortuna in questo periodo è più all'estero che a casa.
Non ne vedo la fine, non so come uscirne, non voglio uscirne!
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