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Erotika
Michela vive il suo sogno · Cap. 4
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Capitolo 4 di 4 10 min di lettura

L'irreprensibile John Kean

Lucifer
1 ora fa · 5 letture · 0

“E d’accordo.”

In effetti nonostante la serata sia abbastanza ventilata fa caldo e si suda. E’ pur sempre agosto. Però ora John non si porta una mano alla fronte per asciugare i sudori, inizia ad avere giramenti di testa. Anche Michela avverte che l’alcol ha iniziato a impedirle una parlata fluida e la vista è annebbiata: domanda e ottiene il permesso di stendersi sulla sdraio. Si toglie le scarpe che le provocano dolore, lo spacco dell’abito mostra la coscia fino all’elastico delle mutandine. I due hanno ormai smesso di parlare di lavoro: ricordano ridendo le loro reciproche e così diverse avventure adolescenziali; lui è cresciuto a Chicago, praticava a livello agonistico arti marziali e sognava di fare l’attore, rispettato dai bulli e adorato dalle ragazze; lei è cresciuta nella provincia piemontese e la sua prima volta è stata in quinta superiore con il professore di disegno in gita scolastica. Concluso l’argomento passano a parlare delle loro situazioni sentimentali, se Michela e il marito hanno intenzione di avere un giorno dei figli e di come sia stato difficile all’inizio farsi accettare come autorità paterna da due adolescenti che provenivano da famiglie problematiche.

“A proposito – dice John a un certo punto-, non mi biasimi. Un giorno ho beccato mio figlio fumarsi una di queste. Ero contrariato ma lui mi ha assicurato che l’unico effetto che hanno è rilassare i muscoli e i nervi. Aveva ragione. Così ne fumo ogni giorno una prima di andare a letto. Però ora ne ho una gran voglia...”.

Tira così fuori dal taschino della camicia una scatolina, la scatolina contiene cinque canne già preparate. Sempre dal taschino John estrae un accendino e accende la canna. “Vuole favorire?” chiede l’uomo tra un colpo di tosse e l’altro porgendo la sigaretta speciale. Michela si sente come all’interno di una di quelle visual novel erotiche dove bisogna decidere tra due scelte, una porterà la protagonista verso una morale corrotta e l’altra procrastinerà almeno il momento della completa corruzione. È tardi per indugiare, lo farà se serve. Michela posiziona il cannone tra indice e medio e inspira. Una volta sola ha provato lo sballo ma sono trascorsi anni. Tossisce, ride e una dimenticata sensazione di formicolio le pervade le gambe. Si rimbalzano lo strumento di sballo come due vecchi amici finché John sballato e ubriaco si accascia sulla sdraio: non sembra del tutto cosciente, sicuramente non è lucido e ha gli occhi che sono due strette fessure. La direttrice prende posto accanto a lui sulla sdraio. È seriamente preoccupata. D’improvviso l’uomo sembra riprendersi parzialmente dal torpore, afferra con una mano la mano della donna.

“Sei Ashley? Ashley, perché te ne eri andata? È perché sono stato un bimbo cattivo. Puniscimi come fai di solito ma non te ne andare”.

John trasogna. Ashley era il nome della moglie defunta. Evidentemente crede che Michela sia la moglie defunta. Cosa fare? È rischioso. La donna si trova per l’ennesima volta di fronte a una scelta da fare, sceglie di guadagnare un altro punto in corruzione.

“Si, ti sei comportato male. Dimmi, ti ricordi come ti punivo quando lo meritavi?”

Michela non ha mai interpretato il ruolo di mistress e onestamente non ha fantasie legate alla dominazione. Dirige per un attimo lo sguardo verso la telecamera istallata sotto il gazebo del bar, Marta e Giulio avranno finalmente del materiale interessante. Si eccita pensando a Giulio e trova la forza per continuare la sceneggiata. Solo, ha bisogno di sapere come Ashley dominava John. Non tarda ad arrivare la risposta.

“Quando ti disobbedivo per prima cosa mi sculacciavi fino a farmi diventare il sederino rosso. Diventavo il tuo Jhonny, mi costringevi ad indossare bavaglino e pannolone. Quindi mi facevi sdraiare e mi prendevi di forza la testa ficcandomi il clitoride in bocca. Io dovevo implorarti perdono e poi leccartela fino a farti venire. Capitava che troppo eccitato sporcassi il pannolone e allora mi rifilavi altre sculacciate”.

Per poco Michela non scoppia a ridere, non ha mai sentito nessuno eccitarsi perché travestito e trattato da bimbetto. Sicuramente nella stanza delle videoregistrazioni Giulio e Marta si stanno sbellicando. Però sa che se dovesse abbandonarsi alle risate per effetto dello sballo non finirebbe più. Si sforza di sembrare intrigata: “Bene. Qui non abbiamo pannolone e bavaglino ma comincerò a sculacciarti!”. La direttrice spoglia Jhonny, le sembrano uno spreco tutti quei muscoli su uno slave. Ricalca con il dito la forma dei pettorali e degli addominali; lo fa mettere a seduto a quattro zampe prima di sfilargli d’un colpo pantalone e boxer. Comincia a sculacciarlo: i primi colpi sono o troppo deboli o dati brutali. In un secondo momento trova un equilibrio. Non è per niente eccitata da quel gesto ma si compiace nel vedere l’effetto dei suoi schiaffi; il cazzo di Jhonny è diventato adulto e ora svetta lucido in mezzo a due palle enormi. Michela è tentata di prenderglielo nella mano e mungerlo. Il suo slave ha però voglia di leccare passere. In un istante è seduta sulla sua faccia: con la lingua l’attore è bravo e deve aver fatto tanta pratica. Geme la donna mentre affonda ancora un po’ nella faccia di Jhon e si porta le mani a solleticarsi i capezzoli. Testa rivolta al cielo, sembra ululare. Chissà se il porco è già venuto. Michela non resiste: si alza per un momento dalla sdraio e si piega sul cazzo. Non è ancora venuto e fa gola. È lì grosso e nodoso con una cappella rossa lucida. “Al diavolo! Ho voglia di cazzo” sbotta la bruna; prende e tien ferma la base del pene taurino e con maestria vi si impala. “Cosa fai?” prova ad obiettare l’attore, Michela ha già preso a scoparlo alla cowgirl. Solo dopo un secondo orgasmo esausta si abbandona sulla sdraio accanto all’occasionale amante. Lui dorme e chissà da quando, lei si tocca la figa: prima di addormentarsi gli ha sborrato dentro. È tardi per pensarci e la stanchezza è troppa. Non importa se al mattino li troveranno lì, non importa se dovrà prendere la pillola del giorno dopo. Almeno Giulio sarà orgoglioso.

Non sa che altri occhi, oltre a quelli di Marta e Giulio, hanno osservato tutto. Si tratta degli occhi di Camilla e Edo.

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Lucifer

Sir Lucifer è un alter-ego, una maschera che a volte mi va di indossare mentre altre volte no. Sir Lucifer è un master severo e uno scrittore curioso.

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