Vai al contenuto
Erotika
Ripetizioni
Aa
Dimensione testo
Sfondo
Salva
Racconto14 min di lettura

Ripetizioni

Le ripetizioni diventarono lezioni di sesso che mi proiettarono dall'adolescenza nella trasgressione.

manu veneto
1 anno fa · 686 letture · 0

Ora erano le mie mani ovunque su di lei, la mia lingua scivolava sulla sua pelle e scendendo le tirai via anche i pantaloni della tuta, alzandomi con la schiena diritta per alcuni istanti la fissai, il suo seso era sodo e dolce, la corona ampia di un marrone scuro e il capezzolo turgido ed eccitato l'avrei strappato coi denti. 

Poi lo sguardo scese lungo il suo ventre agitato dal respiro che ora era profondamente irregolare, ancora più giù scese, fino agli slip color carne, vedevo tra il tessuto aderente il taglio della fica e ne sentivo l'odore forte e inebriante al mio cervello voglioso di fotterla, le sue braccia lungo i fianchi appoggiate alla pelle del divano ne facevano un meraviglioso contrasto che mi eccitava ancor di più, saliva la voglia di mangiarla, di cibarmi del suo corpo, di scoparla e di farmi scopare da lei.

Alzandomi in piedi mi slacciai la cintura mentre levavo il maglioncino e facevo cadere a terra i jeans, il cazzo intanto restava imprigionato nel tessuto bagnato dei boxer neri che indossavo e fu a quel punto che allungando un braccio voleva tastare la durezza di ciò che ancora non conosceva.

Mi ritrassi indietro giusto quei pochi centimetri che lasciarono aria tra la sua mano e il mio cazzo, mi guardò con aria di chi me l'avrebbe fatta pagare, si ma no ora, non adesso, eravamo entrambi in silenzio ma era così chiaro ciò che stavamo dicendo guardandoci, era diventata una sfida, un gioco ancora senza regole e tutto da inventare, poi non ce l'ho più fatta e mi sono chinato tra le sue cosce iniziando a mangiarle la fica attraverso gli slip, ne sentivo l'odore, sentivo il suo bagnarsi mescolarsi con la mia saliva mentre montava la voglia di conoscere anche le sue piccole e grandi labbra e così sfilai ciò che ancora mi stava impedendo di prendere ciò che desideravo.

La stavo divorando e a tratti mi mancava anche l'aria mentre bocca e lingua erano dentro di lei, le mani sui suoi capezzoli che stringevo come fossero dentro a due piccole morse che donavano piacere e dolore equamente distribuito, lei che si dimenava come un serpente quando tagli la testa, godevo dei suoi lamenti e dei suoi respiri, sentivo le sue unghie sulla testa e poi sulle spalle, sentivo che mi graffiava, quel bruciore che mi dava ancor più voglia di farla godere lentamente, facendo crescere quel fuoco in lei che l'avrebbe arsa pian piano di piacere, ma non volevo ancora farla esplodere nel mio cervello, avevo voglia di punirla e senza una ragione, ma sentivo che era il mio cervello a suggerirmi tutto.

Più affondava le sue unghie e più io mollavo la presa, una , due, tre volte, fino a quando si lasciò sfuggire un che stronzo, solo allora allora infilai un dito dentro la fica e un altro nel suo culo che la fece uscire un lamento strozzato in gola mentre i muscoli si irrigidirono sempre di più, anche il suo respirare mi faceva capire che ormai stava esplodendo dentro la mia bocca, la lingua impazzita la divorava e il dito entrava ed usciva lento e poi veloce e ancora lento e veloce, fino a quando mi strinse la testa tra le sue mani che erano diventate una morsa pesante e si lasciò andare liberando in due urli quell'orgasmo intenso.

Non avevo voglia di lasciare la presa e così anche una volta venuta continuai sia a leccare che a succhiare il clitoride e a giocare col dito che era tutto inzuppato dei suoi umori, mentra avevo il suo sapore tra bocca e cervello. 

Questo continuare la faceva quasi soffrire, sentivo che si dimenava e mi chiedeva di smettere, ma non era così convincente e comunque avevo voglia di fargli pagare quel suo fare da maestrina del cazzo che prima mi aveva irritato, anche se lo faceva apposta.

Preso dalla foga ad un certo punto penso di aver esagerato nel strizzarle il capezzolo e ne uscì prima un grido e poi un vaffanculo stronzo, anche se subito dopo si mise prima a ridere e dopo mi intimò di rifarlo, quasi una supplica

Non me lo sono fatto ripetere due volte, levato il dito dalla sua fica le presi entrambi i capezzoli che strinsi forte per poi strizzarli e lasciarli all'improvviso e nel farlo lasciai la presa della bocca sulla sua fica e mi misi a guardarla, si mi eccitava guardare l'espressione tirata nel suo volto, il serrarsi della mascella, quel mordersi il labbro per poi passarsi la lingua fino al suo stringere i pugni cercando di prendere la pelle del divano, e più stringevo e più lei si avvicinava alla soglia che separava il dolore dal piacere che si stavano fondendo in un tutt'uno e così io capivo fino a dove potevo spingermi e lei fino a dove poteva sopportarlo.

Andammo avanti qualche minuto assecondando quella curiosità, poi un suo sguardo mi fece capire che era giunto il momento di far soffrire un po' me, o di giocare un po' lei, si, ero curioso di conoscere le sue labbra, il suo modo di fare un pompino, non mi feci certo pregare e poi ero già molto eccitato e quasi certo che sarei venuto in breve tempo e infatti non andò tanto diversamente, purtroppo, anche se dovevo capire se per me o per lei, ma questo lo scoprirò più avanti.

Ora disteso a pancia in su e con le gambe semiaperte c'ero io e lei che senza tanto perdersi sulla tela del mio corpo andò subito in mezzo alle cosce, un po' da stronzo mi tirai ancor più su nello bracciolo comodo del divano, si non volevo perdermi neppure una scena e credo che questo l'avesse capito bene pure lei che si mise a sorridere aspettando il mio mettermi comodo.

La afferrò con la mano stringendolo forte, la guardavo chiudere gli occhi mentre lo strusciava sulla guancia e poi vicino alle labbra, infine con la lingua iniziò a prendere confidenza con cappella gonfia e rossa, sentivo il sangue pulsare nelle vene del cazzo stretto nel suo pugno, sapevo che non ci avrei messo molto a venire, lo sapevo e così ho provato a pensare ad altro, ma l'inevitabile è appunto inevitabile.

Poi affondò la sua bocca facendolo sparire dentro, fino in gola e sempre con quella mano attaccata, tra palle e asta, dentro e fuori, su e giù, mano stretta e io sempre più eccitato iniziavo a fare fatica a tenere aperti gli occhi, ma anche se chiusi era come se la vedessi, se vedessi ogni suo movimento, vedevo, sentivo, godevo, godevo molto, lei lo sapeva, ne era proprio felice e così scoprii il suo lato da stronza e vendicativa, infatti ero molto eccitato e pronto ad esplodere quando lei lasciò la presa e si alzò, guardandomi con aria compiaciuta e di sfida, abbozzai un sorriso d'intesa e così il colpo restò in canna, e tornai meno teso e rigido nel corpo, sapevo che comunque era solo questione di poco tempo, lo sapeva anche lei però, infatti ripetè il giochetto un altro paio di volte che furono una piacevole sofferenza che non avevo ancora sperimentato prima.

Solo che la terza volta la mia reazione fu diversa, non la lasciai fare e risolsi anche l'amletico dubbio di dove venire, visto che l'eccitazione iniziava ad essere dolorosa e quando lei provò per l'ennesima volta a staccarsi l'istinto mi portò ad afferrarla per la nuca e spingere ancora più in gola il cazzo, seguì una colata di saliva che scese sull'asta tesa, qualche altro secondo e attenuai la presa dandole modo di farla continuare, pompò velocemente e io la guardavo dalle fessure degli occhi socchiusi, il volto era tirato e un ghigno di sofferenza si trasformò in piacere, anche il rantolo divenne ansimo convulso per poi esplodere in bocca e lei che continuava a succhiarmi l'asta e la cappella facendo scende la sborra fino al ventre per poi andare a raccoglierla con la lingua e inghiottirla.

La mia mano era imbrigliata nei suoi capelli e le accarezzavo la testa intanto Chicca sfiorava con le labbra umide l'asta che via via diventava barzotta, restammo in quella posizione alcuni minuti fino a quando il rumore di un auto che entrava nel vialetto che portava la garage ci fece sobbalzare di colpo, mia madre cazzo, esclamò Chicca fiondandosi verso i vestiti e io feci altrettanto.

Fortuna che il giardino era grande e così come due fulmini ci vestimmo in fretta, mentre lei si dava una sistemata ai capelli e correva in bagno a lavarsi la bocca io davo una rapida sistemata al divano che sapeva ancora di noi. Appena la porta di casa si aprì noi si era in camera chini su quei libri che erano rimasti praticamente chiusi, sua madre s'affacciò alla porta esclamando, ma che bravi, ancora a studiare, ho sempre detto che avevo una figlia in gamba, poi compiaciuta aggiunse tale madre madre tale figlia e io non so cosa mi ha trattenuto dal non ridere, anche se poi...beh questa è un'altra storia...

Ti è piaciuto?

Dai il tuo voto
Scritto da
manu veneto

13 racconti, 0 libri.

Altri racconti di manu veneto

Commenti 0

Accedi per scrivere un commento…

    Nessun commento ancora. Scrivi il primo.

    Dello stesso autore

    Tutti
    RaccontoRacconto breve autoconclusivo

    La mia vicina Lucia

    Una vicina calda e arrapante perseverando può anche dartela... questa ne è la storia.

    1 anno fa 14 min 1 mi piace
    RaccontoRacconto breve autoconclusivo

    Il figlio della mia collega

    I piacere di una giornata che ricorderò a lungo: il suo giovane cazzo che tornava riposo tra le mie labbra sporche di sborra.

    1 anno fa 10 min 1 mi piace
    RaccontoRacconto breve autoconclusivo

    Dal supermercato all'auto

    Ormai è tantissimo tempo che con mio marito il sesso ha perso quel travolgente piacere dei primi anni, forse anche l'amore è ormai mutato in affetto e ora mi sembra di avere a che fare con un fratello e non con l'uomo lontano anni luce dal…

    2 anni fa 6 min 0 mi piace
    Salva in una lista