Michela non ha la certezza che l’uomo si faccia vedere ma conta sul fatto che l’abbia individuata come preda e ora ne vada a caccia. Avrà allora una spiacevole sorpresa perché la preda si è armata ed è diventata cacciatrice. Una luna crescente è alta in cielo e le stelle appaiono ammiccanti. Ed ecco che compare una figura ancora in lontananza. Si tratta evidentemente di un uomo e regge in mano una bottiglia di vetro. Si avvicina. La ragazza suda freddo e respira piano. Giulio si porta la bottiglia alla bocca, ne beve un sorso e rutta. Non è certo il ritratto dell’eleganza. È sicura che stia sorridendo mentre si pulisce le scarpe allo zerbino ed entra in quello che è il suo ufficio. Attende una decina di secondi prima di seguirlo. Porta più in alto la racchetta-mazza, deve essere pronta. Il piano è quello di colpirlo in testa, metterlo ko e costringerlo a farsi dare le mutandine. Le avrà con sé? Non è sicura neanche di ciò ma se non le avesse in tasca lo costringerebbe ad andare a prenderle. Non può impedire che un’ondata di calore le accenda la fica al pensiero della sua biancheria sborrata da un uomo diverso da suo marito. Tuttavia, le tocca reprimere queste sensazioni. In punta di piedi Michela si muove nella penombra, l’uomo non ha chiuso fortunatamente la porta alle sue spalle. La donna entra nell’edificio e si domanda che direzione abbia preso il predatore ora preda...Ma certo, non può essere tornato che nella stanza delle videoregistrazioni: lì ci lavora e sempre lì ha beccato la preda masturbarsi. C’è poco tempo se vuole coglierlo di sorpresa. Apre velocemente la porta interna di quegli uffici e sferra una racchettata contro Giulio!
Per una frazione di secondo Giulio fa in tempo a notare la donna e a parare con l’avambraccio il colpo. Perde un po’ di sangue, niente di grave. È sorpreso ma nel suo volto non si legge rancore: “Cosa diamine avevi in mente di fare?”. Fa una pausa, Michela evita il suo sguardo e non risponde. Lui continua: “Ti sono venuto a cercare. Volevo restituirti queste. Sta tranquilla, le ho lavate” e porge a Michela le sue mutandine bianche. Sono pulite. Per essere un pervertito è gentile ma forse è ipocrita. Non è stata forse lei a violare una proprietà privata e per diverse volte? Non è stata forse lei a violare l’intimità dei suoi clienti facendone oggetto di autoerotismo? Esatto, lei è almeno pervertita quanto lui. Possibile che sia più pervertita di lui, una sgualdrina. Lo conferma il fatto che ora la sua vagina sta colando, lo conferma il fatto che un brivido di piacere le percorre la schiena ogni volta che si dà della troia.
“Su quali ospiti ti sgrilletterai stasera?”
La domanda dell’uomo la imbarazza. Le guance di Michela si infiammano. Si aspetta sul serio che si sgrilletti ancora una volta davanti a un mezzo sconosciuto? Di certo niente nel tono di voce di Giulio suggerisce scherno o strafottenza. Giulio ribadisce il concetto: “Non penso ci sia nulla di male. Tu ti masturberai guardando loro, io mi masturberò guardando te. Sei bellissima mentre ti tocchi”. È maledettamente serio ed è convinto non ci sia nulla di sconveniente. Sa almeno che è sposata? Senza alcun dubbio. Ora che la stanza è illuminata ha notato più volte il suo sguardo correre alla fede d’argento. Giulio sa che la donna è tentata di spogliarsi all’istante e dar sfogo al suo desiderio. Sembra penetrarle l’anima con i suoi occhi verdi. D’altro canto, se Michela rifiutasse non sarebbe certa l’assenza di conseguenze. Michela chiude gli occhi, si riempie i polmoni con un lungo respiro e inizia a denudarsi: per primo leva la maglietta lasciandosi però il reggiseno viola e poi giù anche pantaloncini e mutandine anch’esse viola. Questa volta non lascerà però gli indumenti alla mercé di Giulio. Si avvicina alla scrivania e si siede. Apre le gambe: sono bianchissime e di sicuro morbide, Forse dovrebbe usare una crema protettiva meno forte quando prende il sole. Con la coda dell’occhio vede che l’uomo si slaccia la cinta e cala i bermuda neri. Alla luce della lampada appare in tutta la sua rozzezza: una pancia pelosa straborda da una canotta grigia, ha le mani callose e su una spalla ha una rosa tatuata come se ne vedono tante in giro; ha un cazzo di dimensioni medie percorso da innumerevoli piccole vene, la cappella è grossa e rossissima. La sta sbranando con gli occhi. La direttrice finge di guardare uno dei tanti schermi mentre si tocca un seno e gioca ad aprire e chiudere le grandi labbra. In realtà anche lei sta fantasticando su di lui. Gemiti attraversano la stanza sebbene Michela non vorrebbe. Di risposta l’arnese del pervertito sembra farsi più imponente. Michela è ormai costretta a chiudere gli occhi per non tradire la direzione del suo sguardo. Si morde un labbro. Forse se non avesse chiuso gli occhi le cose sarebbe andate diversamente. Quando riapre gli occhi è sul punto di venire ma ha lo sguardo turbato: Giulio si è mosso verso di lei e ora è di fronte a lei. Giulio allunga una mano e intreccia le sue dita alle dita della mano che la donna ha sul seno; delicatamente trascina la mano di Michela sul suo cazzo. La donna ha il cervello in pappa, non sa se vuole o può fermarlo. “Vuoi?”, a queste parole non ha dubbi su cosa fare e comincia la sega. Entrambi sono sul punto di esplodere in un orgasmo. Prima che possa succedere Giulio prende il viso della donna e avvicina il suo, la bacia. Nessuno dei due può reggere oltre e il bacio si fa più intenso. Le due lingue fanno mulinello: si intrecciano, si scambiano salive e si amano. Giulio schizza due volte. Parte della sborra si riversa sulla mano della donna ma qualche schizzo finisce per arrivarle intorno all’ombelico. Michela è esterrefatta: ha segato davvero un uomo diverso da suo marito e lo ha fatto con la mano della fede.
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Sir Lucifer è un alter-ego, una maschera che a volte mi va di indossare mentre altre volte no. Sir Lucifer è un master severo e uno scrittore curioso.
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