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Erotika
Michela vive il suo sogno · Cap. 2
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Capitolo 2 di 2 10 min di lettura

Michela la guardona viene beccata

Lucifer
7 ore fa · 28 letture · 0

Si ritorna sempre nel luogo in cui si è stati bene. Avrebbe dovuto metterlo in conto questo Michela prima di giurare che non avrebbe più fatto visita al bungalow. O forse non avrebbe dovuto ingannarsi sulla sua forza di volontà. Ad ogni modo, come una tossica che dopo la prima botta si illude di potersi fermare facilmente e fallisce, la donna era ritornata qualche sera dopo il misfatto proprio sulla scena dell’incidente. L’edificio rosso era lì solo soletto in mezzo al verde e al canto delle cicale: la porta aperta e nessun occhio indiscreto all’orizzonte.

“Probabilmente a quest’ora staccano da lavoro e si fidano a tal punto dei clienti che non hanno bisogno di chiudere la porta. In effetti i clienti sono già tutti ricchissimi...”. Questo si era detta la direttrice e aveva indugiato per qualche secondo sul da farsi: in piedi, con un vestitino azzurro e le scarpe da tennis, come davanti a un precipizio; buttarsi o restare nella comfort zone? Aveva infine deciso di entrare per la seconda volta nel bungalow. Era già bagnata ed accaldata quando aveva varcato la soglia della stanza delle videoregistrazioni, aveva passato in rassegna i monitor e aveva scelto. Michela si era sentita come seduta all’interno di un cinema completamente vuoto e con la libertà di scegliere tra tutti i film del mondo. I suoi occhi si erano posati sul monitor che al momento riportava l’interno della stanza 566: gli ospiti della suddetta stanza sono Jhonny S e Marco Aquilotto, due rapper che alla stampa e sui social hanno sempre negato di essere gay, Michela aveva sempre sospettato invece avessero una storia e qualche volta ci aveva fantasticato sopra. Alla donna il sesso fra uomini eccita da impazzire. Aveva preso posto sulla poltrona nera compiacendosi che riportasse ancora gli aloni del proprio trasudo, si era sollevata il vestitino azzurro e aveva rivolto le attenzioni alla propria micetta rosa fresca di depilazione. Più che una micetta sembrava in realtà una tigre affamata che ringhia e sbava sulla sua preda. La donna aveva usato due dita per aprirsi le grandi labbra prima di iniziare a sfregarsi il clitoride. Jhonny S era inginocchiato davanti a Marco Aquilotto preso a succhiargli l’uccello e a stringergli le chiappe. Michela aveva raggiunto velocemente l’orgasmo preannunciato dal solito pizzicore ai capezzoli: l’orgasmo era stato meno violento rispetto a quello della sera precedente ma soddisfacente. La donna aveva poi pensato di scattarsi delle foto lì seminuda da inviare al marito, magari per cercare di ravvivare sessualmente il rapporto morto sotto quel punto di vista oppure per sentirsi meno in colpa; di fatto aveva afferrato il telefono e si era scattata delle foto ma non aveva avuto il coraggio di inviarle dandosi della sciocca.

Anche ieri sera Michela si è recata al bungalow. È successo però qualcosa che non si aspettava. Probabilmente avrebbe potuto evitarlo se solo non fosse diventata tanto sicura di sé. Non ha controllato con la circospezione delle prime due volte né l’assenza di strani rumori né quella di tracce fresche di fango sul pavimento. Una distrazione ha dato seguito a tutti gli eventi successivi. Michela si è fiondata dentro l’edificio con il solo pensiero di sfogare la stanchezza e la tensione di una giornata di lavoro. In hotel si era rotta la caldaia ed era stato duro avere a che fare con tecnici pigri. Così questa volta appena socchiusa dietro di sé la porta della stanza la donna si è spogliata: ha lasciato che le spalline del vestitino scivolassero via così come anche le mutandine bianche ricamate con orli di pizzo già imbrattate visibilmente di succo di fica; ha poi lasciato quegli indumenti per terra scalvandoli; si è stiracchiata sulla poltrona e abbracciandosi per un momento le ginocchia ha portato le gambe sulla scrivania di fronte. Voleva trovare la posizione giusta che le consentisse una penetrazione più profonda. Dopodiché, Michela ha scelto come le altre volte la videoregistrazione con cui trastullarsi e ha dato inizio come le altre volte alla masturbazione. Tutto come le altre volte eccetto per la sensazione insistente di venir osservata. Ci sono voluti dieci minuti buoni affinché si accorgesse che in effetti non era più sola nella stanza.

Un omaccione di 1,80 m per almeno 100 kg era entrato abilmente senza far rumore: si ergeva davanti la porta con il pennacchio in mano e i calzoni abbassati; l’uomo si stava segando. Michela è stata allora presa dal panico ma non l’ha dato a vedere. Cosa poteva fare? Urlare? Scappare nuda fuori dal bungalow? Nel bungalow non doveva esserci e in fondo non conosceva le intenzioni dell’uomo. Chi era? L’uomo, che ha una lunga barba rossa e pochi capelli dello stesso colore, continuava a menarsi il cazzo fissandola. Con la coda dell’occhio la direttrice ha quindi cercato di mettere maggiormente a fuoco l’immagine; non era possibile che non lo conoscesse, conosceva tutti all’interno del resort. L’uomo si chiama Giulio e lavora per l’agenzia di videosorveglianza, quella è la sua postazione di lavoro. A questo punto Giulio ha capito che Michela si è accorta di lui e le ha sorriso beffardamente. Ha aperto la mano libera dal segone mostrando cosa aveva in mano. Gli occhi di Michela si sono spalancati di stupore, Giulio aveva in mano delle mutandine bianche. se l’è portate sopra naso e bocca e ha inspirato. Lei non ricordava già più di aver abbandonato per la foga le mutandine sul pavimento. Tuttavia, l’uomo non sembrava avere intenzioni di aggredirla. Meglio continuare come nulla fosse. La donna ha ripreso a fissare vacuamente lo schermo e ad accarezzarsi i genitali benché in maniera impacciata e meccanica. Ci sono voluti cinque minuti affinché si accorgesse che quella situazione aveva in realtà qualcosa di molto eccitante. Una parte di Michela desiderava che quell’uomo si avvicinasse e le afferrasse con forza bruta la testa portandosela al pube; una parte di Michela voleva che quel mezzo sconosciuto trovasse il coraggio di scoparle la gola trattandola da troia. Così il focus della masturbazione si è spostato naturalmente dalla scena sullo schermo alla fantasia di sottomissione di Michela. Si sentiva di star tradendo il marito, anche se ancora solo con il pensiero, ma ciò la faceva gemere di più. Quando la donna è infine venuta voltandosi non ha però più visto l’uomo: se n’era andato e aveva portato via con sé il suo intimo. Anzi, non vedendo macchie di sperma a terra veniva da pensare Giulio ci avesse sborrato sopra...

Non avrebbe più dovuto avvicinarsi al bungalow, per nessuna ragione. Inoltre, doveva sperare di non incrociare presto lo sguardo del rosso: se l’era scampata bella, se fosse stato qualcun altro magari le avrebbe dato due colpi in testa e si sarebbe approfittato del suo corpo inerme. Eppure, nel pomeriggio la direttrice è stata colta da uno stupido moto di rabbia. “Cazzo, non posso credere che abbia rubato le mie mutandine. Le rivoglio”, così ha preso in prestito dal magazzino dell’hotel una racchetta da tennis meditando la sua vendetta. Stasera si è acquattata dietro una delle siepi che circonda l’edificio rosso. Se qualcuno la vedesse potrebbe quasi pensare sul serio che si sia persa dopo una partita di tennis: indossa i pantaloncini di tuta e la t-shirt bianca, in mano la racchetta che impugna come una mazza.

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