Dopo il lavoro, con molta fatica, mi depilo ovunque: sembro una ragazzina. Quando arrivano i due mi faccio trovare vestito da sexy cameriera: guanti lunghi e neri, divisa attillata, reggi calze e collant, scarpe aperte con il tacco e una parrucca azzurra con frangia come si vedono nei cartoni porno giapponesi. Quanto entrano sono in ginocchio e faccio la voce più scema e sexy possibile:“Che bello i miei padroncini sono tornati, non vedo l’ora di gustare il loro succo!”Loro sono eccitatissimi, inizio a sbocchinarli a turno con foga, quando sento però che stanno per venire, stringo l’uccello a entrambi e mi alzo in piedi.“Nessuno vi ha dato il permesso di venire padroncini, se volete venirmi addosso ve lo dovete guadagnare”. Riprendo a masturbarli con lentezza, loro sono completamente rapiti…“Su dai ragazzi, fatemi vedere come vi inculate tra di voi, questo mi eccita da matti”. I due uomini sono perplessi, ma io inizio a baciare con passione il più anziano dei due, poi lo accarezzo un po’ ovunque e si rimette in moto, gli prendo il pisello il mano e lo avvicino al culo dell’altro che non sembra però essere molto convinto. Allora inizio a leccare il suo buchetto con amore e piano piano si ammorbidisce, a quel punto non mi resta che lasciarli fare. Il vecchio inizia a montare l’altro, nel suo sguardo leggo l’umiliazione e l’imbarazzo che ho provato pure io nei giorni precedenti, mi fa un po’ pena. Gli piazzo la mia scarpa in faccia: un po’ la lecca, un po’ morde il tacco per sfogare il dolore. Decido di alleviare la sua pena facendo eccitare ancora di più l’inculatore, leccandogli l’orecchio e sussurrandogli frasi del tipo “Dai sfonda quel frocetto del tuo amico”. Il signore va rapidamente in estasi e sfiotta nel culo dell’altro come se non ci fosse un domani. L’inculato si accascia esausto, allora gli prendo il viso tra le mie mani e lo bacio con tenerezza.“Ora tocca a te padroncino”. Il signore più anziano si vede che lo vuole evitare, ma l’altro, voglioso di vendicarsi lo sottomette con velocità e fermezza. Mentre sfonda il culo al suo collega gli accarezzo il petto e gli addominali, giocando con i suoi capezzoli, baciandogli il collo e strusciandogli il mio pacco sulle chiappe. Il vecchio, che sembrava quello meno propenso alla sodomizzazione in realtà gode come una troietta, asseconda l’inculata e geme come una ragazzina che viene deflorata la sua prima volta, quando l’altro gli scarica nell’intestino mezzo litro di sborra. Poco dopo si rialzano e mi guardano come dire “Bene ora tocca a noi a divertirci con te”, ma non hanno capito che questo è solo l’inizio.
“Bene padroncini, culetti in aria”. Ubbidiscono riluttanti, inizio a giocare con i loro buchetti usando il tacco delle mie scarpe, li faccio dilatare girandoli a mo’ di brugola, loro gemono come delle gattine in calore, i loro piselli sono di nuovo attivi: ora tocca a me. Me li inculo a turno, passando da uno all’altro come mi gira, poi faccio stendere sulla schiena il più anziano e l’altro a pancia in giù su di lui e continuo a sfondarli sempre più forte, dallo stimolo e l’eccitamento si sborrano uno addosso all’altro. Loro sono esausti, io no, devo sfogare una settimana di abusi, scopo la bocca di quello più grande, mentre l’altro mi lecca il buchetto. Quando sto per venire li faccio inginocchiare davanti a me, viso a viso e li travolgo con una delle sborrate più forti di tutta la mia vita. Sono così inondati che non riescono neanche ad aprire gli occhi .“Bene ora pulite tutto con la lingua e andatevene che io devo riposarmi, tra poco devo lavorare”I due ubbidiscono, si rivestono e se ne vanno senza aprire bocca. Da quel momento le visite notturne finiscono e il lavoro torna a essere più umano. Chissà quali altre prove ha in serbo per me la dottoressa Giulia…
L'ULTIMO DESIDERIO
Dopo aver sistemato i due manutentori la vita è tornata piuttosto normale, nel reparto in cui mi hanno assegnato però c’è una paziente che ha attirato la mia attenzione: la signora Leopolda. È una donna di 80 anni, lucida di mente ma purtroppo costretta a letto. E’ afflitta da un grave male e ogni giorno per lei potrebbe essere l’ultimo. Ogni volta che mi reco nella sua stanza mi riempie di complimenti e dice che le ricordo un suo amore di gioventù, ovviamente rido e scherzo con lei, ma stavolta le cose prendono una piega differente. Devo occuparmi della sua igiene corporale, quindi dopo averla spogliata completamente inizio a lavarla con delle spugnature. Il suo corpo, ormai sfiorito, fa intuire che in gioventù doveva essere stata una donna attraente. Inoltre il suo viso incorniciato da capelli bianchi molto lunghi e con due occhi marroni e profondi, risulta essere molto affascinante. Mentre procedo al lavaggio la signora si allunga verso la mie parti basse, accarezzandomi con molta sensualità. Rido, dico qualche frase di circostanza e allontano la mano incriminata. Lei però mi guarda con uno sguardo supplichevole.
“Ti prego fammi rivivere quegli anni fantastici…”
Chiudo la porta a chiave, procedo nell’igiene ma la lascio fare. Mi accarezza il pacco con movimenti lenti e circolari, io intanto le lavo il petto e lo asciugo con movimenti simili, sento i capezzoli che si induriscono. Passo allora all’addome e infine all’inguine . Non so come, i miei pantaloni e boxer sono scivolati e mi sta masturbando. Le inizio a massaggiare il clitoride fino a quando si mettere a gemere, il suo sguardo cambia.
“Ti prego Arnaldo fammi tua!”
Sono completamente in tiro, su di lei, la bacio con passione, stringe forte le mie spalle con le mani nodose. Non lo so, mi sento come ipnotizzato. Sono dentro di lei, faccio piano, ho paura di farle male. Le sue mani scendono, mi stringono il sedere con decisione, come se volessero dettare il ritmo. Aumento, mi perdo nei suoi grandi occhi marroni, le sussurro parole dolci all’orecchio: che ho amato sempre e solo lei, il fatto di aver aspettato da una vita di poterla rivedere. Non so quanto andiamo avanti, così lenti e sensuali, ma un certo punto il suo corpo viene sconquassato da tremiti intensi, mi stringe ancora più’ forte . Veniamo quasi contemporaneamente. Ci guardiamo ancora per qualche secondo. Finisco la cura del corpo e ridiamo come se niente fosse. La saluto con un bacio sulle labbra, quando esco la caposala mi squadra in modo sospetto, ma non dice nulla. Quando rientro dai giorni di riposo i colleghi mi raccontano che la signora Leopolda è passata a miglior vita, ma con una serenità che raramente si vede in queste situazioni.Da una parte mi sento come se avessi fatto qualcosa di sbagliato, dall’altra sono orgoglioso di aver dato un po’ di calore a una persona bisognosa.Finalmente qualche sentimento puro dopo tanti giochi egoisti.
Ti è piaciuto?
12 racconti, 4 libri.
Altri racconti di Francesco P
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.