Mi chiamo Marisa, ho 42 anni, e sono una donna in carriera. Mi sono sempre impegnata nella vita, ho studiato, fatto gavetta, cambiato lavori e scalato carriera fino a raggiungere una posizione dirigenziale. Nella mia vita non c’è mai stato posto per una famiglia, nè ho intenzione di farla: semplicemente, non rientra nei miei obiettivi, e sto bene così.
In passato ho avuto diverse relazioni stabili, ma ho sempre preferito dare priorità alla mia vita che non a quella della coppia.
Ora sono felicemente single, e di tanto in tanto mi concedo qualche scappatella per soddisfare le mie voglie, mantenendo sempre la mia libertà ed indipendenza.
Sono le 7 di sera, sono ancora in ufficio, e il display del mio iPhone si illumina. Un messaggio whatsapp di Laura.
Laura è la mia sorella minore, ha quasi 35 anni, ed il suo percorso di vita è stato molto diverso dal mio.
è rimasta incinta a 19 anni, e non se l’è sentita di abortire. Ha tenuto il bambino, lasciato l’università, e si è presa cura di lui. Da sola, perchè il padre del bambino non ne ha voluto sapere nulla, almeno finchè non sono arrivati alle vie legali, ed hanno ottenuto un -seppur misero- assegno.
Laura si è barcamenata tra mille lavoretti per tirare avanti, ora ha un lavoro part-time, anche se spesso è in difficoltà e chiede un aiuto a me o ai nostri genitori.
Prendo il telefono e leggo il messaggio
“Mary, scusa se ti disturbo, hai 5 minuti per me?”
che cosa vorrà? Digito rapida sullo schermo
“ciao Laura… certo, chiamami pure”
“è troppo imbarazzante… preferisco scrivere”
“che succede?”
“riguarda Albertino…”
Alberto è suo figlio, che ora è un ragazzo di quasi 16 anni. Aspetto che Laura continui a scrivere
“...si comporta in modo strano, e non so cosa fare”
“in che senso strano?” sono davvero perplessa
“l’ho visto a… insomma… a toccarsi”
ahhhh! tutto qui? il ragazzino si fa le seghe? e che ci sarà mai di preoccupante! mi viene quasi da ridere, , ma cerco di essere conciliante
“tranquilla Laura, guarda che è una cosa normalissima alla sua età”
“Mary il problema è che si tocca con la mia biancheria!”
“cosa!?”
“qualche settimana fa, ho sentito uno strano odore nel cesto della biancheria da lavare, e tutte le mie mutandine e reggiseni erano appiccicaticci e pieni di…”
“sperma?”
“si, dannazione! gli ho chiesto spiegazioni, e ha negato”
“magari è solo un po’ imbranato e ha pensato di pulirsi con quella. oppure si è bagnato nelle sue mutande, le ha messe nel cesto e hanno impregnato anche le tue”
“è quello che ho pensato anch’io, così ho lasciato correre, ma la cosa mi ha insospettita”
a questo punto sono sicura che ci sia dell’altro
“e…?”
“e ho notato che mi spia di nascosto, quando mi cambio. E oggi l’ho beccato in bagno a toccarsi con le mie mutandine in mano!”
“sa che lo hai visto? gli hai parlato?”
“è qui il peggio, sorellona: di fronte all’evidenza non ha più negato, ha detto di essere attratto dal mio corpo, che il mio odore lo eccita!”
“sono gli ormoni Laura, è in totale trambusto. Non ha ancora una ragazza, vero? La sua è solo una fantasia”
“fantasia!? Mary ha detto che vuole fare l’amore con me!”
“Laura calmati, io non me ne intendo di adolescenti, ma insomma, credo siano gli ormoni. è elettrizzato dalla scoperta del sesso, e tu sei la figura femminile più vicina a lui”
“ma se si masturba senza ritegno con le mutandine di sua madre, ho paura di cosa possa combinare fuori”
“su questo hai ragione, dovrebbe occuparsene Franco, parlargli”
Franco è il padre del bambino, anche se a parte aver messo incinta mia sorella e darle un piccolo assegno mensile, del padre non ha neanche l’ombra.
“noo! Franco non deve saperne nulla! lo direbbe subito al giudice, e mi porterebbero via Albertino. Mary, devi parlarci tu”
“cosa!?”
“sai sempre dire la cosa giusta sorellona. Sei più autorevole di me. parla con Alberto e fallo ragionare”
sbuffo, ora devo anche improvvisarmi sessuologa di un adolescente ingestibile. Che palle.
“e va bene, lo faccio solo per te sorellina. Domani ha rientro a scuola, ricordo bene?”
“si”
“ok, digli che devo parlargli e che lo aspetto al bar di fronte scuola. tu stai tranquilla, ok?”
“ti adoro sorellona”
Poso via il telefono e sbuffo, picchettando nervosamente col tacco contro il pavimento. Riprendere a lavorare ora sarà complicato.
Poi, non riesco a capire tutta questa perversa eccitazione di Alberto verso sua madre. è una normalissima signora, i suoi 3 anni non sono portati poi così bene, dato che si è sempre trascurata. Ha un fisico a pera, con i fianchi larghi, il sedere piatto, e due grossi seni cascanti.
Tra le due, io sembro la più giovane: capelli sempre curati, poca pancia, fianchi larghi e un bel sedere, caviglie sottili, e una quinta di reggiseno come mia sorella, solo che le mie tette non sono cascanti come le sue.
Dovrei essere io, quella ambita da scopare. Ma che sto dicendo!?
Mi riscuoto da questi pensieri, e mi rituffo nel lavoro.
Guardo l’orologio, sono le cinque e mezza, e diversi marmocchi urlanti sciamano da scuola. Attraverso le lenti scure degli occhiali da sole cerco di intravedere Alberto, mentre fingo di tenere gli occhi sul portatile che ho sul tavolino del bar.
Lo vedo trotterellare verso di me, ma fingo di accorgermi di lui solo quando mi è davanti
“ciao zietta! come stai? Sempre splendida!”
è un ragazzo smilzo, alto quanto me solo se non ho i tacchi, con gli assurdi tagli di capelli dei giovani e lo smartphone sempre in mano.
Apprezzo il suo complimento, ma scelgo di mantenermi fredda
“niente convenevoli Alberto, siediti. ti ho fatto portare una coca cola. Immagino tu sappia di cosa devo parlarti”
si siede, e inizia a bere
“dimmi pure”
Prendo un profondo respiro. la sua reazione così indifferente mi spiazza, e ho passato tutta la notte a trovare le parole giuste. Fanculo, andrò a braccio. Mi chino verso di lui e abbasso il tono di voce
“sai che ciò che hai detto e fatto a tua madre è profondamente sbagliato”
le mie parole dure non sembrano scomporlo per nulla
“che c’è di sbagliato? è una donna, siamo fatti di carne, voglio solo che ce la spassiamo!”
Gli tirerei una sberla seduta stante
“è tua madre”
“quindi qualunque altra donna si, ma non lei, giusto?”
“esatto”
“perchè non tu, allora?”
questo mi lascia completamente interdetta. Sul serio!?
“non è ovvio!? sono tua zia”
“si, ma non sei mia madre. e poi, devo dire che sai anche essere più attraente”
“io non sono una tua compagna di merende”
“ho bisogno di sfogarmi. penso continuamente al sesso. Potrei far del male a qualcuna, qua fuori. Non riesco a controllarmi. anche ora, guardandoti, ho bisogno di tirarlo fuo…”
lo vedo armeggiare coi pantaloni, e metto subito un tovagliolo sulle sue gambe
“che cazzo fai sei impazzito!?” gli sibilo ringhiando
“lo vedi? non riesco a controllarmi. se tu mi soddisfassi, io potrei calmarmi. E non penserei più alla mamma in quel modo”
“niente più seghe sulla sua biancheria, niente più spiate, niente più richieste di sesso?”
Non ci credo, sto davvero riflettendo sulla sua proposta?
“assolutamente, mi comporterò benissimo. ma devo averti, adesso”
Allunga una mano sulla mia coscia, dove termina la gonna ed iniziano le calze.
La allontano con un gesto stizzito
“va bene, ma non qui. Vieni, andiamo in macchina”
ho parcheggiato in un garage sotterraneo, in una zona abbastanza riservata, e per fortuna il mio suv ha i vetri posteriori oscurati. Spero solo di fare in fretta.
Mentre camminiamo nel parcheggio, oltre al rimbombare dei miei tacchi sul cemento, sento i suoi occhi fissi su di me: cammina qualche passo dietro di me, e sento che sta fissando con insistenza il mio culo e le mie gambe.
Indosso un tailleur avano, giacca e gonna, una camicetta bianca e collant color carne. Non mi dispiacciono i ragazzi più giovani, ma lui è davvero giovane. ed è mio nipote cazzo!
Ma non posso negare a me stessa che questa surreale situazione mi stia eccitando.
Dannazione, costa sto dicendo!?
Devo solo giocare un po’ con lui, farlo venire, e sarà tutto finito. è un ragazzino, e io sono una bella donna, lo farò venire in un attimo.
Siamo alla macchina, apro la portiera e lui mi afferra dai fianchi, premendosi contro il mio culo. Sento la sua erezione!
“non fare il cretino ed entra in macchina! non deve vederci nessuno” gli ringhio divincolandomi dalla sua presa, ed entro in macchina. Lui mi segue e chiude la portiera.
La sua erezione è ben evidente nonostante i pantaloni
“non vedi l’ora che lo tiri fuori, vero zietta?”
ma come si permette!? piccolo stronzetto
“ricordati che lo sto facendo solo per farti smettere di tormentare tua madre”

